Sanità che non va...
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La sanità italiana da tempo subisce il depotenziamento del Servizio Sanitario Nazionale, intere regioni ormai hanno affidato al privato in convenzione, e a costi decisamente elevati, compiti spettanti invece alle strutture pubbliche. Differenze regionali macroscopiche, l'ultimo rapporto Gimbe andrebbe letto e discusso nelle piazze, nei luoghi di lavoro, non tenuto in un cassetto come ormai avviene per tutti i documenti scomodi Il SSN ha enormi pregi ma la sua credibilità è inficiata dalla carenza di personale e dalle difficoltà di erogare prestazioni eque e tempestive. Una storia ben conosciuta, abbiamo qualità e prestazioni elevate, le enormi potenzialità del Servizio Sanitario pubblico sono inficiate dalle politiche regionali e nazionali, dagli organici risicati, da strutture locali in seria difficoltà. Se vogliamo assicurare alla sanità pubblica la giusta importanza dovremmo metterla in condizione di funzionare, di garantire princìpi di universalità, uguaglianza ed equità a partire dal corretto finanziamento statale visto che in rapporto al PIL la spesa sta diminuendo nonostante l'invecchiamento della popolazione.
Il 21 settembre scorso sono entrate in vigore le tariffe riconosciute e rimborsate alle strutture sanitarie, tuttavia le Regioni possono stabilire tariffe proprie individuando il tetto massimo a carico del Fondo Sanitario Nazionale.
Il fatto che alcune Regioni non applichino il tariffario nazionale si spiega con la eccessiva generosità delle stesse verso le strutture private accreditate attraverso meccanismi di remunerazione favorevoli Fin qui nulla di nuovo ma segnali sempre più preoccupanti.
Le nuove tariffe quanto incideranno sulle famiglie? A detta del Governo assai poco, anche il rimborso delle Regioni varia da situazione a situazione, le regole che dovrebbero valere per tutti in realtà vengono interpretate in maniera diversa con tanto di quota aggiuntiva regionale aggiunta sul tetto massimo per ricetta.
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