Uscire dalla crisi? Cancelliamo tutte le riforme del Governo Renzi!

Il lavoro e l'economia non ripartono, la cassa integrazione è in aumento, quella ordinaria e soprattutto la straordinaria, nel solo 2019 le domande di disoccupazione superano 2 milioni, i contratti a tempo indeterminato calano di oltre 75 mila unità. Stando ai dati di fine 2019 e inizio 2020, la situazione è sempre piu' confusa e preoccupante.

Non ci soffermeremo sulle statistiche aggiornate dell'Inps che evidenziano un incremento considerevole del ricorso alla cassa integrazione ma piuttosto dovremmo valutare se gli attuali ammortizzatori sociali sono sufficienti e  adeguati a fronteggiare una crisi sempre piu' profonda. 
In un solo anno le domande di sussidio disoccupazione sono cresciute di circa 130 mila, la cassa riguarda  per lo piu' industria e commercio e investe tanto le regioni Settentrionali quanto quelle del centro e del Sud (dove la crisi si sente maggiormente)

La riforma  degli ammortizzatori del 2015 ( sussidio massimo di 24 mesi elevabili in rari casi a 36 mesi), il jobs act, l'innalzamento dell'età pensionabile, il contenimento della dinamica contrattuale e gli appalti al ribasso,  il mancato decollo delle politiche attive sono la fotografia impietosa del fallimento delle scelte operate. Chi pensava di superare la crisi abbattendo tutele collettive e abbassando il costo del lavoro, chi pensava al disimpegno dello stato oggi viene smentito dai fatti. Di questo dovremmo parlare nei luoghi di lavoro e pubblicamente per confutare la vulgata diffusa sulle iniziative da intraprendere ma neppure il mondo sindacale è consapevole di questo compito a cui si sottrae.

Eppure un po' di sano realismo sarebbe auspicabile per affrontare quei 160 tavoli di crisi aperti che poi riguardano 200mila lavoratori, 60\70 mila dei quali corrono il reale rischio di perdere definitivamente il loro posto di lavoro.  Putroppo sindacati di base e rsu sono esclusi da questi tavoli, la cabina di regia del Governo non riesce ad imprire obiettivi, percorsi, investimenti, si brancola nel buio, si tira a campare tirando gli ammortizzatori sociali ma senza ridiscutere le decisioni assunte. Siamo in presenza di una crisi profonda e strutturale del capitalismo italiano, le crisi aziendali e il crollo delle ore lavorate ne sono la prima e lampante dimostrazione.

E la soluzione non potrà essere quella dei sindacati a cogestire le scelte aziendali, una utopia che nel migliore dei casi determinerebbe perdita di potere di acquisto, incremento del welfare aziendale, previdenza e sanità integrative. Sarebbe invece necessario un cambiamento di rotta, ad esempio cancellare Fornero, jobs act e ripensare il ruolo dello Stato nell'economia. Chiediamo troppo? Probabilmente si, ma questi obiettivi in tempi non lontani sarebbero stati giudicati riformisti, oggi nell'arretramento complessivo sembrano invece obiettivi antisistema e rivoluzionari.

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