Erosione del potere di acquisto, crisi dell'approvigionamento e interessi in aumento: la nostra spesa pubblica serve a sostenere Usa e Germania?

 Rincarano i generi elettrici, le materie prime raggiungono livelli mai visti, la crisi degli approvvigionamenti da anni si ripresenta periodicamente, svariate sono le ricadute negative sui imprese e famiglie, aumenta la inflazione e cade il potere di acquisto dei salari.


 Una realtà a tutti nota e suscettibile di ulteriori peggioramenti qualora la guerra in corso continuasse per settimane, fermo restando che attribuire alla guerra tutte le cause del mancato funzionamento del modo di produzione capitalistico potrebbe essere fin troppo facile.

 E' assente una discussione seria e franca dei paesi aderenti alla Ue con Bruxelles, sull'insieme delle regole che animano la gestione dei conti pubblici e la dinamica salariale della forza lavoro.  Riuscirà la Unione Europea a superare le attuali difficoltà mantenendo in vigore delle regole che al cospetto degli Usa appaiono come insensate misure di austerità? E quali saranno i costi sociali da sostenere?
 
Sul nostro presente e futuro incombono tre rischi: il costo dell'energia, la inflazione e i tassi di interesse. Dovremmo, ad onor del vero,  ragionare sulla mancata crescita dell'economia e sulla crisi sistemica ormai strutturale.
 
Se cresce la inflazione e si erode il potere di acquisto, se il costo del denaro aumenta gli interessi da pagare saranno sempre più alti e gli investimenti richiesti dall'economia. E' proprio il costo del denaro, e non la spesa per la forza lavoro, a pesare sui conti pubblici, asserire il contrario favorisce solo la miseria contrattuale. Da troppi anni invece si imputa alla forza lavoro scarsa flessibilità, rigidità oraria e contrattuale, una costante rivendicazione di diritti senza mai accettare i doversi, una lettura alquanto semplificata della realtà.
 
E' fin troppo facile imputare ai salariati responsabilità datoriali o statali, ad esempio a nessuno è mai venuto in mente di indagare sulla efficacia dei bonus e degli incentivi, sarebbe indispensabile domandarsi perchè nonostante PNRR, sgravi fiscali e Superbonus i dati occupazionali siano deludenti come anche le statistiche in materia di produttività. Il sistema italiano è legato a quello tedesco per la manifattura, a quello statunitense per il sistema industrial militare, siamo certi che  alla fine parte del nostro debito e della nostra stessa spesa non finisca con l'agevolare altre economie? I pro e i contro nella adesione alla Ue sono stati vagliati attentamente? Quale ruolo svolge l'Italia nelle filiere che contano?
 
Domande meritevoli di attenzione e risposte specie in temi nei quali si chiedono sacrifici crescenti dopo anni di miseria salariale e precariato
 
 
 

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