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La Corte dei Conti e la spesa militare

 L'Italia raggiunge il 2 per cento del PIL per la spesa militare? Siamo in realtà ben oltre veleggiando verso il 3 per cento


La richiesta (pressante) della  Nato è stata accolta o no? Nella relazione della Corte dei Conti sul Ren­di­conto gene­rale dello Stato del 2025 , uscita a luglio 2026, ci sono alcuni passaggi importanti e per chi non volesse andare alla corposa relazione integrale suddivisa in più volumi è sufficiente consultare la sintesi:Download 

L'Italia nel 2025 l’Ita­lia raggiunge e supera il 2 per cento attestandosi al  2,01% del Pil in Difesa. E' in atto una riorganizzazione del settore difesa, citiamo a tal riguardo un passo della Relazione

rafforzare la capacità di difesa e a rendere lo strumento militare sempre più agile nelle decisioni, efficace nei possibili e variegati scenari di impiego, proiettabile in ruoli di leadership nel sistema di alleanze e coalizioni nonché sinergico nelle sue componenti e multidominio. Le azioni intraprese includono la riorganizzazione interna, guidata dal principio della semplificazione, le politiche sul personale, il potenziamento delle capacità operative (prontezza, sostenibilità, interoperabilità), l’innovazione tecnologica, il rafforzamento della deterrenza e della prontezza, nonché l’investimento nella dimensione cyber, spaziale, subacquea, e la nuova politica Artica. 

 Nel corso dell'anno passato hanno aggiunto in corsa 14 miliardi oltre ai 31 stabiliti all'inizio

Le spese militari italiane devono rispondere agli obiettivi fissati dalla Nato e le spese militari sono decisamente cresciute per svariate ragioni, dagli stipendi dei militari e delle forze dell'ordine, dal pensionamento di tante unità ai nuovi impegni per la cyber­si­cu­rezza nazio­nale, lo spa­zio, le  infra­strut­ture dual use che rappresentano il grosso degli investimenti. Ma un altro aspetto rilevante è dato dalla crescita dei contributi  erogati al mini­stero delle Imprese legato alle spese Nato ( da 1,8 miliardi nel 2024 a 2,9 nel 2025). Questo dato ci conferma che le innovazioni tecnologiche, le tecnologie duali  sono sempre più rilevanti anche ai fini di spesa, l'ammodernamento dei sistemi di arma esistenti richiede tempo e investimenti rilevanti. Ed è sempre più difficile discernere tra civile e militare  specie ove si legge che obiettivo del Governo e del Ministero è favorire sempre la integrazione tra la dimensione militare e quella industriale, tecnologica e strategica del Paese.

La quota destinata agli investimenti è decisamente in crescita, con la guerra in Ucraina la composizione della spesa militare è decisamente cambiata favorendo le nuove tecnologie, i sistemi di controllo, le catene di approvigionamento dei metalli rari e delle materie prime fino alla cosiddetta cybersicurezza

E la stessa Corte ci ricorda quanto sia difficile quantificare la spesa militare se diversi capitoli di bilanci sono a carico di altri capitoli e amministrazioni, dalle missioni militari all'estero fino ai programmi militari finanziati dal Ministero delle Imprese senza dimenticare quelle risorse Pnrr finite al militare (Giacomo Salvini Il Fatto Quotidiano 20 Settembre 2026)

 All’ultimo ver­tice Nato di Ankara ( luglio 2026) il governo ita­liano ha svelato la notizia di avere raggiunto il 2,8% del Pil. E con queste premesse non solo aumenterà la spesa militare ma anche gli investimenti e la capacità di spesa per ridefinire i settori  dove indirizzare prioritariamente i nostri soldi


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