Interventi dalle piazze del 4 Novembre
Il 4 novembre è la Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate.
Il 4 novembre è la Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate: fu istituita dopo la fine della prima guerra mondiale per “celebrare la vittoria” contro l’impero austro-ungarico.
La prima guerra mondiale uccise 16 milioni di persone, 65 milioni se includiamo nell'insieme anche le vittime mondiali dell’influenza spagnola del 1918-1919. Non capiamo quindi cosa ci fosse allora e ancor meno cosa ci sia oggi da celebrare, ci pare piuttosto una giornata di lutto.
La prima guerra mondiale portò la pace (c’è mai stata una guerra che ha portato pace?), o piuttosto creò i presupposti per l’instaurazione dei regimi fascista in Italia e nazista in Germania? 54 milioni di persone furono uccise, un’altra ecatombe: eppure rappresentano solo una parte della sofferenza provocata da quei regimi e dalla seconda guerra mondiale da loro scatenata.
L’amministrazione del comune di Pisa, anche nelle cerimonie del 4 novembre, mette sullo stesso piano e celebra con la stessa enfasi le vittime civili delle guerre, o le vittime militari cadute durante operazioni di protezione civile o umanitarie e lɜ militari cadutɜ durante le cosiddette “missioni di pace” all’estero che tali non sono, o durante guerre di espansione imperialista.
In questo ultimo caso ci riferiamo alle due lapidi che sono state inaugurate lo scorso 25 maggio a Largo S. Zeno, in particolare quella dedicata a Ferruccio Tempesti, un alpino, medaglia d’oro al valor militare, che morì sul fiume Don durante la campagna di Russia, dopo aver partecipato a quelle di Francia e Grecia. Campagne di aggressione che l’esercito italiano e fascista combatté accanto a quello nazista.
Durante la cerimonia di inaugurazione, il vicesindaco Latrofa ha indicato Tempesti come testimone e modello per le persone giovani della “forza collettiva di un'Italia capace di opporsi al sopruso, anche a costo della vita.”
Che strumenti potenti le parole, vanno usate con onestà: se si parla della campagna di Russia, Grecia o Francia, là il sopruso fu compiuto da Italia e Germania, non subìto!
Altrimenti sono menzognere, come in questa operazione di revisionismo storico e propaganda militarista!
Come osservatorio avevamo preso posizione, ricordando che la Costituzione della repubblica italiana, stilata proprio dopo la tragedia del fascismo e della seconda guerra mondiale, ripudia la guerra “come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo per risolvere le controversie internazionali”.
Questi sono i valori che abbiamo il compito e il dovere di trasmettere alle nuove generazioni, non l’esempio di un soldato dell’esercito fascista!
Nè dobbiamo additare loro degli “eroi”, coltivare l’idea dell’”uomo forte” che risolve ogni controversia e ogni problema perché è un inganno e uno dei presupposti dei regimi autocratici: la forza delle democrazie risiede nella collettività, nel confronto dialettico, nella mediazione, nel controllo reciproco tra le Istituzioni, nel pluralismo, è la costruzione di una comunità fatta di individui tutti diversi e tutti con pari dignità e diritti.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università diciamo NO al revisionismo storico e alla propaganda che normalizza e addirittura esalta la guerra.
Propaganda che si manifesta in scelte politiche come quella di erigere monumenti come quelli citati, che pervade la comunicazione sui mezzi d’informazione controllati dal governo e s’infiltra nelle scuole, con la riscrittura dei libri di testo di storia e con la presenza sempre più pervasiva e capillare dell’esercito nella vita scolastica.
La cerimonia del 25 maggio vide in testa al corteo unə bambinə di pochi anni in divisa militare; il ministro Valditara ha sostituito le parole educazione e istruzione con “addestramento” - capite? parla di “addestrare” lɜ studentɜ! - e concentrato le sue energie su una riforma del voto in condotta - e non per eliminarlo.
Ha annullato il convegno di formazione per l3 insegnanti sull’educazione alla pace organizzato per il 4 novembre da Cestes insieme all’ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, un caso senza precedenti che consideriamo un grave attacco alla libertà di insegnamento, al pluralismo e allɜ stessɜ studentɜ che hanno diritto ad essere educatɜ alla pace.
La volontà del Ministero dell’istruzione e del merito e del governo tutto è molto chiara: si vogliono educare, o meglio addestrare, le persone piccole alla violenza e alla guerra, all’uso delle armi, all’odio per il nemico, anche a costo di inventarselo.
Si moltiplicano “feste” e fiere in cui vediamo bambine e bambini che imbracciano armi tra soldati in divisa e carri armati: queste immagini devono farci orrore!
Si vieta l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole per rafforzare il patriarcato, elemento fondante di una società divisa tra dominanti e dominati, carnefici e vittime, sfruttatori e sfruttati. Le persone piccole, per il ministro Valditara, non devono avere strumenti per gestire le emozioni, non devono imparare il rispetto di sé e altrui, non devono nemmeno conoscere le parole per raccontare le violenze che una gran parte di loro subisce - e il più delle volte in famiglia. Devono imparare ad adeguarsi a regole stabilitɜ da altrɜ fin da piccolɜ, così saranno bravɜ sudditɜ e magari anche bravɜ soldatɜ.
Si sanzionano insegnanti per le loro opinioni.
La propaganda pro-Israele diventa legge con il ddl Gasparri - ovviamente anche nell’insegnamento l’antisionismo dovrà essere sinonimo di antisemitismo!
La scuola, le persone piccole e giovani sono sotto attacco, un attacco pesante, continuo e capillare, come denunciamo quotidianamente sui canali dell’Osservatorio.
La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza afferma che ogni persona piccola ha diritto a un’educazione orientata alla pace, alla solidarietà e alla comprensione fra i popoli, al gioco libero da violenza e condizionamenti ideologici.
Anche in questo, come con la sua complicità col genocidio del popolo Palestinese, l’Italia sta calpestando l’ONU, istituita dopo la seconda guerra mondiale per evitare che una simile tragedia si ripetesse, per costruire una pace duratura tra i popoli.
Invece si corre al riarmo: si tolgono risorse alla scuola, alla sanità, al diritto alla casa, alle politiche sul lavoro per destinarle alle spese militari, sempre di più: 45 miliardi di euro quest’anno e nel prossimo triennio arriveremo a 61 miliardi l’anno. “Dobbiamo” (per ordini superiori) arrivare al 5% del PIL entro il 2035: 100 miliardi di euro l’anno!
Il riarmo conduce alla guerra, non alla pace. A dirlo è la storia.
In Francia, per disposizione governativa, gli ospedali civili devono mettersi in condizione di poter accogliere 15000 soldati feriti a un ritmo di 100 al giorno con picchi di 250 al giorno e devono farlo entro marzo 2026; in Germania si propone di istituire esercitazioni a situazioni di emergenza, tra cui la guerra, per le scuole o addirittura per tutta la popolazione; in Polonia sono già stati inseriti corsi paramilitari nelle scuole.
La propaganda abusa di parole fondanti come democrazia e pace, svuotandole, seviziandole.
Pace non è l’annientamento del nemico: pace è giustizia, equità, diritti; nasce dal dialogo, dall’ascolto, dallo scambio, dalla cura.
La pace richiede che si metta la vita e la dignità umana - di tutte le persone, senza alcuna distinzione - al primo posto. Non il profitto economico!
Francesca Albanese ci ha indicato chiaramente chi si sta arricchendo con il genocidio, mentre la propaganda manipola e avvelena menti e cuori con l’islamofobia per far apparire accettabile l’orrore.
Il “noi contro loro”, filo conduttore della campagna d’odio contro lɜ migranti - una guerra silenziosa e dimenticata, quanto quotidiana, quella contro migliaia di persone innocenti in cerca di una possibilità di vita degna di questo nome - , come del sessismo, dell' omolesbotransfobia, dell’esaltazione dei concetti di patria, bandiera e confine, porta consensi alle autocrazie ed è il germe della disumanizzazione.
Lɜ altrɜ non vengono più percepitɜ come persone, ma come nemicɜ, zecche, bestie insenzienti.
L' identità che non nasce dal riconoscimento reciproco, ma dalla negazione e dall' annientamento dell' altrə, normalizza la violenza e la guerra trasformandole addirittura in valori.
Vorremmo concludere con un appello: moltɜ giovani hanno capito che i governi stanno rubando loro il futuro, con la guerra e la distruzione dell’ambiente; che le bandiere che rappresentanti delle forze armate hanno consegnato il 4 novembre in molte scuole potrebbero trasformarsi nei loro sudari di morte. Si stanno ribellando, in Italia e in molti Paesi e la repressione nei loro confronti è vergognosamente ingiusta e feroce.
Ascoltiamolɜ, supportiamolɜ, uniamo le lotte, scendiamo in piazza insieme a loro, magari un passo indietro!
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