Riprendiamoci i nostri tempi di vita insieme a un salario dignitoso
Tempi di vita, tempi di lavoro, erosione del potere di acquisto: di questo parleremo a Volterra con Pier Giorgio Ardeni, docente dell'Università di Bologna che presenterà il suo lavoro sulla analisi delle classi sociali.
L' iniziativa si terrà presso il circolo Arci Casa del Popolo Borgo S. Giusto in via Borgo S. Giusto, 95, venerdì 13 marzo, alle ore 17.30.
Ad organizzare con il Circolo CASA DEL POPOLO S.GIUSTO è la Confederazione Unitaria di Base di Volterra. Oltre al prof Ardeni sarà presente Federico Giusti dei lavoratori contro la guerra che illustrerà il rapporto tra economia di guerra e dinamica salariale. Riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, era una delle rivendicazioni maggiormente sentite fino a pochi anni or sono, oggi le rivendicazioni finalizzate alla conquista dei tempi di vista hanno abdicato a favore di soluzioni opposte, recuperare parte del salario perduto incrementando i ritmi, lo sfruttamento, i carichi di lavoro puntando sulla detassazione del salario accessorio. La materia è senza dubbio tanto complessa quanto controversa, la normativa italiana stabilisce l'obbligo delle 11 ore di riposo ogni 24 con il Decreto Legislativo n. 66 dell'8 aprile 2003.
Innumerevoli servizi sono esentati dall'obbligo delle 11 ore, ad esempio in caso di emergenza e urgenza, se non ricevi cambio oppure se sei reperibile e ti trovi davanti a cause di forza maggiore, ai cosiddetti eventi non programmabili. Le possibilità di derogare all'obbligo delle 11 ore di stacco sono innumerevoli, sancite anche dai contratti nazionali di categoria e in tante occasioni dalla necessità economica di prestazioni straordinarie per incrementare i bassi salari.
Rispetto al passato ci sono almeno tre questioni da prendere in esame: la erosione del potere di acquisto, le deroghe ai contratti nazionali e l'indebolimento del potere contrattuale. 40 o 50 anni fa una famiglia monoreddito viveva in condizioni dignitose oggi due stipendi non bastano a campare, crediamo sia questo l'ostacolo oggettivo per ampliare i tempi di vita rispetto a quelli di lavoro.Poi esistono anche altre spiegazioni, il basso livello di conflitto oggi esistente che porta ad avanzare rivendicazioni assai circoscritte e parziali, ad adattarsi all'arrendevolezza delle relazioni sindacali esistenti, a esprimere posizioni compatibili con i dettami aziendali.
E anche volendo restare fermi alle 11 ore di riposo troppe sono le deroghe che permettono di accorciare i tempi nonostante sia in pericolo il benessere dei lavoratori e delle lavoratrici, la stessa sicurezza nei luoghi di lavoro con aumento degli infortuni e delle morti anche tra personale specializzato in percentuali maggiori del passato. Se in produzione troviamo lavoratori over 65, in una età nella quale fino a una quindicina di anni fa sarebbero stati in pensione, il pericolo di incorrere in infortuni anche gravi diventa piuttosto elevato. La permanenza a lavoro di dipendenti sempre più anziani, l' allungarsi degli orari di lavoro, le mancate pause, stanchezza, stress sono cause primarie di infortuni e morti sul lavoro. Di questo e di molto altro parleremo il 13 Marzo: non manchiamo
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