Remigrazione e mercato del lavoro di Kikko Schettino
La norma da poco inserita all'interno del decreto (in)sicurezza proposto nuovamente dal governo prevede un incentivo agli avvocati che riescono a rimandare al luogo d'origine i migranti.
Questa strategia di corteggiare puristi della razza (una colossale fesseria concettuale) di Vannacci e fantocci simili da parte di Meloni & co. va in evidente contrasto con la situazione italiana.
Dal cosiddetto bel paese, secondo i dati ufficiali e non già attraverso perverse ideologie sono molti di più coloro che scappano (circa due milioni negli ultimi anni) che quelli che vengono e, a volte involontariamente, sono costretti a restare.
Si parla di remigrazione, concetto che statisticamente andrebbe ribaltato e offerto ai milioni di nostri figli, fratelli amiche e amici che sono stati indotti ad andare a trovare fortuna altrove.
Infatti la questione di base è che i livelli di sfruttamento in Italia sono spaventosamente maggiori che altrove, anche nella stessa Europa.
E se chi viene da contesti difficili, si può accontentare anche di salari da fame (1/3 delle famiglie di migranti pur lavorando vive in condizioni di povertà assoluta secondo i dati Istat), chi è nato in famiglie di lavoratori italiani vede le sue aspettative realizzarsi meglio altrove.
Come al solito, l'arma del razzismo viene usata per nascondere alle classi subordinate che la questione è esclusivamente di natura di classe.
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