Il nuovo ritmo della lotta No Kings
Il nuovo ritmo della lotta No Kings
Giulia Sezzi, Christopher Ceresi
Municipi Sociali di Bologna
31 GENNAIO 2026 - IL MANIFESTO
TOGETHER Serve una confederazione di città ribelli capace di competere su scala europea costruendo autonomia dalla forma Stato. Difendere diritti, costituzioni e pace è necessario ma insufficiente
La due giorni di Bologna “O Re o Libertà” ha aperto uno spazio politico non proprietario che ora va fatto crescere, tenendo vivo l’effetto onda che ha generato. L’ipotesi – che il processo confederale parta dalle città guardando all’Europa – è stata confermata: migliaia di persone hanno trasformato quello spazio in un luogo di organizzazione all’altezza delle contraddizioni che abbiamo davanti, e in cui discuterle insieme. È stato qualcosa di raro, ma necessario: uno spazio reale, percepito come tale anche da chi vi si affacciava per la prima volta.
QUESTO SI È RESO possibile perché è stato il frutto di percorsi di convergenza reale che hanno scommesso nell’aprire qualcosa di nuovo.
Viviamo un passaggio in cui le vecchie certezze della politica non producono più rottura. Difendere diritti, costituzioni e pace è necessario ma insufficiente: una linea solo difensiva arretra ogni giorno. Mentre proteggiamo le conquiste passate, nuovi poteri ridisegnano il mondo con mezzi economici, tecnologici e militari, servendosi anche dei fascisti. Se lasciamo a loro il monopolio di algoritmi, infrastrutture e capitale senza porci il problema di come prenderli, ogni difesa si indebolisce e consegniamo a loro i mezzi per riscrivere i diritti della nuova epoca.
Questa dinamica moltiplicata su scala globale produce una guerra civile permanente, in cui combattono stati, grandi compagnie, imperi e sotto-sistemi. La questione non è solo resistere, è intervenire nella produzione del futuro, cioè pensare oltre la democrazia liberale.
“TOGETHER” è un metodo da mettere a terra nei prossimi mesi: confederare città, lotte e soggetti sociali e politici, unire intelligenza umana e macchine, lavoro, cultura e produzione artistica, allargando il campo a lavoratorx, precarx e mondi della conoscenza. I confini tra politica, scienza e conflitto sociale sono già saltati: solo una convergenza ampia può reggere l’urto del presente e ingaggiare il futuro; disertando il governo della fiamma e quello della portavoce del capitalismo finanziario europeo, rimanendo però al fianco delle popolazioni civili in lotta.
Di fronte a noi, il governo Meloni non è un’anomalia isolata. È la versione italiana di una trasformazione in cui capitalismo digitale, produzione bellica e autoritarismo si rafforzano a vicenda. È un fatto materiale: città finanziarizzate, welfare che arretra, servizi che si deteriorano mentre crescono spazi esclusivi e privatizzati. É così che si realizza l’attacco del governo alle città. Senza organizzazione rischiamo di essere schiacciati dai padroni che vogliono prendersi tutto. La scelta è politica: macchine di controllo e guerra o tecnologie per un progetto ecologico, transfemminista e democratico.
Non esiste neutralità tecnologica: per avere le seconde bisogna sottrarre le prime ai Re.
PER QUESTO la democrazia deve ripartire dal basso. La proposta trova il suo baricentro nelle città, confederate in Europa contro l’internazionale nera dei big tech, degli oligarchi e dei padroni delle città. Qualsiasi progetto solo nazionale è insufficiente. Serve una confederazione di città ribelli capace di competere su scala europea, costruendo autonomia dalla forma Stato. Nel nazionalismo si soccombe, nell’autarchia locale si resta irrilevanti. La conoscenza attraversa confini e si coagula nelle metropoli: è lì che può nascere una forza reale.
QUESTA FORZA ha già una geografia. Attraversa le resistenze urbane europee, da Budapest a Kiev, da Zagabria a Bruxelles, parla con Londra e con New York, guarda al coraggio delle rivolte in Iran e all’esperimento ecologico e femminista del Rojava. In molti luoghi la scelta è già radicale: libertà o morte.
DA QUI AL 28 MARZO dobbiamo trasformare questo battito in organizzazione. Il ritmo è accelerato: o lo abitiamo insieme o ci travolge: abbiamo fatto sponda con il together di Londra, ora Minneapolis chiama il No Kings Day proprio il 28 marzo. Non è folklore internazionale, è sincronizzazione politica. È il segno che esiste una temporalità comune delle lotte, in un mondo che si trasforma.
Dalle città ribelli, nella lotta di classe di questo passaggio epocale, può nascere una proposta capace di chiudere definitivamente con il vecchio mondo. No Kings ha aperto una strada. Ora serve riempirla: milioni di persone in movimento, insieme, per dare una spallata reale al governo della fiamma tricolore. Non abituiamoci più a perdere, questo è il ritmo europeo dei No Kings. Together!
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