Torino territorio della riconversione della manifattura da civile a militare?
a cura dei Lavoratori contro la guerra
Dalla automobile a cittadella della guerra, dopo decenni di desertificazione industriale Torino spera nel rilancio giocando ogni carta sulla produzione di guerra.
Grandissime aree ove sorgevano stabilimenti industriali sono state abbandonate per decenni, la crisi della Fiat ha determinato la rapida decadenza dell’indotto e dei servizi collegati al complesso metalmeccanico, una autentica desertificazione industriale con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro.
La fabbrica fordista ha lasciato spazio per pochi anni alla fabbrica Toyota, pochi lustri prima della decadenza industriale, per ogni tre posti di lavoro perduti il complesso militare ne offre a dire tanto uno, la riconversione della industria a fini militari sarà forse conveniente per la finanza e la speculazione ma a fini occupazionali e industriali presenta risultati a dir poco deludenti.
E’ di pochi giorni fa la nascita del primo sito internazionale del Global Combat Air Programme (GCAP), il caccia di nuova generazione, doppione di altri aerei da guerra, che nasce dalla collaborazione di tre paesi, Italia, Giappone e Regno Unito riuniti nella joint venture Edgewing, a sua volta partecipata, con pari divisione delle quote azionarie, da Leonardo, BAE Systems, e Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd. (JAIEC).
Leggiamo
testualmente dalla dichiarazione di un alto dirigente di Leonardo che “Il GCAP è uno dei programmi più sfidanti e
all’avanguardia dell’intero settore dell’aerospazio, difesa e sicurezza, in
grado di preservare sovranità tecnologica per le generazioni future. Il GCAP
guiderà lo sviluppo tecnologico e la crescita a lungo termine delle economie
dei Paesi coinvolti, creando posti di lavoro altamente qualificati e sostenendo
gli ecosistemi produttivi lungo l’intera filiera. Attraverso il GCAP, stiamo garantendo
un futuro più sicuro e prospero per l’Italia, così come per i nostri alleati,
Giappone e Regno Unito”
https://www.analisidifesa.it/2026/10/a-torino-il-primo-sito-nazionale-per-il-programma-gcap/
Quando parliamo
di riconversione dell’industria civile a fini militari intendiamo molti dei
processi trasformativi delle imprese, il riutilizzo di aree dismesse destinate
a nuove imprese, join venture appositamente costruite per fare impulso alla
produzione di guerra e allo sviluppo di tecnologie duali.
Torino non è scelta
a caso, ha una importante università, laboratori e centri di ricerca all’avanguardia,
un sistema rodato che mette insieme strutture pubbliche e private, è il territorio
adatto allo sviluppo della produzione di guerra, a sistemi di arma come l’aereo
di ultima generazione che mette insieme un insieme di sistemi, il digitale con
la IA, la meccanica con la ricerca, la robotica con la informatica, l’elettronica
con il mondo cyber.
La realizzazione di questo nuovo caccia sarà propedeutica per lo sviluppo di nuove cittadelle della guerra, per il salto di qualità tecnologico a lungo ricercato, il progetto di un nuovo caccia presenta poi risorse tali da mettere insieme le principali aziende di armi italiane con il loro indotto, le filiere al completo, i centri di ricerca e le star up, piccole e medie aziende. Non sarà impresa facile mettere d’accordo le aziende dei vari paesi coinvolti ma da quanto sappiamo hanno già creato una organizzazione nella quale incanalare i contributi delle industrie nazionali, siamo davanti alla realizzazione degli intenti comunitari ossia una industria europea capace di superare gli egoismi nazionali
Ad oggi siamo già
nella fase operativa a tre anni dall’avvio del progetto la cui realizzazione è
prevista nel 2035 con il sistema aereo di nuova generazione.
La scelta di ,
come dicevamo sopra, non è casuale, è una città industriale sui cui territorio
operano centri di ricerca, aziende aeronautiche all’avanguardia. Quanto ai
numeri dei Leonardo, scordiamoci che possa nascere una nuova Fiat, ad oggi
abbiamo poco più di 5000 addetti alle sue dipendenze che diventano in tutta la Regione
circa 14 mila se l’intero sistema che ruota attorno al bacino militare, spesso
con maestranze impegnate in produzioni duali. Numeri deludenti che poi
corrispondono a qualche reparto della vecchia Fiat, chi pensava che la
produzione di guerra facesse da volano alla occupazione presto dovrà ricredersi


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