lunedì 11 giugno 2018

Centri per l'impiego al collasso

Da anni parliamo delle politiche attive e di formazione in materia di lavoro, ne parliamo spesso senza cognizione di causa o con pochi elementi oggettivi. In Italia si spende poco, e male, per tanto tempo abbiamo ignorato i limiti dei centri per l'impiego, limiti che nascono anche dalle privatizzazioni.

Molti servizi pubblici avevano bisogno di personale a tempo determinato per il reclutamento del quale si attingeva direttamente dagli uffici di collocamento, ora centri per l'impiego.

Questo personale serviva per tenere aperti plessi scolastici e per innumerevoli funzioni nel frattempo esternalizzate. La crisi dei centri per l'impiego nasce anche da qui, sono tanti a non iscriversi nelle liste di disoccupazione ritenendo questo percorso inutile ai fini del reperimento di una occupazione.

Il resto lo ha fatto la Legge Del Rio depotenziamendo le province e indebolendone molte funzioni tra le quali, appunto, anche quelle inerenti formazione e lavoro.

In altri paesi d'Europa si spende molti piu' soldi per i centri per l'impiego, per supportarli adeguatamente.

Ma anche sui dati non c'è chiarezza, peresempio pochi sanno che agli sportelli dei centri in un anno si rivolgono oltre 80mila persone, sono migliaia i colloqui, decine di migliaia i cosiddetti patti di servizio.  Ma per funzionare i centri per l'impiego avrebbero bisogno di personale stabile e non precario

Abbiamo centri con scarsi mezzi a loro disposizione,  8mila dipendenti in 500 strutture, in Germania gli impiegati sono 110mila , oltre 45mila in Francia e circa 60mila in Gran Bretagna.

Il problema non è connesso al conflitto tra politiche attive e passive del lavoro (c'è chi vorrebbe abbattere le tutele collettive con la scusa di finanziare le politiche di orientamento e di formazione), la questione è invece un'altra ossia che si spende poco per la formazione e per la Pubblica amministrazione che dovrebbe essere strumento per rilanciare il lavoro, la innovazione e i percorsi formativi, proprio come accade in molti altri paesi europei mentre da noi si pensa solo a contrarre la spesa. 

In Italia si spende ben poco per i disoccupati, si spendono 200 euro per disoccupato,  in Germania la spesa supera 6mila euro, in Olanda 3mila e in Francia 1.800.

Il nodo saliente è legato alle politiche del lavoro, al ruolo della Pubblica amministrazione, eludere la questione significa solo affossare i centri per l'impiego e condannarli alla marginalità offrendoli, alla occorrenza, come vittime sacrificali per ulteriori processi di privatizzazioni, quelle privatizzazioni che poi sono direttamente responsabili di avere affossato formazione, lavoro e percorsi di indirizzo e formazione.

Nessun commento:

Posta un commento