Rassegna stampa ragionata sui fatti Siriani
La cattiva coscienza della Russia
I russi sembrano puntare a mantenere le loro basi (aerea e navale) sulla costa siriana circa le quali dovrebbero aver negoziato garanzie con la Turchia che ha garantito corridoi sicuri per le colonne dei militari russi che da diverse aree della Siria stanno confluendo sulle due basi più grandi, a Hmeimim e Tartus. I rilievi satellitari citati dal Financial Times non evidenziano ritiri delle forze russe dalla Siria. Due fregate, un sottomarino e una nave di supporto hanno lasciato il porto di Tartus ma restano a una decina di chilometri dalla costa: una precauzione per evitare che vengano colpite in caso di scontri tra diverse milizie siriane.
Oggi il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha affermato che “manteniamo i contatti con coloro che attualmente controllano la situazione in Siria e ciò è necessario perché le nostre basi si trovano lì, la nostra missione diplomatica si trova lì e, naturalmente, la questione relativa alla garanzia della sicurezza di queste nostre strutture è estremamente importante e di fondamentale importanza”.
L’accordo tra Russia e Siria per la base navale di Tartus ha una validità di 49 anni ed è al momento difficile del resto credere che Erdogan, che si è fatto garante dell’integrità territoriale della Siria, rischi di compromettere i rapporti con Putin: del resto in un incontro pubblico a Gaziantep ha affermato che “in questo momento, tra i leader nel mondo già sono rimaste solo due persone. Una sono io, l’altra è il presidente russo Vladimir Putin”.
Mosca ha bisogno di consolidare le garanzie circa la sicurezza delle sue installazioni in Siria anche alla luce del ruolo svolto dal servizio d’intelligence militare ucraino (GUR) nel supporto all’offensiva dei ribelli siriani dell’HTS.
Ruolo rivendicato dallo stesso GUR, poi smentito da Kiev, ma rilanciato oggi dal Washington Post le cui fonti di servizi d’intelligence occidentali hanno rivelato che il GUR avrebbe inviato a fine ottobre una ventina di propri operatori con circa 150 droni FPV al quartier generale dei ribelli a Idlib per sostenere le operazioni di Hayat Tahrir al-Sham.
Attende una risposta la domanda se la Russia perderà le sue due basi militari in Siria, di eccezionale valore strategico, ora che il gruppo post qaedista Hay’at Tahrir al Sham, che ha bombardato per anni con la sua aviazione, ha preso il potere a Damasco costringendo Bashar Assad e la sua famiglia in esilio a Mosca. Il Cremlino getta acqua sul fuoco. Prova a mascherare lo sgomento per il crollo rapido e totale dell’esercito siriano che per quasi dieci anni aveva protetto e sostenuto con i suoi aerei, anche ai primi di novembre nell’inutile tentativo di fermare l’ormai incontenibile offensiva dei jihadisti. La realtà è davanti agli occhi di tutti. La storica base navale a Tartus, sul Mediterraneo, fondata dai sovietici, e quella aerea di Khmeimim, costruita nel 2015, sempre nei pressi della costa, presto potrebbero dover chiudere su intimazione dei nuovi padroni di Damasco, con grave danno per le strategie di Mosca in Medio oriente e in Africa.
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