Scrittura e memoria
Rivista.eco, diretta dal professor Mario Salomone, presenta:
Raccontarsi è bello
di LAURA TUSSI
Scrivere per sé, di sé e per gli altri è un atto bello
che apre la mente. È un’azione liberatoria che comporta un’analisi interiore e introspettiva
attenta a far emergere dall’interiorità i nostri traumi, i tasti dolenti, le
difficoltà, ma soprattutto la scrittura fa emergere il bello dell’esistenza
Scrivere per sé, di sé e per gli altri è un atto bello
che apre la mente. «Un tema che mi sta a cuore è la pace, perché da piccola
sentivo in famiglia la storia di mio nonno che ha contribuito alla Resistenza
antifascista, come personalità libertaria, come resistente, compiendo sabotaggi
e partecipando in qualità di operaio della Breda di Sesto San Giovanni agli
scioperi del 1943 e 44».
Scrivere per sé, di sé e per gli altri è un atto bello
che apre la mente.
È un’azione liberatoria che comporta un’analisi interiore e introspettiva
attenta a far emergere dall’interiorità i nostri traumi, i tasti dolenti, le
difficoltà, ma soprattutto la scrittura fa emergere il bello dell’esistenza
anche quando si raccontano eventi importanti esterni a noi, ma che pur ci
appartengono e ci riguardano.
Dobbiamo essere felici già per il solo fatto di vivere, di esistere e
assaporare e raccontare e scrivere l’esistente e dobbiamo gioire di ciò che ci
circonda e della vita in qualsiasi condizione essa ci ponga, perché anche
questo è un atteggiamento nonviolento di apertura mentale.
L’analisi dell’io interiore e gli scritti di eventi e argomenti che ci
stanno a cuore, possono essere condotti anche con l’animo e l’ausilio di un
mentore, di un amico, di un maestro, entità maschile e femminile, che ci
accompagnano nel percorso dell’esistere.
In quanto esistere non è una malattia dell’anima, un problema viscerale, ma
una grande risorsa, un dono della cosmicità materna, il più bel privilegio che
madre terra ci abbia concesso.
L’esistenza può essere dedicata a percorsi e ricorsi ideali e valoriali,
verso principi positivi che noi vorremmo attuare nella vita come costruzione
per il superamento delle disuguaglianze del tessuto sociale.
Abbattere le barriere delle disuguaglianze
Un tema che mi sta a cuore è la pace, perché da piccola sentivo in famiglia
la storia di mio nonno che ha contribuito alla Resistenza partigiana
antifascista, come personalità libertaria, come resistente, compiendo sabotaggi
e partecipando in qualità di operaio della Breda di Sesto San Giovanni agli
scioperi del 1943 e 44. In famiglia ho sempre respirato il terrore, la paura e
la drammaticità della guerra di cui mi raccontavano i miei zii materni.
La pace è il bene sommo. È l’ideale altissimo per cui ciascuno di noi
dovrebbe agire nel cammino del proprio esistere.
La solidarietà è l’anticamera della pace, che non si deve esplicare tramite
l’assistenzialismo religioso o laico fine a sé stesso, ma deve abbattere le
barriere delle disuguaglianze di ogni tipo nel tessuto sociale e agevolare
prospettive per creare lavoro pulito per tutti e attivare mezzi sociali utili
per prevenire, risolvere e trascendere i conflitti. Mi piace scrivere di
disarmo e pace perché è importante.
Ma cosa è la pace? E l’assenza di conflitto? La pace è soprattutto disarmo.
È una dimensione non solo interiore, ma terrena che comporta sia l’assenza di
guerra, ma soprattutto l’accordo e l’amore tra persone, genti, popoli e
minoranze. Tramite incontri pubblici è possibile creare ambiti e percorsi di
pace, ossia comunità sociali in costante dialogo con persone di ogni credo
politico e anche religioso che pongono agli interlocutori domande su quanto
viene esplicitato, ad esempio durante la presentazione in pubblico di uno
scritto e di un libro di spessore.
Nel libro, ideali e speranze
Il libro diventa un incunabolo, ossia un ricettore di ideali e speranze e
diventa uno scritto collettivo appartenente a tutti: diviene un bene comune
ricco di contenuti, principi, valori, quali il disarmo, la pace e l’amore tra
gli esseri umani, gli esseri viventi, gli animali e la natura nella sua
complessità. Certi libri contengono il portato valoriale della memoria storica
contro il nazifascismo con uno sguardo rivolto a un nuovo futuro possibile,
partendo dalla memoria degli eventi. Uno sguardo rivolto a un altro mondo
possibile più che mai urgente e necessario.
L’amore per la pace e per la vita non sono istanze e sentimenti passivi, ma
sono costantemente proiettati verso un nuovo futuro, verso la prossimità
dell’altro. All’interno delle comunità sociali, dove collettivamente si
attualizzano valori e ideali, insieme si raccolgono i frutti delle idee più
belle, anche solo quando gli ascoltatori, i destinatari di messaggi e tutti
coloro che apprezzano i contenuti di pace, ringraziano, questo è un evento
importante. Perché dai libri condivisi in comunità emergono prospettive di
speranza, di bellezza in quanto si creano proprio visioni di bellezza e bontà
dell’esistente e si pone soprattutto il giudizio sulle nefandezze, sulla
violenza, sulle ingiustizie sociali che permeano la società e di riflesso le
nostre vite.
Appellarci alle “stelle della Resistenza”
Essere figlie e figli di una cosmicità femminile, di una maternità terrena,
aiuta a travalicare le violenze del patriarcato, del maschile, del misogino,
dell’essere divino, unico Dio creatore, maschio e onnipotente perché siamo
donne accompagnate da uomini che vogliono il bene dell’universo e aborriscono
ogni forma di violenza.
La guerra di cui spesso sentivo parlare in famiglia è sempre più drammatica
e vicina.
Per questo esistono i coordinamenti antinucleari europei che si attivano e
si spendono per bloccare gli arsenali di morte della Nato, dove sono stoccate
le bombe nucleari statunitensi B-61 e quelle ancora più sofisticate per la
guerra del domani ossia le B 61-12.
Tutto il nostro essere di attivisti nonviolenti aborrisce la violenza e la
guerra e per questo mi piace scriverne intimamente. Scrivere in questo mio
diario virtuale. In questo mio diario intimo ma, al contempo plurale e
condiviso. E ancora penso alle nostre stelle, le “stelle della Resistenza” da
mio nonno al nostro amico partigiano deportato Emilio Bacio Capuzzo, scomparso
nella data storica del 2017 per il Premio Nobel per la pace a Ican, fino ad
arrivare al papà Partigiano Luciano Marescotti e ai grandi padri del pacifismo
da Stéphane Hessel a Edgar Morin a Turoldo. Coloro che ci insegnano sempre a
amare la vita, gli altri anche nei momenti più bui e oscuri dove i demoni della
mente si impadroniscono dei nostri sensi. Ma appellarci alle stelle, alle “stelle
della Resistenza” è una salvezza per vincere le tenebre, il nefasto,
l’inimicizia, l’ostilità e la cattiveria e per far prevalere la bontà, l’amore,
la bellezza.
su Rivista.eco, Direttore Mario Salomone ,Sociologo
dell’ambiente, giornalista e scrittore, insegna Sociologia dell’ambiente nei
Master MACSIS dell’Università di Milano Bicocca e MASRA dell’Università di
Torino ed è stato professore di Sociologia dell’ambiente all’Università di
Bergamo e di Comunicazione politica alla Università IULM di Milano. È
Segretario Generale della rete mondiale di educazione ambientale, che organizza
ogni due anni i World Environmental Education Congress (WEEC).
È autore di numerose monografie, (tra cui Al verde!
La sfida dell’economia ecologica,
Carocci), di saggi, capitoli di opere collettive e articoli su riviste
scientifiche, quotidiani e riviste, nonché di romanzi e racconti. È direttore
di testate a carattere ambientale (la rivista scientifica “Culture della
sostenibilità” e “.eco”).
È stato presidente della FIMA (Federazione Italiana Media Ambientali) dalla
fondazione al 2017 ed è membro del Consiglio di amministrazione della
Fondazione Aurelio Peccei, sezione italiana del Club di Roma.
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