Decreto 1 Maggio del Governo Meloni: la montagna partorisce il topolino o la pezza è peggiore del buco?
In attesa di avere il testo finale, essendo girate varie bozze e dopo avere ascoltato la conferenza stampa dopo il Consiglio dei Ministri, non possiamo che palesare il nostro sconcerto per un decreto tardivo, costruito sulle detassazioni e sui bonus
Cosa manca al decreto?
- Il salario minimo per legge e delle regole che restituiscano dignità e forza alla contrattazione collettiva. Ci si limita ai contratti nazionali siglati dai sindacati rappresentativi quando invece sappiamo che anche questi Contratti nazionali non sono adeguati a salvaguardare i salari. Si fanno tante chiacchere ma resteranno salari da fame, dumping contrattuale e precarietà.
- Manca un rilancio dell'economia a meno che questa scelta non ricada sulla produzione di guerra, del resto risulta incomprensibile la ragione per la quale i padroni dovrebbero accettare dei bonus e la decontribuzione quando possono assumere interinali o precari in un clima economico di grande incertezza e fragilità. Se interinale e contratti precari costassero 5 volte tanto quanto costano ora il ragionamento avrebbe forse un senso pur giudicando le detassazioni una misura barbara che fa pagare ai contribuenti i limiti delle nostre imprese. E quei soldi presto mancheranno al welfare
- Il pacchetto di sgravi contributivi per chi assume a tempo indeterminato rischia allora di essere un flop.
- Invece di far pagare ai padroni delle piattaforme tasse in base ai loro profitti si interviene con strumenti deboli , ad esempio giustificando gli algoritmi e pensando che il tracciamento dei dati e le sanzioni contro gli illeciti di account (magari sanzionando il lavoratore) siano le forme di intervento
- Nessuna trasparenza salariale e soprattutto non ci sarà la revisione di quel sistema di calcolo degli aumenti contrattuali che sappiamo essere la causa della erosione del potere di acquisto, ad esempio il codice Ipca continua a farla da padrone perchè conviene allo Stato e alle imprese anche se determina salari da fame.
- Nessun obbligo alle imprese in materia di formazione, non si ampliano i permessi ma si continua con gli incentivi alle imprese per favorire la conciliazione famiglia-lavoro.
- Si rafforza la previdenza complementare a discapito della previdenza pubblica, si pagano alle imprese le uscite anticipate in caso di esuberi, insomma ci si prepara a nuovi licenziamenti mascherati da anticipi pensionistici e lo si fa a discapito del nostro welfare
Commenti
Posta un commento