Leonardo , Cingolani e Crosetto

 Il consenso alla guerra nasce da interessi materiali, le imprese produttrici di armi e la ricerca finalizzata a scopi duali muovono enormi capitali. 


In molti si stanno chiedendo la ragione della sostituzione a capo di Leonardo di quell'ex ministro Cingolani con il quale la industria italiana ha raggiunto elevati guadagni soprattutto sotto il profilo delle quote azionarie accresciute al pari di molte altre aziende del settore bellico. 

La cacciata di Cingolani, o meglio la sua sostituzione con un altro amministratore delegato, si potrebbe spiegare in tanti modi, ad esempio con lo sviluppo di quello Scudo spaziale, il Michelangelo Dome, che rappresenta una minaccia per analoghi prodotti israeliani e statunitensi e per quello in fieri con protagonisti vari paesi eccezion fatta per Italia e Francia. E la sostituzione di Cingolani è avvenuta con la opposizione del Ministro Crosetto?

E se i fatturati e le vendite sono considerevoli, i guadagni in Borsa lo sono in misura maggiore, questa è la caratteristica di tutte le azioni delle imprese produttrici di armi.

Nel 2018 la filiera di produzione della Leonardo era di 21,4 miliardi di euro e di questi solo 8,7 erano ascrivibili alla azienda Leonardo vera e propria, il resto invece veniva dall'indotto e dalla filiera.
 
Nel 2021, il valore della filiera di Leonardo era salito a 14,6 miliardi e quello della Leonardo a 9,8, per un totale di 24,4 miliardi, tre in più del 2018 ma per due terzi dovuto alla filiera.
 
Anche sul piano dei lavoratori occupati dal maggiore gruppo del complesso militare-industriale italiano si è passati dai 110mila (di cui 29mila della Leonardo e 81mila della filiera) ai 128mila del 2021 (anche qui 31mila nell’azienda madre e 97mila nella filiera) (dati Contropiano)
 
In pratica Leonardo sta a capo di un sistema assai complesso formato da migliaia di imprese  con quasi 100 mila dipendenti a cui aggiungere  il progetto Leap (Leonardo empowering advanced partnership) che vede coinvolte banche come Unicredit, Banca Intesa, Bnl-Paribas e la stessa Cassa Depositi e Prestiti.

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