La riforma degli istituti tecnici: ritorno alla scuola di Gentile
Abbiamo intervistato Emiliano Gentili e Federico Giusti del centro studi politico sindacale sulla riforma degli istituti tecnici e dopo la uscita, in bozza, delle Indicazioni Nazionali per i Licei.
d Come giudicate questa ennesima contro riforma della scuola?
Il ritorno della Storia e della
Geografia come materie separate e autonome ci lascia basiti, come se potessimo parlare del colonialismo senza conoscerlo dal punto di vista economico, geografico con la nascita di alcuni Stati, poi c'è il capitolo dedicato all’Intelligenza Artificiale con un approccio che ci lascia a dir poco basiti ove si intende «non come un
contenuto separato, ma come una lente critica attraverso cui rileggere le
discipline».
Solo una lettura superficiale potrebbe scambiare le Indicazioni come frutto di un lavoro approssimativo, noi ci leggiamo qualcosa di più profondo e in chiave revisionista, una sorta di ritorno alla scuola di Gentile sotto certi aspetti.
Preoccupa che si voglia dare ai docenti una sorta di linea guida su come insegnare la materia, a forza di parlare di orientamento pratico troveremo presto un pensiero codificato, ideologicamente controllato, lontano anni luce dalla libera discussione, da un approccio interdisciplinare e dall'analisi delle fontì
d Parlateci della "Competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali"...
Dimentichiamo il passato, non parliamo di pluralità dei linguaggi e dell’integrazione
fra discipline di studio differenti, pensiamo invece a una visione del mondo italo centrica o occidentale centrica, questo approccio ci sembra eloquente non solo di una certa visione del mondo ma anche dell'utilizzo che ne potranno fare in chiave di attualità con la storiella dell'Occidente minacciato, della nostra civiltà assediata e in pericolo.
In questi anni abbiamo ricavato una precisa idea di cosa sia l’alternanza scuola-lavoro, eppure tra i tecnocrati del Ministero non esiste alcuna visione critica, le esperienze di alternanza sono intese come «il terreno ideale per consolidare il raccordo con la formazione terziaria», ossia universitaria.
Merita attenzione il proliferare delle tipologie di liceo, uno su tutti, il Liceo del Made in Italy, che prevede un maggior numero di ore di alternanza rispetto agli altri e si è rivelato un flop in termini di iscrizioni, o il futuro Liceo chimico, agrario, meccanico e tessile che potrebbe partire nel giro di un paio d’anni. Secondo noi l'ottica del Governo è quella dell’orientamento professionalizzante della didattica, con un’istruzione sempre più succube del mondo del lavoro, le cui caratteristiche sono determinate dai desiderata delle imprese. Le Indicazioni confermano una concezione dell’istruzione liceale meno votata alla conoscenza come mezzo di nobilitazione della persona – una volta i Licei erano uno dei luoghi centrali per la formazione della classe dirigente –, al fine di confezionare delle nuove generazioni preparate non tanto a una cittadinanza consapevole quanto, invece, al lavoro operaio specializzato. Alcune riforme dell’attuale Governo, come quella degli istituti tecnico-professionali e delle ITS Academy, sono in tal senso indicative. Se pensano che il Rilancio dei tecnici sia trasformali in Istituti professionali finiranno presto con lo svilire queste scuole e le loro stesse finalità formative ed educative.
d E sull'immigrazione? Molti degli studenti di domani saranno proprio i figli dei migranti
Siamo davanti alla assenza totale di riferimenti alla ricchezza culturale presente nelle classi a causa dell’immigrazione, così come pure la critica all’«espressione di proteste, come quelle che sfociano a volte in atti illeciti», che sono state negli anni – un veicolo formidabile di democrazia e critica sociale nel contesto dell’istruzione superiore.
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