Impressioni a caldo sulle vicende siriane
Impressioni a caldo sulle vicende siriane
di Raffaele Picarelli, Rodrigo Rivas e Andrea Vento
Mattina presto di domenica 8 dicembre, con la
situazione ancora in fase di sviluppo
È in corso una spartizione della Siria.
Tutte le parti, chi più chi meno, sono coinvolte. Due
attori scompaiono.
Ritengo che la Russia abbia deciso, fin dal momento
delle elezioni Usa e del loro esito, di trovare un accordo globale con la nuova
amministrazione statunitense, le cui forti pulsioni antiraniane non erano state
celate da Trump in varie occasioni negli scorsi mesi.
Il Sette Ottobre è stata l'ultima disperata carta
della Resistenza palestinese, come i disperati attacchi dei kamikaze
giapponesi alla flotta americana nel Pacifico.
Il Sette ottobre è stato sostanzialmente considerato
un atto terroristico da Russia, Cina e stati arabi (non dall'Iran e dal governo
siriano). Sono stati condannati solo gli "eccessi" di Israele.
Recentissima cartina di tornasole è stato il violento
attacco di Assad ai governi arabi, nel giorno della sua riammissione nella lega
araba, per la loro terribile inazione nel genocidio di Gaza, inazione
accompagnata da una notevole quantità di inutili parole di
condanna da parte loro e della Turchia.
l'Occidente, Israele, la stragrande maggioranza dei
paesi arabi, Russia e Cina (non l'Iran) guardano tutti al cadavere dell'Anp per
dirigere sotto l'egida israeliana o di un proxy un po' di tutti (come l'Arabia
Saudita), Gaza e Cisgiordania, accompagnati dal falso e fuorviante ombrello dei
"due stati".
Al di là dei movimenti tattici di questi giorni,
l'atteggiamento russo di ambiguità e di disimpegno si è palesato nella mancata
risposta ai bombardamenti israeliani sulla Siria.
La partnership militare Russia--Iran, che doveva
perfezionarsi a Kazan, non ha visto mai la luce: e questo perché il forte
impegno iraniano a favore della lotta palestinese avrebbe comportato, in caso
di suo perfezionamento dell'accordo, un coinvolgimento DIRETTO DELLA RUSSIA
CONTRO TRUMP. Cosa che la Russia assolutamente non vuole perché punta ad un
accettabile accordo con gli Usa sulla vicenda ucraina, del quale ritiene Trump
un capace garante.
L'Iran e la Siria si sono trovati soli. E allora?
A mio modesto giudizio, nel vertice di Doha
Russia-Turchia-Iran di venerdì scorso e nei colloqui tenutisi in appendice tra
Iran e Arabia Saudita, si è deciso il nuovo riassetto dell'area, da coordinare
con Usa e Israele.
Sì può verosimilmente prevedere che esso conterrà:
1) l'abbandono del governo di Assad, di Hamas e di
Gaza, dove in queste ore sono cominciate le deportazioni
organizzate. Cioè l'abbandono degli attori più deboli;
2) una spartizione della Siria e un riconoscimento
reciproco di aree di pertinenza in favore di Turchia, curdi, Hts (e quindi
Occidente), Russia, Israele e , in misura assolutamente ridimensionata, Iran
tramite Hezbollah;
3) una riverniciatura, in chiave di spendibilità
dell'Hts alle opinioni occidentali (no a sgozzamenti, sventramenti etc.). Un
fermo al progetto trumpiano dello scontro, anche diretto, Usa/Iran;
4) la sopravvivenza di un Hezbollah normalizzato e più
arrendevole sul piano territoriale del Golan e delle aree adiacenti in cambio
di una maggiore cooptazione del movimento (e del partito) nel quadro
istituzionale libanese, ruolo questo che probabilmente anche l'Occidente
riconoscerebbe;
5) una reviviscenza degli accordi di Abramo, con il
"contentino" per Russia e governi arabi della riverniciatura del
logoro e irreale slogan "dei due Stati" per la Palestina;
6) un riconoscimento delle basi russe, navale e aerea,
e delle aree adiacenti;
7) un accordo di sostanziale coesistenza (che
coinvolga la Cina rimasta inerte in tutta la vicenda siriana) tra le esigenze
commerciali e infrastrutturali di tutti gli attori.
Quindi una normalizzazione che vede cedere la Russia e
l'Iran (ma anche la Cina) e che vede prevalere, ci auguriamo nel breve periodo,
l'integralismo sionista dell'amministrazione Trump declinata in salsa
pragmatista e risultativista.
Raffaele Picarelli
Ciao Raffaele,
Stavolta sono sostanzialmente d'accordo con te.
La tua mi sembra un'analisi lucida e disincantata.
Manca, ma non cambierebbe nulla dal punto di vista
dell'attualità, una riflessione su ciò che Assad rappresentava per la Siria.
Penso, ma bisognerebbe approfondirlo, che fosse solo un proconsole rimasto
in piedi grazie agli appoggi esterni, e in questo senso la sua scomparsa non mi
addolora particolarmente.
Nell'insieme,
mi pare possibile distaccare 4 cose:
a) la perversa lucidità e continuità della politica
sionista
b) il livello di bassezza morale di chi pensa di poter
convivere con i tagliagola, addirittura occupandosi di riverniciarli
c) l'accelerazione del ritorno al profondo medioevo. Certo,
so bene che si tratta di un medioevo tecnologico, con scope volanti e draghi
assortiti, ma ciò non incide affatto sulla sua natura repellente. E non
s'intravvedono re Artù e Lancilloto.
Anzi, se comparisse un novello Robin Hood, lo appenderebbero ad un albero i
suoi, per coglione
Un abbraccione
P.S.: quali sarebbero le zone lasciate agli alauiti che i fanatici possono
rispettare?
Lo chiedo perché, secondo me, specie il fanatismo non può accettare zone
franche, e cioè zone in cui la vita si organizza diversamente, perché ciò
tradirebbe la sua verve messianica.
Un abbraccione a Mariella
Rodrigo Rivas
Cari amici
Credo che una riflessione vada fatta anche
sull'eccessiva enfasi posta in questi ultimi 2 anni al cosiddetto campo
antimperialista che, oltre a non avermi mai convinto come unica chiave di
lettura di ogni situazione come invece settori della nostra area hanno proposto
con forza, alla luce di questa vicenda, ne vada ridefinita l'essenza.
A me hanno sempre insegnato che benché da posizioni
contrapposte, spesso anche aspre, i soggetti geopolitici hanno quasi sempre
mantenuto il dialogo e cercato di trovare accordi in sede diplomatica per
ottenere vantaggi o quantomeno limitare danni. L'aver eretto la Russia a
bastione antimperialista, scambiandolo per la forza propulsiva della
rivoluzione proletaria mondiale, è stato un errore analitico strategico.
La Russia persegue giustamente la propria politica di
potenza nell'ottica del proprio interesse nazionale e, anche sulla scorta della
grande capacità diplomatica, cerca sempre di tessere la tela del dialogo con
tutti, da Israele, alla Turchia, dal paesi del golfo all'Iraq. L'errore è
averla eretta a paladina degli oppressi dell'imperialismo. Le ultime vicende
mediorientali dimostrano che la Russia ha fatto pochissimo per i palestinesi e
ora per difendere Assad.
La stessa chiave di lettura distorta che porta all'insopportabile
falso storico dei curdi agenti dell'imperialismo usa. Quando i curdi fra fine
2014 e inizio 2015 erano assediati a Kobane e combattevano casa per casa
contro l'isis, la Turchia ha sigillato il confine e la Russia si è
disinteressata, lasciando così campo all'intervento aereo usa. Stati uniti che
poi hanno sostenuto le Sdf in tutta la campagna di liberazione della Siria
orientale dall'isis, facendone anche un uso strumentale visto che in quella
fase erano gli unici in grado di respingere l'isis sul campo. Perché è intervenuta
tardivamente la Russia e solo in appoggio a Damasco e non ha sostenuto lo
sforzo militare dei curdi?
I curdi non sono agenti dell'imperialismo come la
falsa narrazione vuol far credere, bensì perseguono, insieme ad altri popoli
della regione, il proprio progetto di autogoverno in base ai loro principi che
evidentemente piace visto che vi si sono unite anche tribù arabo sunnite.
E in quest'ottica, come insegna la Russia, tessono la
tela diplomatica con chi trovano conveniente.
Che non sono la quinta colonna usa in Siria è
confermato dal fatto che Trump non ha esitato a dare via libera all'invasione
prima del cantone di Afrin nel 2018 dal quale sono passati i rifornimenti per
la sacra di idlib.., e poi della fascia di confine di parte del cantone di kobane
nel 2019, da parte della Turchia con massacri e pulizia etnica.
Uno a questo punto dirà, così imparano ad accettare
l'aiuto degli Usa..ma non mi sembra che anche la Russia nonostante il solido rapporto
50ennale abbia fatto molto per salvare Assad. Credo piuttosto si sia
preoccupata di avere garanzie per la parte costiera dove si trovano le due
basi, Tartus e vicino Latakia, che, fra l'altro è anche la zona a
maggioranza alawita. Essendo l'esercito imperniato su alti ufficiali alawiti
può anche darsi che non abbiano dato ordine di combattere a difesa della
capitale, peraltro a maggioranza sunnita, in cambio di garanzie per le sorti
dell'esrcito e i territori alawiti, abbandonando Assad.
Credo che le narrazioni distorte ai danni dei curdi
siano state una brutta pagina che, non solo non ha riscontri storici, ma che è
palesemente smentita dalle vicende in corso in quanto è evidente che ogni
soggetto geopolitico persegue i propri fini e interessi e cerca di raggiungerli
in primis col dialogo. La Russia è maestra in questo e lo ha dimostrato anche
in questa occasione.
In conclusione credo che:
1) La vera sconfitta di questi sviluppi è a mio avviso
l'Iran che ne esce geopoliticamente ridimensionato a seguito del sostanziale
sfaldamento dell'asse sciita della cosiddetta resistenza che perde la
continuità territoriale dell'altopiano iranico al mediterraneo.
2) Hezbollah è pesantemente indebolito, Assad è
fuggito all'estero e l'Iraq è da 20 anni inconsistente. Restano gli Houti dello
Yemen, vedremo cosa decideranno di fare.
3) Da questa guerra globale mediorientale esce
vincitrice la Turchia, vero sponsor dell'operazione e in secondo luogo Israele
e gli Usa, la Russia limita i danni e la questione palestinese verrà chiusa da
Trump a modo suo.
Del futuro della Siria non oso previsioni in merito
agli sviluppi interni, perché al momento in questa fase convulsa non ho
elementi. Sul piano internazionale sarà filo turca e vicino a Usa e Israele.
Il nuovo volto del Medio Oriente perseguito e non
realizzato da Trump nel primo mandato, lo troverà in dono sulla scrivania dello
studio ovale quando si insedierà il 20 gennaio.
Prodigi della geopolitica
Andrea
Vento
Ciao Andrea
Ho già detto cosa penso nella risposta spedita a
Raffaele
Aggiungo pochi appunti
a) sui curdi concordo con te e, infatti, prevedo che
la sistemazione concordata della regione lì lascerà fuori. Paria erano, paria
resteranno.
b) il regime di Assad stava in piedi con lo sputo e la
sua scomparsa non è un assolutamente dramma, almeno per me, in quanto non ho
simpatie per nessuna dittatura personali, nemmeno quando assumono posizioni
antimperialiste.
c) oltre agli iraniani e ai curdi, gli altri sconfitti
per davvero sono i palestinesi.
Per loro si
prospettano lunghi tempi d'isolamento
d) visto l'atteggiamento della Russia e della Cina,
confermo tutte le mie perplessità sui BRICS la cui unica positività intravvedo
nei confronti del dollaro e, se ci riuscirà no, per la messa in piedi di un
sistema finanziario alternativo.
e) prevedo una nuova stretta sugli immigrati, a
partire dai siriani. Per la UE è un modo di riallinearsi alla bulloterapia
trumpiana. Il loro senso della opportunità è opportunismo allo stato puro. Poi
magari si sorprendono dal fatto che sono in-credibili.
f) è la crisi sistemica baby. La geopolitica ne è solo
uno strumento di lettura.
Aggiungo: se la politica fosse davvero solo questo,
considererei più utile darmi agli scacchi.
Non sono ancora arrivato a questa conclusione.
Rodrigo Rivas
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