Nebbie all'orizzonte: dal Documento Programmatico di Finanza Pubblica alla prossima Finanziaria

 

Era scontato che l’Ufficio Parlamentare di Bilancio validasse le previsioni del DPFP (Documento Programmatico di Finanza Pubblica) anche perché il ministro Giorgetti si è avvalso della collaborazione degli esperti, tuttavia bisogna anche saper leggere tra le righe il documento che sintetizza l’audizione della Presidenza Upb in Commissione bilancio e coglierne alcune criticità.

 


Un economista esprimerà il proprio disappunto per la politica estera Trumpiana che si porta dietro il rincaro di gas e petrolio descrivendola come “attenuazione delle ostilità all’inizio dell’estate” e di freno ai transiti nello Stretto di Hormuz che generano a loro volta pressioni sui prezzi, sui consumi e sugli equilibri finanziari

Siamo poi abituati a leggere previsioni di andamento dell’economia seguite da correttivi di varia natura, i prezzi energetici e i tassi di interesse aumentano alimentando la crisi economica, se poi dovessimo acquistare dagli USA il gas e il petrolio russo a 4 o 5 volte tanto quanto lo pagavamo pochi anni or sono, la UE dovrebbe prendere atto del suo stesso fallimento.

Nel 2025 gli assicurati INPS hanno raggiunto un picco storico di 27,2 milioni, con un aumento di 244.000 lavoratori rispetto al 2024 e di 1,7 milioni rispetto al 2019. Difficile ammetterlo ma questi numeri potrebbero confermare che i posti di lavoro di nuova creazione sono il risultato dei tagli delle tasse alle imprese, di scelte governative che hanno sostituito la parte datoriale accollandosi l’onere di incrementare le buste paga. E quindi potremmo finire con un attestato di stima verso l’operato del Governo.

Sempre stando ai dati, I lavoratori dipendenti hanno superato quota 21 milioni, l'occupazione è trainata da alcune categorie tra il 2019 e il 2025: i lavoratori under 34 sono cresciuti del 12,4%, le donne del 7,8%, i lavoratori extra-UE del 35,5% (un dipendente su sette è straniero) e gli over 55 (passati da 6 a 7,6 milioni). L’apporto dei migranti è rilevante anche se i loro salari continuano ad essere inferiori a quelli degli autoctoni, tanto il DPFP quanto il rapporto annuale INPS parlano di crescita salariale moderata o di stipendi bassi e insufficienti a fronteggiare la inflazione e l’aumento dei prezzi, non fanno insomma i conti con la primaria causa della erosione del potere di acquisto ossia il codice Ipca

Nel rapporto INPS scopriamo che l’aumento dell’occupazione avviene nei servizi ma non nella manifattura e nei settori con alto valore aggiunto, nei settori a basso tasso innovativo e tecnologico per essere chiari. 

Se la manifattura non cresce anche il fabbisogno di energia sarà più contenuto, nel frattempo la inflazione in Italia raggiunge il 4,2 per cento attestandosi a medie superiori a quelle europee e non è detto che il nostro paese possa rientrare dalla procedura di infrazione perché il suo debito ha superato il 3% del PIL avendo già fallito questo obiettivo, seppur di poco, per due anni consecutivi

Pesa poi sull’Italia la dipendenza dai combustibili fossili, da qui l’ascesa della opzione nucleare.

Tra i problemi dell’Italia resta la mancata crescita della domanda (a conferma che la erosione del potere di acquisto è stata inarrestabile), la crescita quasi irrisoria dell’economia nei prossimi due anni.

Svanito l’effetto PNRR sull’economia italiana saranno dolori, di questo non si parla abbastanza, come non si spende una parola sull’aumento, per sopraggiunti limiti di età, dei pensionamenti che spingerà ad innalzare l’età di uscita dal lavoro magari con penalizzazione per chi non volesse restare, dopo una certa età, in produzione.

La vera novità della manovra è stabilita da due argomenti, l’ultimo (di cui leggiamo in queste ore sulla stampa) la elevazione dello scaglione Irpef del 33 per cento da redditi di 50 mila a redditi di 60 mila euro. Una ipotesi folle che mira a conquistare parte dell’elettorato in vista delle prossime elezioni politiche, da parte nostra rilanciamo invece l’applicazione di più scaglioni, come negli anni settanta, scaglioni progressivi per far pagare meno tasse a chi percepisce redditi inferiori a 50 mila euro aumentando in progressione gli altri.

Proposta di buon senso, potremmo arditamente definirla democristiana, destinata ad infrangersi nella propaganda “meno tasse” a cui tanto i sindacati quanto i partiti di destra e di sinistra si sono piegati.

L’altro elemento di attualità è rappresentato dall’aumento delle spese militari ed energetiche in deroga al tetto di spesa ossia i parametri e alle regole che disciplinano il Bilancio. Se la spesa militare crescerà meno di quanto richiesto dalla Nato, è pur vero che è destinata ad aumentare e il Governo Italiano potrà procedere con nuovi investimenti. La clausola di salvaguardia nazionale permette fi finanziare la difesa e la cosiddetta sicurezza energetica destinando ad entrambe nei prossimi due anni ben 29 miliardi di euro pari allo 0,6 per cento del PIL

In assenza di dati e analisi precise, è lecito che per far quadrare i conti, potrebbe arrivare qualche privatizzazione o il contenimento forzato della spesa pubblica sotto forma di riduzione del welfare, ancora pochi giorni e lo scopriremo leggendo la manovra di Bilancio.

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