incontri di studio e testimonianza contro tutte le guerre

 

Abolire la guerra prima che la guerra abolisca l’umanità. Viterbo per la pace: incontri di studio e testimonianza contro tutte le guerre 

 di Laura Tussi


In un tempo segnato dall’escalation dei conflitti e dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche, la voce della società civile continua a levare un appello chiaro e inequivocabile: abolire la guerra prima che la guerra abolisca l’umanità. È in questo spirito che a Viterbo, presso il Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera, si sono svolti quattro incontri di studio e di testimonianza – il 2, 4, 7 e 9 marzo 2026 – dedicati alla solidarietà con i popoli oppressi e alla costruzione di un percorso culturale e politico fondato sulla nonviolenza.

L’iniziativa si inserisce in un percorso di riflessione e mobilitazione che prosegue dalla fine del 2023, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza dei conflitti in Medio Oriente e nel mondo e promuovere una cultura di pace fondata sul diritto internazionale, sul rispetto dei diritti umani e sulla solidarietà tra i popoli.

Il filo conduttore degli incontri è stato chiaro: pace e libertà per il popolo palestinese, per il popolo iraniano, per il popolo libanese e per tutti i popoli del mondo. In un contesto globale segnato da guerre, repressioni e crisi umanitarie, l’impegno della società civile diventa fondamentale per riaffermare principi essenziali: difendere la vita, la dignità e i diritti di ogni essere umano; promuovere il disarmo e la smilitarizzazione; sostenere la scelta della nonviolenza come unica alternativa alla spirale distruttiva della guerra.

Gli incontri sono stati organizzati in due momenti principali di approfondimento. Una prima parte è stata dedicata alla solidarietà con il popolo palestinese e alla riflessione sul drammatico conflitto israelo-palestinese, con particolare attenzione alla tragedia di Gaza e alle violenze in Cisgiordania. In questo contesto sono stati presentati e discussi importanti contributi di analisi e testimonianza.

Il primo appuntamento ha ricordato l’opera dell’avvocata e militante per i diritti umani Felicia Langer, attraverso il libro *Con i miei occhi*, una testimonianza diretta della repressione nei territori palestinesi negli anni successivi alla guerra del 1967. L’incontro è stato anche occasione per ricordare la figura di Langer, che per tutta la vita ha difeso i diritti dei palestinesi davanti ai tribunali israeliani.

Nel secondo incontro è stato presentato il volume di Gilbert Achcar, *Gaza, genocidio annunciato*, che analizza le dinamiche storiche e politiche della crisi mediorientale, evidenziando le responsabilità internazionali e le conseguenze umanitarie del conflitto.

Il terzo appuntamento ha invece approfondito il lavoro di Tithi Bhattacharya e Susan Ferguson, autrici del libro *Morire e vivere in Palestina*, che mette in luce la dimensione sociale e umana della resistenza quotidiana del popolo palestinese.

Infine, l’ultimo incontro ha discusso il libro dello scrittore palestinese Atef Abu Saif, *Diario di un genocidio*, una testimonianza diretta della devastazione e della sofferenza vissute dalla popolazione civile nella Striscia di Gaza.

Accanto alla riflessione sulla Palestina, una seconda parte di ogni incontro è stata dedicata alla situazione dell’Iran, paese segnato da profonde contraddizioni: da un lato la repressione interna di un regime autoritario, dall’altro le tensioni internazionali e il rischio di un conflitto regionale che potrebbe avere conseguenze catastrofiche.

In questo ambito gli incontri hanno proposto un viaggio nella storia e nella cultura iraniana, presentando alcuni dei capolavori della letteratura persiana – dall’Avesta ai grandi poeti come Firdusi, Omar Khayyam, Nezami, ’Attar, Rumi, Saadi e Hafez – patrimonio universale della cultura umana.

Sono state inoltre analizzate le opere di importanti figure contemporanee impegnate nella difesa dei diritti civili, come Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003, insieme alle scrittrici Azar Nafisi e Marjane Satrapi, che con le loro testimonianze raccontano le aspirazioni democratiche e le contraddizioni della società iraniana.

Ulteriori contributi di approfondimento sono venuti dagli studi di Farian Sabahi e Anna Vanzan, fino alla recente opera di Paola Rivetti, *Storia dell’Iran. Rivoluzione, guerra e resistenza 1979-2025*, che offre una chiave interpretativa delle trasformazioni politiche e sociali del paese.

Gli incontri hanno ribadito anche alcune proposte concrete per la pace. In primo luogo la richiesta di un immediato cessate il fuoco in Medio Oriente e il riconoscimento dello Stato di Palestina accanto a quello di Israele entro i confini precedenti alla guerra dei Sei Giorni del 1967, con lo smantellamento delle colonie illegali in Cisgiordania. È stata inoltre richiesta la liberazione di Marwan Barghouti, figura simbolica del movimento palestinese, considerato da molti un possibile protagonista di un futuro processo di pace e riconciliazione.

Nel corso delle discussioni è stato ribadito anche il sostegno all’iniziativa “Per la pace nel cuore d’Europa”, che invita istituzioni e cittadini a difendere il diritto internazionale e i principi costituzionali. In particolare è stato richiamato l’articolo 11 della Costituzione italiana, secondo cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Allo stesso modo sono stati ricordati i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Dichiarazione universale dei diritti umani, documenti che pongono al centro il diritto alla vita e alla dignità di ogni persona.

Il messaggio conclusivo degli incontri è stato semplice e radicale: ogni vittima ha il volto di Abele. Ogni guerra consiste nell’uccisione di esseri umani. Salvare le vite è il primo dovere.

Per questo la società civile continua a mobilitarsi, promuovendo conoscenza, dialogo e solidarietà. Perché solo la nonviolenza può fermare la catastrofe in corso e aprire la strada a un ordine internazionale fondato sulla pace, sulla giustizia e sul rispetto dei diritti di tutti i popoli.

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