L’andamento delle retribuzioni nel settore pubblico
L’andamento delle retribuzioni nel settore pubblico
Anche nel Pubblico il
settore con più precariato – il comparto Scuola – è quello con le retribuzioni
più basse, essendo «l’unico al di sotto (e di molto) della soglia dei 30 mila
euro annui».[1]
Nella Pubblica Amministrazione in toto, invece, gli aumenti salariali
sono stati «dell’11,7% sull’intero periodo, cui corrisponde un 1,1% annuo
medio, valori decisamente inferiori a quelli dei dipendenti privati».[2]
Il gap salariale fra determinati e indeterminati si è ridotto[3]
ma, ancora una volta, solo nei valori percentuali esplicitati nel testo del
Rapporto e non nelle cifre esatte, riportate esclusivamente nelle tabelle. Per
quanto riguarda il gender pay gap, questo è storicamente minore che nel
settore privato ma, comunque, in media le donne guadagnano appena il 77% di un
uomo.[4]
Nel Rapporto poi manca
totalmente una parte sui salari dei dipendenti degli Enti Locali, che soffrono
di un cospicuo divario retributivo nei confronti degli altri lavoratori della
Pubblica Amministrazione. Secondo il sito NeoPA, «per il comparto delle
Funzioni locali l’effetto complessivo delle tre tornate contrattuali che dal
2021 giungono sino al 2027 sarà il più basso in assoluto (395,51 € mensili,
contro i 530,68 del comparto Sanità ed i 562,89 del comparto Funzioni centrali)»,[5]
mentre l’Usb segnala che il distacco con alcuni altri settori pubblici «arriva
fino a 500 € al mese».[6]
La Cub Pubblico Impiego dal canto proprio fa notare che a fronte di una
inflazione cumulata negli ultimi anni di quasi il 18% gli aumenti sono fermi al
6%.
A nostro parere non è
accettabile che il gap Enti Locali/Funzioni centrali non venga
affrontato nel Rapporto, dal momento che è strutturale e non episodico: il Ccnl
degli Enti Locali è specifico per il settore e, inoltre, tali Enti gestiscono
in autonomia di bilancio gli emolumenti derivanti da indennità, premi,
contrattazione integrativa e classificazioni professionali. In assenza di
stanziamenti ad hoc in Finanziaria, pertanto, sarà impossibile colmare
il divario salariale coi normali pubblici dipendenti. Il tentativo del Ministro
Zangrillo[7]
è invece centrato sull’aumento della produttività, che condurrebbe a una
(molto) parziale e insufficiente redistribuzione dei proventi nella parte
accessoria dei salari dei dipendenti degli Enti, per di più al prezzo di un
peggioramento delle condizioni lavorative.[8]
Tra l’altro negli Enti Locali lavorano oltre le 556.000 persone, su un totale
di circa 3,3 milioni di dipendenti pubblici, per cui si tratta di una grandezza
statisticamente molto rilevante, che non può essere dimenticata solo perché
“scomoda”.
[1] Inps, op. cit, p. 15.
[2] Ivi, p. 14.
[3] Cfr.
ivi, p. 16.
[4] Cfr.
ivi, p. 17.
[5]
https://www.neopa.it/stipendi-piu-bassi-enti-locali-in-assenza-di-interventi-normativi-il-divario-e-destinato-ad-aumentare/#:~:text=A%20regime%2C%20cio%C3%A8%20rapportando%20il,per%20riequilibrare%20la%20dinamica%20retributiva.
[6] https://funzionilocali.usb.it/leggi-notizia/a-parita-di-lavoro-e-di-responsabilita-parita-di-salario-1712.html#:~:text=%C3%A8%20la%20conseguenza%20dell'evidenti%20differenze%20stipendiali%20tra,molto%20meno%20degli%20altri%20dipendenti%20pubblici%2C%20una.
[7] Cfr. P. Zangrillo,
Nuove indicazioni in materia di misurazione e di valutazione della
performance individuale, 28 Novembre 2023.
[8] Le nuove
direttive sulla performance dello stesso Ministro, inoltre, sono destinate a
creare uno tsunami nelle dinamiche del salario accessorio diversificando le
valutazioni del personale in ottica selettiva e discriminatoria.
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