I diritti non sono in ve dita
Delio Fantasia e Simone Vivoli. Non sono due nomi: sono due simboli. Fanno paura, provocano ancora oggi una risposta urticante da parte della classe padronale. Perché non si sono piegati. Perché hanno lottato senza avere paura, senza mai flettere, coerenti con le loro idee, coerenti con i valori della classe proletaria.
Sabato 13 giugno si sono incontrati a Firenze, insieme alle forze sindacali di base, alle associazioni dei lavoratori e alle reti di disoccupati organizzati contro la “repressione di Stato”, così viene definita dal palco dell’InfoPoint del capoluogo Toscano.
Simone Vivoli racconta la protervia dell’azienda che l’ha colpito mentre Delio Fantasia s’interroga: come vive un giudice che a una persona licenziata senza giusta causa applica una pena di 8.000 Euro?
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All’incontro di sabato era presente Mattia Scolari, segretario della Cub di Milano, “Siamo arrivati al punto in cui vediamo che sono i magistrati a sostituirsi ai sindacati (Confederali)”, commentava sabato riguardo al ruolo che oggi sta esercitando la magistratura a discapito dei sindacati. A proposito dell’esercizio del diritto sindacale infatti Scolari a questo proposito ha riportato dell’inchiesta svolta dalla Guardia di Finanza nei riguardi di un’azienda che gestisce degli operatori della sicurezza (vigilantes), indagine dalla quale le fiamme gialle hanno riscontrato il mancato ottemperamento delle norme previste dal CCNL e che in ragione di ciò, in mancanza cioè di rinnovi sindacali che assicurassero un adeguato rinforzo salariale, la stessa magistratura ha ritenuto di andare più a fondo sull’intera faccenda, interpretando un ruolo sostitutivo a quello dei sindacati assegnando di fatto un primato sindacale direttamente ai giudici.

E quello che imposta è un ragionamento politico, fondato su due precise valutazioni. La prima: Simone Vivoli e Delio Fantasia sono parti di un processo di destrutturazione industriale. E proprio la loro denuncia su questa condizione venutasi a determinare ha fatto scattare un riflesso pavloviano. Chi racconta la verità, chi la verità l’ha compresa va eliminato. Perché il meccanismo politico segue dei binari precisi: noi padroni, noi Confindustria, vi diciamo qual è il problema: il basso salario e la bassa domanda, che come un cane che si morde la coda, colpisce anche loro. Ma la soluzione è scaricata sulla politica quindi sulla fiscalità pubblica quindi ancora sui cittadini. Che devono abituarsi per questa ragione a rinunciare al welfare e quindi alla sanità, all’assistenza sociale, al diritto al lavoro.
Pone poi, Amoroso, una seconda domanda di stampo leninista: “Che fare? La risposta è semplice, dice: occorre lavorare sulla coscienza di classe e sul rafforzamento di un antagonismo di classe che – a fronte delle intimidazioni padronali – risponda colpo su colpo. Loro come noi sono uomini. E come tutti gli uomini hanno una parte debole su cui si può insistere nell’attacco. Non possono fare a meno di noi. Perché la domanda si alimenta solo se metti i lavoratori nelle condizioni di spendere. Ecco perché serve coscienza di classe e consapevolezza che possiamo fargli molto male. Sono come noi: vulnerabili. Con la protervia di imporre ciò che vogliono. Ma hanno bisogno di qualcuno da sfruttare. E allora devono venire al tavolo. E darci quello che chiediamo. Altrimenti al prossimo giro, non saranno le teste della gente comune a finire nella ghigliottina. La storia insegna.” (link al video)
Anche Massimo Lettieri, Flaica Cub Monza e Brianza, ha fatto un intervento al convegno di sabato, sottolineando l’importanza dell’unità nel condurre lotte come queste a contrasto della deriva sulle politiche del lavoro a cui si assiste.
“Abbiamo portato qui oggi due dei quattro delegati della Flaica Cub Monza i quali sono stati coinvolti all’interno di una contestazione che il Gruppo Sangalli di Monza ha loro fatto. E li abbiamo condotti fino qui per dirgli che non sono da soli. Che quando il datore di lavoro vuole intimidirti sapendoti sindacalista, non deve spaventarti, ma spronarti.“
Così Lettieri ha spiegato le ragioni per cui a suo giudizio diventa necessario che nel momento della lotta e della contrapposizione contro la parte padronale non bisogna aver timore di restare soli, perché a fianco a loro è dietro di loro ci sono organizzazioni in grado di far valere legittimi diritti sanciti dalla Costituzione. Forse fuori moda per chi volge lo sguardo solo nella direzione delle imprese ma ancora tutelata e protetta da quelle avanguardie che, malgrado molte battaglie perse, non hanno intenzione di demordere. Sul campo si resta fino alla fine. Fino a quando i diritti non saranno riconosciuti. (link al video)

“Corte Costituzionale e Cassazione si sono già espressi: il diritto alla rappresentanza sindacale non può essere negato“, intervista al giuslavorista Pino Marziale, tra i relatori del convegno di Firenze.
“Sono 40 anni che sono in prima linea e posso dirvi una cosa, malgrado l’applicazione del Jobs act di Matteo Renzi, sul piano del diritto la recente sentenza del 30 Ottobre 2025 della Corte Costituzionale afferma illegittimo l’art 19 della Legge 300/70. La norma è stata bocciata nella parte in cui non prevede che le Rappresentanze Sindacali Aziendali (RSA) possano essere costituite anche nell’ambito delle associazioni sindacali che, pur non avendo firmato contratti applicati nell’unità produttiva, siano comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.” (link al video)
In quest’intervista, maturata anch’essa al convegno di Firenze di sabato 13 Giugno si mostra la farraginosità di una politica allergica ai lavoratori, ed empaticamente attratta dalla classe padronale: cioè dai loro soldi.”
firenzedintorni.it-Ex lavoratore Stellantis repressione aziendale non fa parte dellagenda politica

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