Difendere il Rojava

 Difendere il Rojava 

Presidio a Roma - Venerdì 20 Dicembre - Piazza dell'Indipendenza ore 17:00




La Rivoluzione del Rojava, che ha dato vita a un modello di convivenza pacifica, democrazia diretta e autodeterminazione, è oggi in grave pericolo.

L'escalation di violenza provocata dall'offensiva dell'Esercito Nazionale Siriano (SNA), con il supporto della Turchia, minaccia l'esistenza stessa di questo progetto di speranza e libertà. Dopo la presa di Aleppo, l'SNA ha occupato Tal Rifaat e Shebah, costringendo circa 200.000 civili a fuggire dalle loro case.

Nonostante sia stato dichiarato un cessate il fuoco, l'SNA ha impedito l'evacuazione dei civili rimasti a Manbij e sta ammassando forze per attaccare Kobane, la città simbolo della resistenza curda contro l'ISIS. La Turchia, con il suo sostegno a queste forze, sta cercando di distruggere non solo la popolazione curda, ma anche i valori di libertà, giustizia e parità che la Rivoluzione del Rojava ha incarnato.

 La resistenza curda contro l'ISIS è stata un faro di speranza per la Siria e per il mondo intero. Ora, con l'intensificarsi delle violenze, è essenziale non abbassare la guardia. La fine del regime di Bashar al-Assad potrebbe aprire un nuovo capitolo per la Siria, ma affinché si costruisca una Siria inclusiva e democratica, è fondamentale difendere i guadagni della Rivoluzione del Rojava e il diritto dei suoi popoli a partecipare attivamente alla sua rinascita.

Per questo invitiamo tutti gli amici del popolo curdo e della rivoluzione del Rojava a scendere in strada per difendere il modello di democrazia diretta e coesistenza pacifica che ha preso vita in questa regione, e per denunciare l’aggressione in corso. La loro resistenza è stata la nostra speranza, ora la nostra resistenza è la loro speranza: la rivoluzione del Rojava non può essere distrutta.


AGGIORNAMENTO AL 18 DICEMBRE  – LA MINACCIA CONTRO KOBANE PERDURA NONOSTANTE IL CESSATE IL FUOCO

In evidenza


📌 Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, continuano gli scontri presso la diga di Tishreen e il ponte di Qereqozak;

📌 I media della SNA affermano che è in atto una mobilitazione finalizzata ad attaccare Kobane; le istituzioni politiche e militari dell’Amministrazione Autonoma del Nord e dell’Est Siria (NES) chiedono supporto internazionale contro la minaccia turca;

📌La diga di Tishreen è inutilizzabile: a 2 milioni di persone è impossibile l'approvvigionamento idrico;

📌 Aumentano le restrizioni imposte da HTS nella città di Aleppo, con nuove regole di segregazione di genere negli ascensori e obbligo di coprirsi il capo per le donne che si recano in tribunale;

📌 DAANES e la Coalizione dell’Opposizione Siriana confermano rispettivamente di non aver ancora incontrato il leader di HTS al-Jawlani per negoziati.

Nonostante l’estensione del cessate il fuoco, continuano gli scontri e SNA e Turchia  minacciano un’offensiva contro la città curda di Kobane

 Conclusosi un primo cessate il fuoco durato quattro giorni e dichiarato attorno alla diga di Tishreen e al ponte Qereqozak, ieri gli Stati Uniti hanno esteso una nuova tregua fino alla fine della settimana;

● Malgrado questo, sia ieri sera che stamattina si sono verificati scontri in entrambe le località. L'SDF ha dichiarato che le milizie SNA hanno lanciato nuovi attacchi via terra supportati da droni turchi, respinti poi dal Consiglio Militare di Manbij;

● In una conferenza stampa, il politico curdo siriano Salih Muslim ha affermato: “La Turchia non accetta [il cessate il fuoco], e così nemmeno quei gruppi [SNA]. E’ per questo che vi sono occasionali scontri come accaduto, ad esempio, ieri notte.” Ha poi aggiunto: “Gli abitanti di Kobane sono allarmati dalla situazione, non sanno cosa accadrà. I droni volano tutto il giorno sulle loro teste. È una situazione molto critica”;

● Il Comandante in Capo delle SDF, Mazloum Abdi, ha proposto pubblicamente l’istituzione di “una zona demilitarizzata nella città di Kobane, con la ridistribuzione delle forze di sicurezza sotto supervisione e presenza americana”, con l'obiettivo di “affrontare le minacce alla sicurezza della Turchia e assicurare una stabilità a lungo termine.”;

● Due senatori statunitensi hanno annunciato che, qualora la Turchia non dovesse immediatamente accettare un cessate il fuoco, acconsentendo alla creazione di una zona demilitarizzata nella NES, “presenteranno in settimana una legislazione bipartisan per imporre sanzioni”;

● Durante tutto l’arco della giornata sono stati segnalati bombardamenti della SNA lungo la linea di contatto con il tratto autostradale M4 occupato dai turchi; la centrale elettrica di Tel Tamir è fuori servizio;

● Le SDF hanno dichiarato di aver abbattuto, ieri notte, un altro drone turco;

● Un drone turco ha colpito un’auto nel villaggio di Hosan, Ayn Issa;

● I media affiliati alla SNA continuano a sostenere che un attacco a Kobane è imminente; le SDF riferiscono che “lo stato turco sta mobilitando un gran numero di truppe e mercenari lungo il confine, equipaggiandoli con armi pesanti”. Negli ultimi giorni, i residenti di Kobane hanno protestato in massa contro questo assedio, e numerosi organi politici della NES, tra cui il Consiglio Democratico Siriano e il Consiglio del Cantone dell’Eufrate della DAANES, hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche richiedendo supporto internazionale;

● Ahmed Amer, un civile di Kobane, ha detto al Rojava Information Center: “Le persone sono spaventatissime, chiedono continuamente se gli americani si sono ritirati o se hanno raggiunto un accordo con i turchi. Una volta sfollati, dove andremo? Ovunque si possono sentire queste domande. Alcune famiglie sono pronte a qualsiasi emergenza, altre dicono che non andranno da nessuna parte, perché questa è la loro terra. Nei mercati non c’è quasi nessuno. Le persone sono stressate, alcuni commercianti non portano con loro le merci per paura degli attacchi. Tutto il mondo deve capire che la Turchia non vuole la pace, men che mai per il popolo curdo. Usano la tomba di Suleiman Shah come scusa per invadere i nostri territori, con l’aiuto del cosiddetto SNA, che al momento è impegnato a saccheggiare le case dei civili a Manbij.”;

● OCHA: la diga di Tishreen è fuori servizio, e le interruzioni di energia nelle stazioni idriche lasciano oltre 2 milioni di persone senza accesso all’acqua.

Pratiche criminali portate avanti dalle fazioni delle SNA a Manbij

● Alcuni residenti di Manbij hanno organizzato uno "sciopero della dignità", protestando contro le violenze, i saccheggi, i furti e degli arresti arbitrari avvenuti dopo che la SNA ha preso il controllo della città;

● OCHA: a Manbij, i saccheggi e i furti da parte dei gruppi armati [SNA] impediscono il commercio e il funzionamento del mercato;

● Recentemente, una scuola a Manbij è stata saccheggiata dalla fazione SNA Suleiman Shah. Il suo leader, Abu Amsha, è stato fotografato due giorni fa a Damasco insieme ad Abu Bakir, leader della fazione Hamza Division, e al comandante di HTS al-Jawlani. L’alleanza tra HTS e le due fazioni della SNA risale a marzo 2022, quando i tre firmarono un accordo di sicurezza per garantirsi supporto reciproco. Combattenti di HTS sono stati anche schierati segretamente ad Afrin, operando sotto le bandiere degli alleati SNA. Sia Abu Amsha che Abu Bakir sono stati sanzionati dagli Stati Uniti per “gravi violazioni dei diritti umani” nell’Afrin occupata dalla Turchia. Secondo Ibrahim Sheikho, coordinatore dell’Afrin Human Rights Organization, le fazioni Suleiman Shah e Hamza hanno avuto un ruolo di prim’ordine nell’offensiva della SNA su Shehba;

● Un membro del consiglio popolare di Manbij della DAANES, attualmente a Raqqa, ha detto a RIC: "Nessuno [di coloro che sono ancora a Manbij] osa parlare al telefono di quello che sta accadendo lì. Molti hanno cambiato numero per la paura. Quelli con cui sono ancora in contatto non si azzardano a dire nulla sulle violazioni che si verificano in città." Molti membri del consiglio popolare di Manbij sono riusciti a lasciare la città e a mettersi in salvo a Raqqa o Kobane, altri sono ancora intrappolati;

● Tra i temi discussi nelle recenti negoziazioni mediate dagli Stati Uniti c'è stata l'evacuazione dei combattenti SDF e dei civili che si trovano ancora a Manbij e desiderano lasciare la città. Un funzionario della DAANES ha dichiarato al RIC che un convoglio è già pronto per partire, ma "SNA non ne consente il passaggio”;

Lo spettro della rinascita dell'ISIS incombe

● Il capo del Servizio di Sicurezza Nazionale dell'Iraq ha dichiarato che cellule dell'ISIS in Siria stanno pianificando di attaccare le strutture detentive nel NES (Nord-Est della Siria), rappresentando così un rischio per la sicurezza regionale e internazionale;

● Secondo le ultime stime fornite dal direttore del Media Center delle YPG, Siyamend Ali, nel NES oltre 10.000 detenuti affiliati all'ISIS si trovano in 27 prigioni;

● Il senatore statunitense Lindsey Graham ha avvertito che le operazioni militari turche rischiano di provocare la fuga di migliaia di combattenti dell'ISIS. Secondo Graham, sarebbe necessario istituire una zona demilitarizzata per arginare la pressione turca sul nord-est della Siria;

● Oggi, un attacco dell'ISIS a Raqqa ha ucciso due membri delle forze di sicurezza interna (Asayish) e ne ha feriti altri due; un ulteriore attacco ad Abu Khashab (Deir ez-Zor) ha ucciso tre membri delle SDF;

Crisi degli sfollati interni (IDP) a Shehba

● OCHA: Nel Nord-Est della Siria (NES) i bisogni primari degli sfollati interni (IDP) rimangono insoddisfatti in 250 centri collettivi d'emergenza. Il 75% di questi centri non ha accesso all'acqua potabile né a servizi igienico-sanitari adeguati, mentre il 90% è privo di un sistema di gestione dei rifiuti solidi. La maggior parte degli sfollati non ha accesso a acqua potabile, latrine funzionanti, docce o kit per l'igiene personale;

● Dei circa 90.000 sfollati da Shehba, 50.000 si trovano attualmente a Tabqa e Raqqa, 30.000 hanno raggiunto Aleppo e i rimanenti sono distribuiti nelle altre città del NES, principalmente Heseke e Qamishlo, secondo quanto riferito da Ibrahim Sheikho, coordinatore degli sfollati di Shehba e dell'organizzazione Afrin Human Rights;

● A Qamishlo, un coordinatore di un centro per IDP che gestisce 48 famiglie ospitate in una scuola in disuso ha dichiarato a RIC: “La scuola rischia di crollare: è stata danneggiata dal terremoto [del 2023]. All'interno ci sono stanze pericolanti, ma gli sfollati sono costretti a rimanervi perché non c'è alternativa. Siamo qui da 10 giorni. Abbiamo parzialmente raccolto alcuni beni essenziali, che degli IDP hanno portato con sé, ma sussistono ancora gravi carenze. Siamo stati aiutati da una sola organizzazione di soccorso. Necessitiamo con urgenza di utensili da cucina per riuscire a mangiare; non abbiamo modo di riscaldare le stanze né di cucinare, manca il gas. Molti bambini sono malati e la salute generale è precaria. Gli sfollati avrebbero bisogno di recarsi in ospedale, ma per le famiglie i costi dei trattamenti sono troppo elevati”.

Segnali preoccupanti di restrizioni imposte da HTS nella città di Aleppo

● Nel quartiere Sheikh Maqsoud, area sotto il controllo amministrativo della DAANES nella città di Aleppo, una fonte civile ha riferito al RIC: “Dal punto di vista militare, il quartiere è tranquillo, ma la gente è terrorizzata a livello psicologico. Nel quartiere convivono yazidi, cristiani, arabi e curdi. HTS dichiara di volere la pace, la realtà a cui si assiste è però ben diversa. Se sui media si presentano in modo impeccabile, nella pratica stanno imponendo nuove regole. Ieri ci è stato detto che, se una donna si reca in tribunale, deve coprirsi il capo. Se si usa l’ascensore, uomini e donne devono stare separati. Chi fuma deve uscire fuori, non può farlo all’interno. Sono piccole cose, ma è solo l’inizio. Una volta consolidato il loro controllo, seguiranno decisioni più rigide. Stanno già considerando la segregazione nelle università.”. 

Sviluppi nelle relazioni intra-siriane

● Hadi al-Bahra, presidente della Coalizione dell'Opposizione Siriana, ha annunciato che quest’ultima verrà sciolta non appena in Siria sarà convocata una conferenza nazionale. Al-Bahra ha inoltre precisato che i rappresentanti della coalizione non hanno incontrato al-Jawlani, leader di HTS e capo delle operazioni militari, ma hanno invece mantenuto contatti con il governo ad interim;

● La DAANES (Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell'Est) ha comunicato l'abolizione delle tasse doganali tra NES e altre regioni della Siria, sottolineando il proprio "impegno a favore dell'unità dei territori siriani.”;

● Durante una conferenza stampa, uno storico esponente politico curdo-siriano, Salih Muslim, ha annunciato che la DAANES ha costituito una delegazione pronta a recarsi a Damasco per avviare un dialogo con il governo ad interim. Tuttavia ha sottolineato che, al momento, non è ancora giunta alcuna risposta da parte di quest'ultimo. 

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