Dinamiche repressive del capitale

 Dinamiche repressive del capitale



 
Il diritto di sciopero viene compresso in certi momenti storici quando il tasso di conflittualità diventa elevato, la risposta padronale è quella di rivedere il sistema di norme in chiave conservatrice e repressiva. 
Dovremmo ricordarci sempre della lezione impartita a fini anni ottanta quando prendevano corpo i processi di privatizzazione, davanti a scioperi e mobilitazioni di piazza arrivò la legge 146 successivamente rafforzata ed estesa a diversi settori. 
Se oggi il Governo abbassa le tasse, la spiegazione logica è solo una: il padronato è contrario ad oggi legge Patrimoniale ma anche al ripristino di aliquote fiscali progressive, non intende adeguare i salari al costo della vita e spinge la maggioranza a farsi carico di oneri prettamente datoriali. La contraddizione è occultata, mancheranno risorse al welfare e sarà inevitabile partire con ulteriori processi di privatizzazione.
 
Un'altra considerazione riguarda la lettura dei numeri dai quali possiamo trarre analisi e conclusioni anche errate, al contrario di quanto avveniva nei 30 anni successivi alla Seconda Guerra mondiale la crescita economica non si traduce oggi nel miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, la ricchezza prodotta va in prevalenza ai profitti e ai dividendi tra gli azionisti non si traduce in risorse al welfare e incrementi salariali.
Siamo arrivati al punto che Fiom Fim e Uilm hanno chiesto a Leonardo di corrispondere una sorta di bonus per la evoluzione tecnologica che fa alimentare la produzione e i profitti, è comodo subire passivamente il fascino della IA senza chiedersi ad esempio l'apporto della stessa alle nuove tecnologie di guerra.
 
Da due anni l'occupazione in alcuni paesi europei è in calo, abbiamo dati preoccupanti provenienti dalla Gran Bretagna e nonostante indicatori positivi provenienti dalla economia locale
 
La lezione inglese non è isolata, gli ultimi lustri raccontano una storia ripetutasi nel tempo e in Gb, come in altri paesi, siamo davanti a dinamiche e contraddizioni strutturali del capitalismo contemporaneo per cui la crescita può anche non produrre occupazione e ritorno sociale della ricchezza.
 
Un successivo ragionamento dovrebbe riguardare i settori maggiormente colpiti, di certo se la domanda resta debole anche i segnali di ripresa dell'economia saranno contenuti.
 
E i mercati internazionali, erroneamente ritenuti il principale strumento di valutazione degli andamenti economici, risentono da anni ormai di una situazione di incertezza derivante dagli aumenti dei costi energetici che poi  generano a loro volta inflazione. 
 
Le norme che hanno frammentato e precarizzato il lavoro sono arrivate a loro volta in un contesto storico in cui il costo del lavoro andava abbattuto p"per la competitività dei sistema". le conseguenze di quelle insane scelte oggi vengono valutate criticamente ogni qual volta si stenta a trovare forza lavoro specializzata, formata e da impiegare prontamente
 
Ma un altro dato sfugge alla attenzione mediatica: nonostante aiuti e sgravi le imprese hanno iniziato a ridurre il personale o ad assumerlo temporaneamente. Valga questo elemento per confutare un luogo comune caro anche al sindacalismo moderato secondo cui gli aiuti alle imprese genereranno occupazione e ricadute sociali positive. 
 
Ancora una volta il Labour in Inghilterra tradisce le aspettative del suo elettorato e sposa una linea neo liberista come ai tempi di Blair. Sempre i socialisti britannici hanno dato uno straordinario impulso al riarmo e alla spesa militare, con questi biglietti da visita siamo sempre convinti che il centrosinistra possa rappresentare un'alternativa alla destra guerrafondaia nei paesi europei?
 
La cronica debolezza della domanda (a dimostrare come le condizioni di vita e di lavoro e gli stessi livelli retributivi siano in regressione) unita all’aumento delle pressioni inflazionistiche rappresentano le autentiche preoccupazioni con cui fare i conti prima che sia troppo tardi. 
 
Ma l'economia di guerra spinge altrove, a non dare sostegno ai consumi e agli investimenti, evitare di rafforzare il welfare indirizzando risorse al Riarmo stabilendo alla fine un insieme di priorità che renderanno strutturale il ricorso alla guerra.
 
E nonostante i facili entusiasmi di Cgil Cisl Uil dovremmo guardare alla intelligenza artificiale con un occhio critico sapendo che le nuove tecnologie, al contrario di alcune delle vecchie, avranno impatti assai negativi sulla occupazione
 
Alla fine la domanda alla quale si evita di rispondere è sempre la stessa: chi guadagnerà dalle nuove tecnologie e dall'accrescimento della produttività?
Risposta scontata
 
 Le imprese saranno ostacolate qualora vorranno imporre ritmi intensivi e  spostare produzioni, investimenti e catene di fornitura da un paese all’altro? Chi gestisce e chi controlla quel progresso e come vengono distribuiti i suoi risultati? Domanda anche questa scontata ma di difficile risposta se pensiamo alla attuale composizione del capitale con forti componenti finanziarie e speculative in posizione dominante.
Sarà il caso di aprire presto una riflessione collettiva prima di essere travolti da uno tsunami?
 

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