INTERVISTA a FRANCESCO DALL’ AGLIO sul Conflitto Russo Ucraino (e non solo)
INTERVISTA FRANCESCO DALL’ AGLIO
docente di
Storia dei paesi dell’Est Europa e Analista militare e geopolitico
di Andrea Coli
DOMANDA 1) In questa
lezione si parlerà di un paese specifico
Prof Dall’Aglio: Con il professor
Vento trattiamo spesso la questione dell’Ucraina perché è un’area di conflitto
aperto che con la guerra in Iran si è molto complicata. Non dobbiamo però
necessariamente concentrarci su questo Stato, ma possiamo spaziare rimanendo tuttavia
nell’ambito dell’Est Europa e possibilmente sugli Stati post sovietici.
Quegli Stati che facevano parte dell’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste
Sovietiche). Ma parliamo anche dei paesi socialisti non URSS. Insomma vediamo
la struttura del blocco socialista orientale.
Molto spesso si
parte dal presupposto che i paesi dell’Europa orientale (del cosiddetto “blocco
orientale”) facessero tutti parte dell’URSS. In realtà non lo erano affatto. La
Polonia, la Cecoslovacchia, la Bulgaria, l’Ungheria, la Romania e la Germania
Est non facevano parte dell’URSS. Erano paesi indipendenti alleati all’URSS
tramite il Patto di Varsavia, un’alleanza militare e politica, che
adottavano un sistema economico detto COMECON, con controllo statale dei
mezzi di produzione.
Per l’Albania
e la Jugoslavia dobbiamo fare un discorso a parte perché non facevano parte
del Patto di Varsavia. L’Albania faceva parte dell’area socialista a partito
unico con un controllo statale dell’economia molto rigido. La Jugoslavia invece
aveva una forma economica mista ed era aperta al mercato libero.
In questi paesi
satelliti la situazione non era la stessa ma già dagli anni 60 pur condividendo
l’idea socialista avevano ognuno sviluppato delle differenze anche piccole. Non
era la stessa cosa vivere in Polonia o in Romania. In Polonia per esempio c’era
un sindacato autonomo che non rispondeva al partito comunista polacco. In
Romania il sistema era più complicato che in altri paesi. Ed in alcuni Stati il
controllo dei vertici e’ diventato un potere politico personale.
Poi c’era l’URSS
formata da 15 repubbliche socialiste (15 Repubbliche Socialiste Sovietiche) tra
cui la Russia, l’Ucraina, la Bielorussia, La Moldavia, La Lettonia,
L’Estonia, la Lituania, la Georgia, il Kazakistan etc… con capitale Mosca
dove venivano prese le decisioni. All’interno delle repubbliche, diverse fra loro
anche geograficamente, c’erano partiti comunisti locali che erano dipendenti
dal PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica). Quando nel 1991 l’URSS si
dissolse, i leader di questi partiti sono diventati i gruppi dirigenti dei
nuovi Stati post Sovietici
Basta guardare in Azerbaigian dove il
presidente attuale Ilham Aliyev è il figlio del capo del partito
comunista prima della dissoluzione,
Heydar Aliyev oppure in Estonia, dove Kaja Kallas
è figlia di un ex ministro della Repubblica Socialista Estone.
Questo per
spiegare che c’è stata una continuità di potere. Il fatto che si sia dissolta
l’URSS non significa che quelli che erano al potere nell’ultima fase siano spariti.
Spesso si sono riciclati come democratici, chi più e chi meno.
Ai tempi
dell’URSS questo ceto, composto dai vertici del partito o dai vertici di
imprese, che godeva di benefici in più rispetto al popolo era un’élite
ristretta chiamata Nomenklatura. Con lo sgretolamento del socialismo,
avvenuto in modo improvviso e non programmato, questi paesi sono stati
dissestati economicamente, socialmente e politicamente ed in questo contesto i
figli della Nomenklatura si sono appropriati delle grandi aziende dello Stato, questo
è successo soprattutto in Russia, dando origine al ceto dei nuovi ricchi che in
Occidente chiamiamo oligarchi.
DOMANDA 2) In questi anni ho
conosciuto diverse persone dell’Est Europa e mi hanno sempre parlato bene di
questi Stati dicendo che ci si viveva bene. Poi con la dissoluzione dell’URSS
sono diventati Stati indipendenti. Col prof Vento si è parlato di escalation
tra Russia e l’Ucraina e vorrei sapere secondo lei se questa escalation dipende
dal fatto che la Russia sente suoi questi territori ucraini e tutti quelli che
hanno fatto parte dell’Unione sovietica?
Inoltre
invece di farsi la guerra avendo tutti la stessa cultura ex sovietica non
sarebbe stato meglio fare un referendum e decidere se riformare un unico stato
o rimanere cosi?
Prof Dall’Aglio: La questione è complessa. Alcuni Leader politici, quelli
più nazionalisti ritengono di avere un diritto di prelazione su questi
territori. Dovete considerare che alcuni di questi territori hanno fatto parte del
territorio russo da secoli. Altri paesi invece no e marcano proprio questa
differenza. Il problema quindi non è che questi Stati si siano allontanati. Il problema reale del conflitto in Ucraina è la sicurezza strategica della
Russia. Quando il Patto di Varsavia si è sciolto, la NATO è rimasta e ha
iniziato ad allargarsi, mentre è venuta meno la cintura di Stati che separava
la Russia dalla Nato. Nel 1990, a Gorbaciov, vennero date le garanzie che la
NATO non si sarebbe ampliata a Est ed i rapporti erano per questo più
collaborativi. Invece dal 1997 si sono
allargati annettendo l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Polonia, poi nel 2004 il
Baltico con la Lituania, La Lettonia e L’Estonia. Il processo di allargamento ha preso delle
strade che alla Russia non sono piaciute e la rottura definitiva è arrivata nel
2008, quando il presidente Bush ha offerto la prospettiva di ingresso a Ucraina
e Georgia. Per la Russia l'eventuale ingresso dell'Ucraina nella NATO è una
"linea rossa" inaccettabile: significherebbe avere basi militari
nemiche a pochi minuti di volo dei missili a raggio intermedio da Mosca. È quindi
una percezione di insicurezza militare."
C’è
stato poi il problema dei missili in Polonia e Romania: gli USA dicevano che
servivano contro l'Iran, ma la Russia sosteneva che geograficamente non aveva
senso. Quella rottura lì, sulla presenza militare vicino ai confini, è la base
dell'escalation che vediamo oggi.
La "Nostalgia":
Quindi da un lato ci sono motivi nazionalistici per l’attacco in Ucraina,
ma il motivo vero è l’insicurezza della Russia nei confronti della NATO.
Nel 90 c’è stato un referendum e la maggior parte dei cittadini aveva
votato SI per mantenere L’URSS. Dopo 30 anni dalla fine dell’URSS, considerando
queste evoluzioni non avrebbe senso fare un nuovo referendum. Alcuni Stati sono
nella NATO e la Russia è in conflitto con altri e poi c’è la questione della
forma politica. Ci sono Stati che non vogliono più il comunismo.
Sulla questione del 'si stava meglio prima', dipende dalle esperienze
personali. Il sistema socialista non garantiva il pluralismo, ma dava una rete
di sicurezze: istruzione, sanità, casa, lavoro. Quando queste reti sono venute
meno negli anni '90, per molti è stato un dramma. C’è chi dice 'stiamo meglio
adesso', ma molti rimpiangono quella protezione sociale. Bisogna anche
considerare il fattore anagrafico: spesso chi rimpiange il socialismo rimpiange
semplicemente il tempo in cui aveva vent’anni. Tuttavia, è un dato di fatto che
per le fasce più deboli, specie fuori dalle grandi capitali, il passaggio al
capitalismo sia stato traumatico."
DOMANDA 3) Perché la Russia ha attaccato l’Ucraina e non la Georgia?
Prof Dall’Aglio: In realtà l’ha attaccata nel 2008. In Georgia nel 1991 dopo il crollo
dell’URSS si erano dichiarate due repubbliche indipendenti: L’Ossezia del
Sud e l’Abkhazia che Mosca riconobbe solo dopo la guerra, il 26
agosto 2008.
La Russia manteneva truppe in queste zone per garantire la pace ma di fatto
ne sosteneva l’indipendenza dalla Georgia. Nel 2008 il presidente georgiano cercò di
riprendersi militarmente L’Ossezia del Sud, sperando nell’intervento della NATO
e la Russia rispose giustificandosi con il tentativo di mantenere la pace e
proteggere i cittadini Russi residenti in Ossezia.
In realtà pochi mesi prima la NATO aveva promesso alla Georgia e
all’Ucraina l’ingresso nella NATO e Putin con questo attacco voleva dimostrare
di poter bloccare l’espansione della NATO rendendo la Georgia un paese con
conflitti aperti, condizione che non permette l’ingresso nella NATO.
DOMANDA
4) Secondo Lei gli USA hanno influito sull’espansione della NATO?
Prof Dall’Aglio: La volontà espansiva della Nato è stata principalmente USA. Molti paesi
Europei erano contrari. La NATO è a guida USA ed i paesi che entrano nella NATO
devono standardizzare il loro esercito, comprando armi spesso prodotte proprio
dagli Stati Uniti, favorendo così l'industria bellica americana che quindi trae
un grande vantaggio dall’espansione della NATO.
Andrea Coli – classe 2 A Afm
6 maggio 2026
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