Riformare il welfare, non elemosinare lo smart
La presidenza del Consiglio non deve accordare favore ma solo rispettare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici fragili e dei cargiver.
Per farlo è necessario prendere atto che il nostro welfare è lo stesso di quando le famiglie italiane erano monoreddito, al contrario oggi solo con due salari si arriva, male in tanti casi, a fine mese. Aggiornare il welfare aumentando le risorse ad esso destinato, stabilire delle priorità di intervento, è una priorità e non una gentil concessione.
Lo stato sociale dovrebbe evolversi e tenere conto dei bisogni reali, ampliare i servizi considerando l'innalzarsi dell'età media della popolazione ma guardando anche alle richieste, crescenti, delle giovani famiglie.
Oggi chi ha un figlio minore o un non autosufficiente in famiglia è costretto a fare i salti mortali, ad indebitarsi per garantire l'assistenza e la cura, mancano perfino i permessi retribuiti per farlo.
Oggi la Presidenza del Consiglio dei Ministri vorrebbe concedere maggiore spazio ai suoi dipendenti per lo Smart working dopo averlo ridotto a un solo giorno e aver ricevuto in cambio assemblee e uno sciopero del personale.
Ma la occasione, e anche la lettura della circolare sulla quale stendiamo un velo pietoso, si presta per aprire una discussione riguardante lo smart, i permessi da accordare ai fragili, la considerazione dello smart come gentil concessione ma diversa modalità di lavoro, smart che non dia adito a riduzioni economiche, a mancate applicazioni di istituti contrattuali o a penalizzazioni di sorta.
Cub Pisa
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