Esperienze didattiche contro il consumismo
Esperienza didattica raccontata da una collega dell'Istituto Gramsci di
Prato in Toscana
La necessità di consumare meno
In questa dimensione, realmente interculturale, da anni si realizzano progetti anche di vasta portata che hanno come obiettivo l’educazione per la cittadinanza attiva e universale per l'ambiente. Esperienza didattica raccontata da una collega dell'Istituto Gramsci di Prato in Toscana.
Sono rimasta molto entusiasta e colpita da un’esperienza didattica raccolta
e che mi è stata raccontata da una collega di un istituto tecnico, l'Istituto
Gramsci di Prato in Toscana.
Questa collega mi ha raccontato che il progetto a cui lei ha partecipato è
stato realizzato in un istituto di istruzione superiore di Prato che comprende
due indirizzi di studio tecnici e scientifici.
Marina, in quale contesto sociale e culturale si è
svolto il progetto didattico sul consumo critico e la cittadinanza attiva e universale?
Prato è un capoluogo di provincia di antica tradizione artigianale
industriale, incentrata principalmente sul settore tessile, attualmente in
grave crisi a causa della concorrenza cinese che in quest’area ha stabilito una
comunità tra le più numerose in Italia.
Nella scuola della collega la presenza degli alunni stranieri è molto
elevata, in continua crescita e si concentra soprattutto nell’indirizzo
commerciale, preferito soprattutto gli studenti cinesi.
In questa dimensione, realmente interculturale, da anni si realizzano
progetti anche di vasta portata che hanno come obiettivo l’educazione per la
cittadinanza attiva e altermondialista nella coscienza che agli studenti
debbano essere forniti strumenti di comprensione della crescente complessità di
relazioni esistenti tra culture e sistemi economici delle diverse comunità
sociali.
Il progetto di cui mi hai riferito e raccontato è finanziato con fondi
destinati a progetti di educazione ambientale in seguito alla partecipazione a
un bando di concorso provinciale. Quale è la sua motivazione?
Lo scopo dell’azione educativa è quella di promuovere percorsi di
educazione alla cittadinanza attiva e consapevole, affrontando i temi
dell’utilizzo razionale ed ecocompatibile delle risorse ambientali ed
energetiche, con la prospettiva di stimolare la riflessione sui comportamenti
di consumo individuali e di modificare le caratteristiche verso una maggiore
sostenibilità ambientale.
Quali sono le metodologie applicate?
L’aspetto metodologico peculiare è stato lo spazio dedicato
all’osservazione e al monitoraggio dei comportamenti personali e familiari, per
consentire agli studenti di misurare il proprio impatto ambientale, diventando
consapevoli dell’importanza dei comportamenti individuali e collettivi nella
creazione e nella risoluzione dei problemi trattati.
Il progetto ha coinvolto le classi dell’indirizzo geometri in percorsi
differenziati che avevano come denominatore comune le relazioni tra consumi di
risorse e cambiamenti climatici.
Come è stato suddiviso il progetto per classi?
Alcune classi hanno affrontato il tema dei rifiuti, altre hanno affrontato
il tema delle risorse idriche.
In seguito, un percorso incentrato principalmente sulle risorse energetiche
in cui ancora hanno approfondito, dal punto di vista progettuale e
impiantistico, le tematiche relative al risparmio energetico degli edifici
residenziali e tutti i percorsi sono stati integrati con visite guidate a
impianti di interesse specifico e esposizioni e manifestazioni sui temi
affrontati.
Avete in proposito organizzato un viaggio di
istruzione a Friburgo.
Tra questi temi, nell’ambito del viaggio di istruzione annuale delle
classi, si fa riferimento in particolare al quartiere di Vauban di Friburgo in
Brisgovia Germania, uno dei primi e meglio conosciuti esempi di progettazione
ecosostenibile. Il percorso più complesso e interessante dal punto di
vista metodologico per le osservazioni che hanno tratto gli studenti è stato
senz’altro quello relativo i consumi. In una prima fase sono stati
analizzate relazioni esistenti tra i consumi energetici mondiali, il problema
del riscaldamento globale, poi sono state analizzate le relazioni tra stili di
vita delle comunità e i consumi energetici. In seguito sono state
individuate interconnessioni tra consumi di energia e consumi di risorse
complessive: gli studenti hanno analizzato i propri stili di consumo
calcolando, con una metodologia abbastanza complessa, la quantità di gas serra
prodotta da ciascuno in ambito familiare attraverso l’uso di combustibili per
trasporto, riscaldamento e la propria impronta ecologica.
Poi sono stati elaborati i dati raccolti e confrontati con la media locale
e con quella nazionale che a loro volta sono stati confrontati con i dati
internazionali.
Sono state approntate ricerche bibliografiche e è
stato realizzato un lavoro multimediale.
Nella fase successiva, dopo aver preso atto grazie all’indagine precedente
dei comportamenti che determinano il maggior spreco di risorse, sono stati
individuati quelli che consentono di ridurre i consumi attraverso ricerche
bibliografiche in rete.
Infine due classi coinvolte hanno prodotto un lavoro multimediale che
illustra l’esperienza.
Dal punto di vista strettamente operativo, il progetto è stato portato a
termine con modalità e tempi previsti.
Avete potuto fruire della visione del film di Al Gore
"Una scomoda verità". Quali risultati avete ottenuto?
L’aspetto più critico dell’azione educativa ha riguardato le modalità con
cui è stato affrontato il problema dei cambiamenti climatici.
L’avvio vero e proprio del progetto è coinciso per tutte le classi con la
proiezione del film "Una scomoda verità" di Al Gore che, sebbene
preceduta da un adeguato lavoro di preparazione, ha provocato forti reazioni
emotive anche di disdegno e di segno opposto. Alcuni hanno avuto una reazione
di rifiuto totale del film. La maggioranza dei ragazzi ha dichiarato di essere
rimasta molto colpita dal contenuto del documentario, ma l’effetto psicologico
è stato, per molti, quello di sentirsi minacciati da un problema fuori dalla
loro possibilità di controllo e pertanto semplicemente angoscioso. Una
minoranza relativa ha reagito domandandosi positivamente quali azioni
intraprendere per contrastare un problema di così vasta portata.
L’analisi del proprio impatto ambientale ha convinto i ragazzi del fatto
che le soluzioni per ridurre lo spreco di risorse e risparmiare energia
comportano una revisione profonda degli stili di consumo e di vita, ovviamente
poco entusiasmante per una generazione cresciuta con i modelli televisivi e
poco abituata alla sobrietà. Questo risultato in buona parte inaspettato ha
portato a riflettere molto sull’importanza pedagogica del progetto.
E' importante la dimensione pedagogica e emotiva del
progetto?
Come accade a molti docenti di discipline tecniche soprattutto delle scuole
superiori, nel corso degli anni sviluppano una metodologia di approccio alle
materie che cerca di facilitare la comprensione dei contenuti specifici e
rendere le lezioni interessanti, ma ci si preoccupa poco della dimensione
emotiva degli studenti che sta al di fuori della relazione docente e classe.
E' iniziato in seguito un momento sufficientemente ampio di libera
riflessione che consente ai ragazzi di esprimere le proprie perplessità e
angosce rispetto ai problemi trattati.
Inoltre con la visita al quartiere Vauban di Friburgo non sono mancanti
robusti elementi di rinforzo che hanno fatto comprendere gli aspetti positivi e
immediatamente fruibili di uno stile di vita improntato alla sobrietà e al
rispetto dell’ambiente.
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