Il voto al Referendum costituzionale letto dopo qualche settimana

 di Tiziano Tussi


Un referendum costituzionale che frana sul livello politico partitico e governativo. Questo è successo. A noi di sinistra piace questa valanga ed è piaciuto ancora di più l’esito del voto. Occorre però fare alcune critiche alla grancassa della vittoria contro il governo. Siamo ad un livello di affluenza quasi al 60%, alto ma non altissimo se confrontiamo con altri momenti elettorali e/o referendari. 

C’è sempre un 40%di elettori che non si è schiodato neppure per questa radicale scelta da fare. Non c’erano partiti da scegliere ma due possibilità secche. In ogni caso il 40% non ha votato .Non poco. Poi il NO al pasticcio giudiziario è stato superiore di circa due milioni di voti al Si, contando i voti affluiti dall’estero. Bene. Ciò dimostra che se gli astenuti, come è accaduto in questo caso, andassero a votare, dalle urne uscirebbero sorprese.

 La differenza con elezioni politiche e/o amministrative è che in quelle i partiti esistenti si presentano all’elettorato e cercano il loro voto. E qui cominciano i dolori. In questa situazione politica e culturale non si intravvedono segnali di disgelo della pochezza che accomuna tutti i partiti, chi più chi meno. Tanto per fare fette grosse: il centro destra si trova in una situazione di governo forse inaspettata e cerca di mantenerla per sé. In più ha una leader che si presenta bene e che, quando non sbraita e parla in romanesco, riesce a cogliere l’attenzione di una fetta maggioritaria di coloro che votano. Bella presenza, bei vestiti, una capacità comunicati va accattivante. 

Basta questo? Non basterebbe, se il panorama politico fosse più serio, ma in questa situazione ce n’è di avanzo. Basti pensare ai politici del passato recente e meno recente per accorgersi delle differenze. Ho letto da poco un libro di Adriano Sofri, L’ombra di Moro(Sellerio). Ebbene basta guardare le foto di quel politico per accorgersi che l’estetica in lui era molto dimessa, ma la testa l’aveva fine, i pensieri sottili e centrati sull’Italia di allora. Tanto per fare un esempio noto. Per il centro sinistra

resta il cicaleccio sulle cose inutili – le primarie, il campo largo, un’insensibilità verso la cultura nazionale in faccia all’indecenza internazionale – ed è per questo che sino a qui è stato in minoranza. Ora la vittoria del NO al referendum dovrebbe fargli capire di cambiare rotta ed invertire i giochini provinciali di istanze senza possibilità d riuscita e/o di senso: la richiesta continua che i ministri o il presidente del consiglio vada in aula parlamentare per riferire, cosa poi, dato che gli altri, il centro destra, ha una forte maggioranza parlamentare impermeabile alla critica; l’invocazione continua di dimissioni per questo o quello; il richiamo ad una serietà e profondità politica verso il governo che neppure il segmento del centro-sinistra in Parlamento ha. 

Ripartire da questa sconfitta per il governo dovrebbe volere dire prendere atto che quando le cose si fanno serie, massicce, gli italiani, almeno una parte di loro, vogliono entrare in gioco. Non era scontato l’esito referendario e la sua riuscita dovrebbe fare capire ai leader di centro sinistra, l’opposizione, di smetterla con l’approssimazione e dall’opposto cercare di incidere nel profondo nella nostra società che abbisogna sempre di più di aggiustamenti di forte decenza ed eticità, di funzionamento e di capacità.

Non basta lasciare fare alle cose, con il loro accadere e scorrere, per avere una società più consapevole. Occorre reagire allo sfascio contenutistico delle parole e delle azioni del centro destra richiamandosi alla serietà della costruzione culturale e politica delle generazioni, in specie di quelle più giovani, dato che resteranno loro, rispetto a quelle più anziane e vecchie, su questa terra per molti più anni. Reagire all’approssimazione ed al pressapochismo, richiamandosi alla serietà della costruzione della personalità del giovane resta necessario per avere ancora in futuro belle soprese come questo referendum vinto dai NO. 

E se questo è stato, è segno che ancora le fondamenta ci sono, anche se sempre più esili, vuol dire che i riferimenti sostanziali e storici al buon vivere sociale ancora persistono, anche se sempre più ridotti. Vogliamo allargarli e fare fiorire una società al livello della nostra storia culturale e politica? La direzione è tracciata.

Gramsci Oggi 2026

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