Contro la militarizzazione della cultura, contro il riarmo e le politiche di guerra, per sostenere la Palestina.
Contro la militarizzazione della cultura,
contro il riarmo e le politiche di guerra,
per sostenere la Palestina.
Anche nella città di Pisa, le realtà locali aderenti all’appello promosso dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si mobilitano nella giornata del 4 novembre, proclamata per legge (n. 27 del 1 marzo 2024) Festa delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale.
Nelle scorse settimane abbiamo partecipato alle manifestazioni contro il genocidio, contro l’economia di guerra e il piano di riarmo europeo e l’espansionismo della NATO. Chiediamo un cambio radicale delle politiche governative. In che modo? Rinunciando a introdurre nelle scuole di ogni ordine e grado iniziative a sostegno della retorica militarista, con una politica estera che si prefigga la risoluzione pacifica dei conflitti a livello internazionale e al contempo favorisca la transizione verso un modello socialmente equo e ambientalmente sostenibile nel quale le produzioni di guerra siano convertite a scopi civili.
Non siamo disponibili a celebrare la “Cultura della Difesa”, che di fatto si traduce in una sempre maggiore militarizzazione dei territori, delle coscienze e della società tutta. Non siamo disponibili a celebrare “i valori della patria e del sacrificio” delle nuove generazioni in nome della difesa dei confini e di un’unità nazionale, mentre si tagliano le risorse per il welfare e si esacerbano le disuguaglianze sociali all’interno del Paese e si costruisce, nelle scuole, un modello culturale caratterizzato dall’esaltazione del militarismo e della retorica di guerra. Andiamo oltre i confini che oggi diventano barriere culturali e premesse per la definizione di un “noi contro loro”, filo conduttore delle campagne d’odio contro “l’altro”, il diverso, e quindi la costruzione di un nemico da disumanizzare prima e contro cui combattere dopo, fino all’annientamento.
Dall’altra parte, è proprio il Ministero dell’Istruzione, attraverso accordi e protocolli con il Ministero della Difesa, a favorire una crescente incursione di personale in divisa militare all’interno delle scuole. Questi militari, privi di competenze in ambito pedagogico e didattico, cercano di sostituirsi ai docenti (professionisti che hanno superato concorsi, abilitazioni e lauree) in tutte le discipline: dall’educazione civica alle scienze, dalla prevenzione del bullismo all’educazione socio-affettiva. Paradossale come il personale scolastico, precario e sottopagato, veda una sempre maggiore presenza di personale in divisa ad orientare gli studenti a carriere sicure e ben pagate.
Questa dinamica di militarizzazione non risparmia l’Università. Gli atenei e gli enti di ricerca pubblici stringono sempre più accordi e convenzioni con l’industria bellica, destinando fondi e ricerche al settore militare, in particolare alle tecnologie dual-use che trovano applicazione diretta nei sistemi d’arma e di sorveglianza.
È ormai chiaro come la strategia del Ministero della Difesa, sostenuta dai Governi di vario colore degli ultimi decenni, sia quella di penetrare a 360 gradi il mondo dei giovani per normalizzare la propria presenza, inculcare l’idea che gli eserciti e le guerre non solo siano necessari per una vaga idea di sicurezza nazionale, ma inevitabili data l’instabilità globale.
Questa retorica è funzionale a far accettare l’enorme aumento di spesa militare previsto nei prossimi anni, che andrà a scapito proprio della qualità dell’ insegnamento scolastico e universitario e del diritto allo studio, oltre a compromettere l’ accesso ad altri diritti come cure mediche, casa e lavoro per la maggior parte della popolazione.
Crediamo che, a partire dalle istituzioni scolastiche, universitarie e della ricerca, si debbano recuperare e promuovere i valori della pace, della solidarietà, della lotta alle disuguaglianze, dell’inclusione e della risoluzione nonviolenta dei conflitti. Si tratta di una responsabilità etica verso le nuove generazioni che non è solo della scuola, ma di tutta la società.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Pisa
adesioni (in aggiornamento):
ARCI Comitato di Pisa e Alta Val di Cecina
Arciragazzi Pisa
Assemblea Precaria Universitaria Pisa
Cambiare Rotta Pisa
Casa della Donna Pisa
Chicco di Senape – Bottega del Mondo
Cobas Scuola Pisa
Comitato Toscano di Un Ponte Per
Confederazione Unitaria di Base Pisa
El Comedor Giordano Liva
Emergency-Gruppo locale Pisa
Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil Pisa
Gilda Insegnanti di Pisa
Giovan* Comunist* Pisa
Gruppo territoriale di Pisa del Movimento di Cooperazione Educativa
Movimento No Base
Rete Solidale Pisana Al-Tadamun
Pinkriot Arcigay Pisa
Pisa per la Palestina
Potere al Popolo Pisa
Partito dei CARC Pisa
Sindacato Sociale di Base Pisa
Sinistra Italiana Pisa
Sinistra Per
Specializzandi per Gaza
Studenti Per la Palestina Pisa
Rifondazione Comunista Pisa
Unione Sindacale di Base Scuola e Università Pisa
Una città in comune
Unione Giovani di Sinistra Pisa
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