Valutazione dirigenti: solo gli stolti gioiscono
La riforma della Valutazione dei dirigenti pubblici è all'inizio del suo complesso iter, una volta stabiliti i principi guida dovranno uscire i decreti attuativi ossia quanto serve per concretizzare gli indirizzi.
Limitandoci a due questioni, dovremmo almeno nutrire perplessità in merito all'operazione annunciata: i risparmi derivanti dalla valutazione dei dirigenti saranno indirizzati al restante personale. E affermando il principio per cui potremo diventare dirigenti, di seconda fascia , senza concorso, non saremo davanti a meccanismi di mera cooptazione politica?
Qualcuno stoltamente gioisce ma presto a valutare i dipendenti potrebbe arrivare la utenza che mal digerisce la riduzione dei servizi pubblici, incline ad attribuire al personale la responsabilità di ritardi e disservizi. Se questa utenza dovesse valutare il personale, siamo certi che arriverebbero per lo più giudizi negativi con immancabili tagli economici al salario accessorio. Senza giri di parole, le novità della riforma Zangrillo rappresentano un oggettivo pericolo per la stessa contrattazione sindacale. I dirigenti senza concorso non sono un valore aggiunto per la PA specie se la loro scelta è fortemente influenzata da pressioni politiche. E tra i pericoli all'orizzonte anche la imparzialità e l'autonomia della Pubblica amministrazione.
Come valutare infine i cambiamenti sul sistema di valutazione della performance dirigenziale? Per qualcuno è sufficiente penalizzare i dirigenti, nel frattempo aspettiamo di leggere i decreti attuativi prima di esprimere un giudizio complessivo. .
Per l’organo di revisione da ricordare la nomina politica del solo presidente con il sorteggio per i restanti componenti, escludendo gli interni da questi organismi.
Per gli enti locali, l'ingresso della valutazione dei cittadini presenta anche innumerevoli contraddizioni, se un ufficio non ha personale sufficiente o adeguatamente formato, l'eventuale valutatore andrà a guardarsi il Piano di assunzione e la dotazione organica di certi uffici? Il rischio è di consegnare ai cittadini un'arma demagogica e populista con cui governare i servizi pubblici e con ripercussioni negative anche sull'azione sindacale.
E i soli a non essere sul "banco degli imputati" saranno gli amministratori ai quali spetta invece la scelta del Piani di fabbisogno di personale, quei politici potranno dormire invece sonni tranquilli.
Ogni paragone tra azienda pubblica e privata sarebbe fuorviante, pensare che dei servizi siano gestiti come una azienda il cui operato potrà dirsi positivo in presenza di profitti e fatturati ci porta lontano dalla stessa natura e funzione della PA.
Nel pubblico non potrà che sussistere una visione della valutazione molto diversa da quella delle aziende private, in cui il datore di lavoro è chiamato a valutare i dipendenti. Vi immaginate se in una azienda come Stellantis l'operato della classe dirigente venisse valutato da cittadinanza e operai?
Nella moderna teoria dei processi di valutazione si parla prosaicamente di armonia tra valutatore e valutato, si dimentica che le ingerenze della politica nella macchina amministrativa confermano la mancanza di autonomia del dipendente pubblico . Siamo certi che anni di performance e valutazione non abbiano migliorato i servizi pubblici specie se la tendenza è stata quella di ridurre gli organici, la spesa per i processi formativi attraverso appalti al ribasso e processi di esternalizzazione.
Per motivare il personale della PA avrebbero dovuto da tempo eliminare le crescenti disparità di trattamento tra comparti della PA, al contrario si va verso un sistema valutativo che tende a ridurre il numero dei dirigenti al massimo della valutazione sapendo che poi gli stessi processi saranno reiterati per il restante personale.
Leggiamo sovente che l'obiettivo delle riforme è quello di evitare l’appiattimento delle valutazioni verso l’alto, era lo stesso intento della prima riforma Brunetta che ha portato solo svantaggi alla Pubblica amministrazione, per questo davanti al riproporsi di ideologie e culture divisive manifestiamo totale perplessità ricordando le penalizzazioni insensate subite dal personale.
Non si capisce poi perchè si debba stabilire per legge che i punteggi più alti per i dirigenti non potranno che essere attribuiti a meno del 30 per cento degli stessi, un principio molto probabilmente da estendere agli altri dipendenti per allontanare per molti di loro dalla progressione orizzontale resa già difficile da sentenze che la limitano al 50% degli aventi diritto. Contraendo i beneficiari dei punteggi massimi si costruisce una macchina pubblica con disparità crescenti.
Stesso discorso vale per i premi per le eccellenze attribuiti al massimo al 20 per cento del personale.
Se oggi le risorse non utilizzate nel fondo del salario accessorio dei dirigenti transiteranno verso quello del restante personale, un domani le cattive valutazioni dei singoli dipendenti determineranno l'impoverimento del loro fondo della produttività? Se si applica un principio per i dirigenti populisticamente varrà anche per il restante personale destinatario ormai di processi formativi astratti che all'atto pratico non trovano mai applicazione nel mondo della PA
Corriamo il rischio di accogliere con enfasi e favore delle riforme che presto potrebbero ritorcersi contro il personale, concetti quali la flessibilità nel privato hanno accresciuto la produttività senza un euro di aumento, la capacità di decidere e agire con velocità e decisione si scontrano con processi decisionali della politica indirizzati alla realizzazione dei programmi di mandato piuttosto che a costruire una macchina organizzativa pubblica efficace e attrezzata ai reali bisogni della popolazione.
I prossimi mesi ci diranno se siamo davanti a una riforma epocale o invece, come crediamo , a un processo atto a ridimensionare la natura pubblica, a costruire delle gabbie salariali e dei processi che si abbatteranno sul salario accessorio dei dipendenti pubblici.
Una operazione che potrebbe dimostrarsi ideologica e funzionale alla cosiddetta cultura del merito e della performance che negli anni hanno palesato un solo risultato: contrarre i salari e accrescere il controllo sui salariati mettendoli all'occorrenza gli uni contro gli altri.
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