L'università come laboratorio repressivo e securitario

 L'università e il mondo della istruzione è stato un laboratorio importante attraverso il quale il centro sinistra ha introdotto logiche e percorsi neoliberisti andando a smantellare pezzo dopo pezzo di quanto restava delle conquista ottenute tra gli anni sessanta e settanta. 


Senza essere nostalgici ma limitandosi a dei fatti incontrovertibili le prime aperture alle sciola azienda, alla presenza dei privati negli atenei, il collegamento stretto tra istruzione e imprese, la riscrittura di programmi, le logiche che hanno portato alla soppressione di alcune cattedre e corsi di laurea rispondono a un piano ben preciso e articolato. E tutti i movimenti succedutisi non hanno saputo confrontarsi con questo stato di cose preferendo deviare l'attenzione altrove

In tempi nei quali anche i giovani pensano che la difesa della costituzione sia il valore fondante della opposizione al governo delle destre, forse dovremmo ricordare  l’articolo 33 della Costituzione italiana secondo cui “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. 

La idea della libertà di insegnamento è quindi non un privilegio corporativo o una gentil concessione ma un'architrave di un modello sociale oggi rimesso in discussione dall'economia di guerra 

Argomentare, discutere, dissentire, proporre alternative rappresentano quindi un lusso che oggi non possiamo più permetterci perchè dobbiamo essere pronti e reattivi alle minacce interne e esterne. In estrema, e grossolana sintesi, questo è il messaggio lanciato da mesi e anche la ragione per la quale l'università sta diventando la palestra dove applicare protocolli di sicurezza,  codici di comportamento atti a normalizzare gli atenei, a sottoporre a rigido controllo studenti, ricercatori e docenti.

Chi pensava che il mondo della istruzione non avrebbe avuto il medesimo trattamento riservato, dai pacchetti sicurezza, alla logistica o ai movimenti dell'abitare, probabilmente aveva ignorato che proprio attraverso le scuole e le università passa l'economia di guerra che a sua volta necessita di ideologie e culture dominanti.

Poi possiamo anche pensare che alla fine gli spazi disciplinari possano produrre docilità, eppure la trasformazione dell'università è avvenuta anche attraverso la espulsione e marginalizzazione di tante figure scomode rispetto alle quali anche il silenzio dei movimenti studenteschi, dei sindacati e delle associazioni è stato a dir poco preoccupante. 

Normalizzando la università, il mondo della conoscenza la Repubblica democratica potrà indirizzarsi celermente verso la pratica securitaria e quindi all'ordine del giorno ci saranno iniziative atte a contenere, schedare, limitare ogni forma di protesta e di mobilitazione, i luoghi stessi dell'università saranno sottoposti a controllo, a codici di comportamento

Quanto sta avvenendo in queste settimane, con provvedimenti disciplinari a carico degli studenti ci riguarda da vicino, anche iniziative apparentemente neutre come borse di studio date a studenti s studentesse provenienti da aree di guerra diventano occasione di propaganda del Governo  e sono proprio i Rettori a muoversi, se non tutti la maggioranza di loro, in questa direzione . 

Non basta ribadire il concetto che la cultura alla fine generi divisione, discussione e conflitto, sono proprio queste conseguenze a rappresentare un ostacolo alla affermazione della cultura prodotta dalla economia di guerra, preferibile far passare messaggi rassicuranti per una comunicazione apparentemente neutra e destinata a produrre consenso.

Perchè oggi l'università, al pari della scuola, sta diventando un’istituzione di addestramento e in tale contesto la libertà politica dentro il mondo della conoscenza diventa un ostacolo ai processi determinati dalla guerra interna ed esterna. In questi scenari le proteste studentesche e dei ricercatori diventano un atto di aperta ostilità da circoscrivere, biasimare  e reprimere impugnando codici etici e comportamentali.

E' quanto sta accadendo oggi e noi dovremmo sforzarci di aprire una discussione per costruire mobilitazioni ragionate, non indignarci rispetto al singolo episodio ma cogliere invece il processo in atto se vogliamo avversarlo e arrestarlo.

La nuova repressione si manifesta non solo con le migliaia di denunce che arriveranno dopo le mobilitazioni autunnali ma anche attraverso la cosiddetta burocrazia amministrativa nella quale stanno anche imbrigliando l'azione sindacale, sono i protocolli comportamentali, i codici etici, le limitazioni, gli avvisi di varia natura la forma con la quale imbavagliare ogni forma odierna di conflittualità e lo fanno anche con il cosiddetto piano di riforma della governance universitaria proposto dal governo con il Ministero a nominare  i membri nei Consigli di amministrazione, ampliando il mandato dei Rettori e intensificando l'ingresso dei privati negli atenei


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