sabato 7 luglio 2018

La Polizia Municipale e i territori urbani...

La Polizia Municipale e i territori urbani...

Alcuni delegati del sindacato generale di base della Toscana dicono la loro sulla Polizia Municipale o meglio sull'uso che ne viene fatto da parte di Sindaci ossessionati dalla sicurezza

D Ha senso ormai parlare di Polizia municipale?

Partiamo dal codicedi procedura penale e dalla legge quadro 65/86 sulla pm: il primo attribuisce mansioni di polizia giudiziaria, la seconda funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza; le funzioni di p.g. obbligano i vigili a prevenire i reati denunciando o arrestandone i responsabili .

Il ruolo di ausiliario di p.s. invece attribuisce compiti di pubblica sicurezza/ordine pubblico, anche se in via ausiliaria.

Non è da escludere un intervento legislativo in ambito Governativo atto, a stravolgere la situazione esistente, per impiegare sempre piu' la Polizia Municipale in funzioni di pubblica sicurezza e non solo a supporto\ausilio delle altre forze dell'ordine.

Ma ad oggi, certe mansioni non competono se non in via ausiliaria, i Vigili non possono nè debbono sostituirsi alle altre forze di polizia. Basterebbe che i sindacati avessero ben chiara questa distinzione per evitare utilizzi improprio della Pm.


D Ma forse dimenticate il ruolo dei sindaci ...


Il Sindaco, a prescindere dalla sua collocazione politica, quando partecipa ai comitati ordine e sicurezza pubblica in Prefettura, dovrebbe chiedere a Prefetto e Questore di favorire azioni concrete per la sicurezza che poi è ben altro rispetto alla militarizzazione delle città. Al contrario certi sindaci tendono ad assumersi impegni che vanno al di là delle possibilità con la polizia municipale chiamata a sostituire le altre forze dell'ordine .

Ci pare evidente che certi sindaci ai tavoli Prefettizi giochino un ruolo singolare, si sentono onnipotenti e per questo assecondano richieste senza prima verificarne la reale fattibilità.

Prendiamo ad esempio alcuni progetti adottati dalla Polizia Municipale, sono progetti incentivanti che nel corso degli anni da eccezionali sono diventati normali, progetti che hanno sopperito alle carenze degli organici dilatando gli orari di impiego. La partecipazione a questi progetti, sono su base volontaria, è diminuita invece di aumentare, è tangibile che se un impiego diventa rischioso per l'agente di Pm quest'ultimo preferisce rinunciare all'incremento salariale per salvaguardare la sua salute e sicurezza.

Trattasi di progetti pagati con il codice della strada ma che alla fine concorrono a determinare la spesa di personale, il cui tetto era e resta invalicabile. Coniugare allora assunzioni di personale con il rispetto dei dettami di Maastricht è questa la vera contraddizione, da una parte invochi maggiore sicurezza ma dall'altra hai possibilità assunzionali limitate. E non dimentichiamo che un ente locale non dovrebbe assumere solo Vigili. Paghiamo oggi le conseguenze di politiche dissennate che da una parte perseverano nella austerità, dall'altra sembrano ignorare i gravi disagi prodotti dalla mancanza di personale in tutti i servizi comunali. Forse se avessimo piu' educatori, piu' maestre, maggiori servizi nei quartieri e una idea di sviluppo della città diversa da quella che produce la movida, oggi avremmo meno problemi di ordine pubblico.


D Torniamo alla Pm. E' forte lo scontro tra chi la vorrebbe all'interno delle forze di polizia e chi ne rivendica un ruolo cittadino ..?

La domanda dirimente è un altra: vogliamo arrestare la deriva che spinge la pm a svolgere sempre piu' mansioni di ordine pubblico? O riteniamo inutile farlo? Cosa faranno le varie Rsu? La questione verrà ridotta al welfare aziendale, all'utilizzo dei fondi derivanti dall'art 208 del codice della strada, alla dilatazione degli orari all'interno dei progetti incentivanti? Insomma verrà monetizzato il rischio o il disagio oppure avvieremo una riflessione seria sull'utilizzo della Pm da parte dei sindaci?

I problemi nascono dala legge 125 del 2008 che all’articolo 54 attribuisce ai sindaci il potere di deliberare in difesa della incolumità pubblica e della sicurezza urbana. La sicurezza urbana diventa una sorta di bene pubblico da tutelare al pari di sanità, istruzione, anzi si spendono sempre piu' soldi per la sicurezza percepita, si assumono piu' vigili a discapito di altre figure come educatrici, amministrativi, tecnici.. Non obiettiamo sulla necessità di dare alle comunità locali ambienti sicuri,non condividiamo l'idea che la coesione sociale e la convivenza civile si limitino all'ordine e sicurezza.

Da qui nasce il protagonismo dei sindaci e i loro interventi sempre piu' pressanti tanto è vero che nel 2011 intervenne la Corte Costituzionale per limitare le ordinanze dei Primi cittadini

Senza aprire un contenzioso culturale o ideologico, è bene chiarirsi le idee, la cosiddetta insicurezza percepita nasce proprio dalla mancanza di dati reali, da paure e campagne stampa , cio' non significa sminuire i problemi derivanti da fenomeni in crescita come spaccio e criminalità che non saranno combattuti dagli inutili daspo urbani . E' comunque innegabile che sia proprio la riduzione della spesa sociale la causa dell'aumento delle devianze, delle dipendenze.

Prendiamo ad esempio la movida, il risultato delle politiche intraprese per 30 anni da tanti sindaci tra permessi concessi con eccessiva liberalità per l'apertura di bar e ristoranti in numero impressionante. I permessi sono figli di una idea della città bottegaia, oggi ne paghiamo le conseguenze. Nell'estate 2018 è bene operare una riflessione sui protocolli di intesa tra Comuni e Prefetture a 20 anni dalla loro ideazione, analogo discorso vale per il Paccetto sicurezza che una decina di anni fa venne adottato per inasprire le pene sui reati predatori e per chiamare in causa direttamente i Sindaci nella lotta contro spaccio e consumo di droghe, prostituzione, accattonaggio, fenomeni di violenza, sfruttamento di minori e disabili, danneggiamento al patrimonio pubblico e privato, incuria, degrado, occupazioni abusive, pubblica viabilità, decoro urbano. Non dimentichiamo che proprio nel 2011 la Corte Costituzionale decise che i provvedimenti dei sindaci dovevano essere dettati solo da ragioni eccezionali, motivi urgenti e contingibili, al contrario sono divenuti una pratica quotidiana con ordinanze spesso bocciate dal Tar

D ma i regolamenti della Polizia municipale sono spesso obsoleti

Siamo sempre piu' preoccupato da certi Regolamenti di polizia locale che rispondono a logiche securitarie e finalizzate a costruire dei nuclei speciali nella Pm con mansioni praticamente equivalenti a qualche squadra speciale e operativa della Ps. Non crediamo sia questo il ruolo della Pm, anche chi non vuole limitarsi al rispetto del codice della strada non pensa a un ruolo della Pm sempre piu' spostato verso ruoli da ps e cc. Lo abbiamo detto tante volte ricordando le innumerevoli funzioni spettanti alla Pm ma ormai i vigili non si assumono piu' per garantire questi servizi che vanno dal controllo del traffico, all'annona che si occupa dei prezzi alla lotta contro l'abusivismo edilizio senza dimenticare il ruolo del vigile di quartiere. Se un regolamento è vecchio va aggiornato ma non stravolto. E poi la riscrittura in quale ottica avviene? E questo discorso non vale solo per il regolamento di polizia urbana..

Ricordiamo che il 70% delle ordinanze dei sindaci e delle sanzioni è destinato a colpire gli emarginati, i cosiddetti ultimi, i destinatari dei provvedimenti del daspo urbano . Sorvegliare e punire, non pensiamo a Focault ma ad una logica che porta i sindaci a un processo di penalizzazione dei corpi piu' deboli ed emarginati della società. Gli agenti di Polizia Municipale sono tra l'incudine e il martello, per questo è bene aprire il confronto sull'utilizzo della Pm che per noi resta quello tradizionale di ausilio delle altre forze dell'ordine e soprattutto di contrasto all'inquinamento, agli abusi edilizi, alla sofistificazione alimentare, al rispetto del codice della strada. Al vigile con il manganello continuiamo a preferire il vigile di quartiere.





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