Pierino e il Lupo in versione pisana: la base che ancora non c'è e la militarizzazione che cresce sotto i nostri occhi
Da un paio di anni si è consolidata una convergenza politica tra alcune forze, di ispirazione comunista, oltre a delegati del sindacalismo di base, realtà piccole che hanno nel tempo focalizzato l'attenzione su guerra, economia di guerra, militarizzazione dei territori, processi repressivi e il ruolo della Nato.
Forse è proprio l'opposizione alla Alleanza Atlantica il tema unificante e di questi tempi, ormai da anni a dire il vero, è un tema difficile da affrontare anche in città politicizzate con variegata e diffusa presenza di studenti, collettivi, realtà di movimento. Anzi, paradossalmente, sono proprio le città dove si discute di meno, ove i temi non si approfondiscono e gli argomenti scomodi (analisi economica, internazionale ad esempio) vengono sostanzialmente rimossi o declinati a uso e consumo di singole realtà organizzate come se la conoscenza fosse solo riconducibile a verità prefabbricate.
Da quando, a metà anni settanta, il segretario dell'allora PCI Berlinguer dichiarò di sentirsi tranquillo sotto l'ombrello atlantico, ben pochi hanno messo in relazione la arrendevole politica estera italiana, appiattita sui voleri statunitensi, con scelte politiche discutibili che poi si ripercuotono in ogni campo. E l'accettazione della Nato ha accelerato processi economici che poi hanno portato alle politiche di austerità e alla cancellazione della scala mobile. Giusto a ricordare gli stretti legami tra questioni interne ed esterne.
Il nostro percorso è in via di esaurimento anche per i numeri limitati dei partecipanti ai presidi, numeri che nelle ultime settimane, dopo la mobilitazione dell'autunno scorso, iniziano a scarseggiare ovunque.
La domanda alla quale rispondere è una sola: che senso ha organizzare un presidio in occasione dell'anniversario della Nato se realtà contro la militarizzazione dei territori non si degnano di una presenza perfino simbolica, forse queste realtà giudicano secondario il ruolo della Nato e , in tale caso, come fanno a dirsi contrari alle basi Usa e Nato in Italia?
O, peggio ancora, certi temi vanno bene solo se a gestirne la trattazione sono alcune aree politiche?
In un paese nel quale il trasporto di armi è incessante lungo strade, ferrovie e attraverso linee di acqua, è sufficiente opporsi al trasporto senza riflettere sul ruolo delle basi Usa e Nato che poi per ammissioni del Pentagono rappresentano le insostituibili strutture logistiche di cui le guerre in corso non possono fare a meno?
Contraddizioni non da poco, ma non siamo qui a raccontarci le miserie politiche e umane, a partire dalle nostre, piuttosto a capire la ragione per la quale non esiste un movimento contro la guerra che si faccia carico non solo di singole "battaglie" ma affronti il tema della guerra sotto tutti i punti di vista (ad esempio il ruolo della militarizzazione di scuole ed università, la funzione che il mondo dell'istruzione e dell'università svolgono oggi con il venir meno di quel labile confine tra civile e militare), quando la stessa guerra sta provocando una impennata della inflazione, erode il potere di acquisto dei salari e delle pensioni, quando il riarmo destina alle armi risorse sottratte al welfare, alla sanità e alla istruzione.
E, visto che ci avviciniamo al 25 Aprile, sarà il caso di attualizzare il concetto e la pratica antifascista comprendendo cosa oggi sia il fascismo senza cercare facili scorciatoie. La storia novecentesca ad esempio ricorda che le basi Usa hanno accolto i gladiatori di quali per decenni non abbiamo avuto informazione alcuna pur svolgendo un ruolo all'interno dei dispositivi Nato in funzione anti comunista.
Di ragioni per parlare della Nato ancora oggi ve ne sarebbero fin troppe, forse sarà il caso di chiederci perchè tante realtà invece ritengono il tema superato . Ed è il caso quindi di fermarci e riflettere a partire da noi stessi.
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