Pubblico Impiego: il contratto dei cittadini che mette in un angolo i diritti esigibili dalla forza lavoro.

 Pubblico Impiego: il contratto dei cittadini che mette in un angolo i diritti esigibili dalla forza lavoro.

CUB Pubblico Impiego Pisa

 


In un corsivo apparso sul Quotidiano (per gli abbonati) Il Sole 24 Ore Enti locali, il presidente dell'Aran spiega che il contratto è uno strumento non solo per la forza lavoro ma anche per i cittadini.

Se fino a 30 anni fa pensavamo che un CCNL disciplinasse i diritti del personale, normasse istituti contrattuali e profili professionali oggi forse dobbiamo ricrederci alla luce di una lunga e perseverante campagna atta a delegittimare il potere di contrattazione mortificando al contempo il potere di acquisto falcidiato dalle regole inique alle quali devono sottostare i rinnovi.

Il contratto di lavoro nel settore pubblico è sempre più spostato sull'accrescimento della produttività della forza lavoro e sull’efficienza dei servizi erogati ai cittadini, la fatidica performance è servita per una insana competizione interna finalizzata a guadagnarsi istituti contrattuali che poi sono divisi in maniera diseguale favorendo alcuni a discapito di altri.
 
Con le controriforme degli anni ‘90, non solo rapporto di lavoro pubblico è stato privatizzato ma la norma contrattuale, al posto di atti amministrativi, ha sancito il progressivo arretramento economico (grazie anche ai 9 anni di insano blocco della contrattazione) e l'accrescimento delle mansioni esigibili all'interno della declaratoria dei profili professionali.
 
E sempre nella PA svolgere mansioni superiori non riconosciute dà diritto solo al differenziale economico mentre nel privato, previa causa legale e riconoscimento formale al Tribunale del Lavoro, scatta l'inquadramento economico e professionale in fascia superiore
 
Il contratto collettivo nel pubblico impiego deve quindi sottostare alle regole della PA che negli anni hanno ridotto il potere contrattuale piegando gli interessi della forza lavoro al rispetto di norme nazionali e comunitarie come i tetti di spesa in materia di personale e di salario accessorio.  i tanto sbandierati obiettivi della collettività si sono tradotti nella debacle sindacale e nella progressiva erosione delle materie oggetto di contrattazione. A conferma di quanto scritto il sottostare a «vincoli normativi e finanziari» che limitano sul nascere ogni seria rivendicazione di natura salariale
 
I tetti di spesa, i controlli della Corte dei Conti, la riduzione della facoltà assunzionale, la sostituzione della dotazione organica con i piani di fabbisogno sono stati passaggi dirimenti di questi processi venduti come esigenza di collegare le prestazioni della PA agli interessi della cittadinanza che mai come oggi è attonita ed impotente rispetto alla erosione dei servizi erogati e ai processi di privatizzazione ed aziendalizzazione.
 
Alcune materie sono state spostate dalla negoziazione a norme rigide stabilite da leggi, se un contratto viene siglato al di sotto della inflazione non dobbiamo del resto stupirci.
 
L'Aran, in vista della firma dei CCNL della PA, ritiene che il contratto sia essenziale per affrontare le nuove sfide della modernità, come la digitalizzazione, il lavoro agile e la transizione ecologica. Serve a valorizzare il capitale umano della Pubblica amministrazione, rendendola più efficiente e competitiva, detto in altri termini il potere contrattuale va via via riducendosi dovendo rispondere a dettami finanziari che con la materia contrattuale nulla avrebbero a che vedere e sono invece costruiti proprio per ridurre il potere di contrattazione ed erodere i salari percepiti.

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