Medici contro il nucleare, memoria e impegno
Medici contro il nucleare, memoria e impegno: l’eredità del professor Manlio Giacanelli e il ruolo dell’IPPNW
di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici
Fondata nel pieno della Guerra Fredda da medici statunitensi e sovietici, tra cui Bernard Lown ed Eugene Chazov, l’organizzazione rappresentò un esempio straordinario di diplomazia dal basso. Due anni dopo la sua nascita, nel 1985, ricevette il Premio Nobel per la Pace per aver contribuito a riaprire il dialogo tra Stati Uniti e Unione Sovietica sul disarmo nucleare.
Un fondatore e un educatore alla pace
Giacanelli fu tra i soci fondatori della sezione italiana dell’IPPNW, costituita nell’ottobre del 1982 all’interno del Comitato Scientifico “Medicina per la Pace”, nato presso Palazzo Valentini. Ne fu il primo Segretario Nazionale, contribuendo in modo decisivo alla diffusione in Italia di una cultura scientifica orientata alla prevenzione della guerra nucleare.
Quel Comitato, che riuniva accademici dei Lincei, esponenti della sanità pubblica e membri della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, promosse nel marzo 1983 a Roma il primo incontro scientifico internazionale “Medicina per la Pace”, ospitato all’Accademia dei Lincei e al Teatro Argentina. Un evento storico, che si svolse in uno dei momenti più tesi della Guerra Fredda e che segnò una tappa fondamentale nel dialogo tra scienza, politica e pace.
Ma Giacanelli non fu solo un organizzatore o un dirigente. Fu, soprattutto, un educatore instancabile. Negli anni ha continuato a trasmettere il suo impegno alle nuove generazioni, anche attraverso strumenti telematici e iniziative di formazione.
Un rapporto diretto, una memoria viva
Per noi, il professor Giacanelli non è stato soltanto una figura pubblica, ma una presenza concreta e preziosa. Ci sentivamo spesso al telefono con lui, per raccogliere informazioni sull’IPPNW da condividere nei nostri interventi pubblici, nelle scuole superiori, negli incontri con l’ANPI e in altri contesti educativi e civili.
Ricordiamo con gratitudine la sua disponibilità, la chiarezza del pensiero e la passione con cui sosteneva la necessità del disarmo nucleare. Stavamo anche valutando, insieme, la possibilità di organizzare nuove conferenze nelle scuole, per continuare a diffondere una cultura di pace tra i giovani.
In ogni nostra presentazione pubblica abbiamo sempre citato l’IPPNW e il suo ruolo storico, insieme agli altri Premi Nobel per la Pace impegnati contro il nucleare. E tra quei nomi, quello di Giacanelli non è mai mancato.
Dalla Guerra Fredda alle sfide globali di oggi
L’impegno dell’IPPNW resta oggi più attuale che mai. Le armi nucleari rappresentano ancora la più grave minaccia esistenziale per l’umanità: oltre 12.000 testate sono attualmente in possesso di nove Stati, con una concentrazione massiccia negli arsenali di Stati Uniti e Russia.
Gli effetti di un conflitto nucleare sarebbero devastanti e irreversibili: distruzione immediata di intere città, collasso dei sistemi sanitari, contaminazione radioattiva persistente, impatti climatici globali. Come dimostrano Bombardamento atomico di Hiroshima e Bombardamento atomico di Nagasaki, non esiste alcuna possibilità di risposta medica efficace a un attacco nucleare su larga scala.
È su questa consapevolezza che si fonda l’azione dell’IPPNW: se una “malattia” non è curabile, va prevenuta. La guerra nucleare non può essere gestita, ma solo evitata.
In questo percorso, l’organizzazione ha contribuito anche alla nascita della ICAN, Premio Nobel per la Pace 2017, che ha portato all’adozione del Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPNW). Un traguardo importante, ma non definitivo: come ricordato dagli stessi medici, si tratta di un punto di partenza.
Un’eredità che continua
Giacanelli ha incarnato fino in fondo questa visione: la medicina come responsabilità globale, la scienza come strumento di pace, la prevenzione come dovere etico.
Nel ricordare il professor Giacanelli, ci stringiamo con affetto ai suoi familiari, consapevoli che il suo impegno non si interrompe con la sua scomparsa. Continua nelle parole, nelle idee, nelle battaglie che ha contribuito a costruire.
E continua anche in noi, ogni volta che parliamo di pace, ogni volta che denunciamo il pericolo nucleare, ogni volta che scegliamo di non considerare inevitabile ciò che può – e deve – essere cambiato.
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