A Brescia, sciopero contro le armi all’aeroporto: lavoratori e movimenti per la pace fermano i voli militari

 A Brescia, sciopero contro le armi all’aeroporto: lavoratori e movimenti per la pace fermano i voli militari. Giorgio Cremaschi: “scegliere di non essere complici dei conflitti” 

di Laura Tussi

All’aeroporto “D’Annunzio” di Montichiari, a Brescia,  mobilitazione che unisce lavoro, etica e politica internazionale. Lo sciopero proclamato dall’Unione Sindacale di Base (USB), insieme a un presidio dei lavoratori, ha avuto un obiettivo preciso: fermare il transito di armi attraverso uno scalo civile.

Al centro della protesta, due voli cargo diretti in Kuwait, destinati – secondo quanto denunciato dal sindacato – al trasporto di materiale bellico verso il Golfo Persico. Uno dei voli è stato sospeso, un risultato che i promotori interpretano come una prima vittoria della mobilitazione.

“Montichiari deve restare un aeroporto civile”

La parola chiave della protesta è stata chiara: no alla militarizzazione. “Montichiari è e deve rimanere un aeroporto civile”, hanno ribadito i lavoratori e l’USB, denunciando una trasformazione progressiva degli scali commerciali in snodi logistici per operazioni militari.

Una posizione che non riguarda solo una vertenza locale, ma si inserisce in un quadro più ampio di opposizione alla corsa al riarmo e alla partecipazione indiretta ai conflitti. Il sindacato ha parlato apertamente di “questione morale” e di rischi per la sicurezza dei territori coinvolti.

Lavoratori protagonisti contro la guerra

Lo sciopero di Montichiari non è un episodio isolato. Negli ultimi anni, in diversi porti e aeroporti italiani, i lavoratori hanno iniziato a rifiutare il coinvolgimento diretto nelle filiere belliche.

A Brescia, questa presa di posizione si è tradotta in un gesto concreto: incrociare le braccia per impedire il passaggio di armi. Un atto che richiama una tradizione di lotte operaie per la pace, dove il lavoro non è considerato neutrale, ma responsabile rispetto agli effetti che produce.

Secondo USB, che  da tempo appoggia queste stesse istanze portate avanti dai lavoratori portuali, a cominciare dal CALP di Genova, trasportare armi non rientra nelle mansioni previste dai contratti nazionali e pone anche interrogativi giuridici, alla luce della legge 185/90 che regola l’export militare, soprattutto verso aree di conflitto o Paesi con violazioni dei diritti umani.

Il contesto internazionale e la denuncia sociale

La mobilitazione arriva in un momento segnato da forti tensioni globali. Il Kuwait, destinazione dei voli contestati, è inserito in uno scenario geopolitico complesso, legato ai conflitti in Medio Oriente.

Per i lavoratori e i movimenti, il punto è chiaro: non si può parlare di pace e allo stesso tempo contribuire, anche indirettamente, alla logistica della guerra. Da qui l’appello a una mobilitazione più ampia, capace di coinvolgere società civile e mondo del lavoro.

Cremaschi: “I lavoratori non devono essere complici”

Su questa linea si inseriscono anche le posizioni di Giorgio Cremaschi, storico leader sindacale e attivista, che da tempo sostiene il ruolo attivo dei lavoratori contro la guerra.

Cremaschi insiste su un punto decisivo: i lavoratori non sono semplici ingranaggi, ma soggetti consapevoli che possono scegliere di non essere complici dei conflitti. Il rifiuto di movimentare armi diventa così un atto politico e morale, oltre che sindacale.

Una protesta destinata a continuare

L’USB ha già annunciato che lo sciopero di Montichiari non sarà un caso isolato. Ogni volta che verranno segnalati voli con materiale bellico, saranno organizzate nuove mobilitazioni.

L’obiettivo è duplice: da un lato fermare concretamente il transito di armi, dall’altro aprire un dibattito pubblico sulla trasformazione degli aeroporti civili e sul ruolo dell’Italia nei conflitti internazionali.

In questo senso, la protesta di Brescia assume un valore che va oltre il territorio: è il segnale di una nuova consapevolezza, in cui il lavoro si confronta direttamente con le scelte di guerra e di pace.

 

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