L’imperialismo messianico di un solo uomo

 L’imperialismo messianico di un solo uomo

 di Fabrizio Tonello


SpaceX, la società in cui Musk ha aggregato varie proprietà precedenti, tra cui l'ex Twitter, Starlink, Space X, e xAI (intelligenza artificiale) viene proposta agli investitori a 135 dollari per azione, ovvero una valutazione complessiva di circa 1.770 miliardi di dollari, ma già sul mercato dei futures le azioni si scambiano a circa 162 dollari l'una, il 20% in più

Il 10 dicembre 1892, il settimanale satirico inglese Punch pubblicava una caricatura dell’uomo più potente dell’Africa: Cecil Rhodes, che nell’immagine appariva come un gigante con un piede al Cairo e un altro a Città del Capo, in Sudafrica, le due città che il magnate dei diamanti voleva collegare con una linea telegrafica. Rhodes diceva che l’impero inglese avrebbe dovuto «annettersi i pianeti», se possibile, ed Elon Musk, domani, cerca di procurarsi i quattrini per realizzare questo programma, iniziando con Marte.

SpaceX, la società in cui Musk ha aggregato varie proprietà precedenti, tra cui l’ex Twitter, Starlink, Space X, e xAI (intelligenza artificiale) viene proposta agli investitori a 135 dollari per azione, ovvero una valutazione complessiva di circa 1.770 miliardi di dollari, ma già sul mercato dei futures le azioni si scambiano a circa 162 dollari l’una, il 20% in più. 1.770 miliardi sono più dell’intero valore della Borsa di Milano: il regno di Musk vale davvero tanto?

Gli esperti non sono convinti: Morningstar valuta SpaceX circa 780 miliardi di dollari, poco più di un terzo dei 1.770 miliardi impliciti nel prezzo di collocamento di 135 dollari. Aswath Damodaran, uno dei massimi esperti di valutazione delle aziende, offre una stima di 1.250-1.300 miliardi di dollari, ovvero circa 100 dollari per azione al posto dei 135 richiesti. Del resto, il giocattolo di Musk ha avuto una perdita netta di 4,9 miliardi di dollari nel 2025 e altri 4,3 miliardi solo nel primo trimestre 2026. Questo non ha impedito alle richieste di sottoscrizione di essere circa quattro volte superiori alla quantità di azioni offerte in Borsa (oversubscription).

Tutto questo potrebbe interessare solo Musk e i suoi spregiudicati ammiratori se non fosse che la quotazione di SpaceX sta risucchiando capitali mobili dall’Uzbekistan fino alle isole Fiji. La prova sta nel fatto che le principali Borse mondiali nelle ultime due settimane sono andate piuttosto male, in particolare nel settore high-tech.

Nella settimana 1-5 giugno il Nasdaq ha perso il 4,68% e mercoledì 10 giugno un altro 2,0% mentre ieri è rimasto immobile. Lo S&P 500 ha perso il 2,59%, registrando il primo ribasso settimanale da marzo, e l’altroieri è ulteriormente calato del 1,6%. Per le borse asiatiche sono giorni di lacrime e sangue, in particolare per il Kospi sudcoreano, crollato di oltre l’8% in una singola seduta lunedì scorso. Naturalmente, la ripresa dei combattimenti in Iran e in Libano, e la permanenza della chiusura dello stretto di Hormuz, non aiutano.

Perché adesso? Si tratta di una corsa tra i big dell’Intelligenza artificiale e SpaceX sta cercando di godere dei vantaggi di chi si muove per primo per accaparrarsi l’enorme capitale che le grandi società IA vogliono raccogliere a breve per costruire centinaia di costosi e inquinanti server: il 1° giugno, Anthropic ha già depositato la documentazione per il collocamento presso la Sec (l’agenzia di controllo delle Borse) e la quotazione effettiva è attesa per l’autunno. Anche OpenAI avrebbe depositato documenti riservati presso la Sec, con l’obiettivo di raccogliere fino a 100 miliardi di dollari. Meta (Facebook) e Google stanno a loro volta raccogliendo decine di miliardi per finanziare la loro infrastruttura Ia. Per Musk c’è anche una necessità finanziaria specifica: SpaceX deve rimborsare 20 miliardi di un prestito ponte entro i prossimi 15 mesi.

Il balletto delle cifre è però meno interessante dell’analisi storica: la posizione di Musk è unica nella storia degli Stati Uniti oppure no? Il termine di paragone naturale è John D. Rockefeller, il re del petrolio, di gran lunga il più ricco dei robber barons, gli oligarchi che dominavano l’economia americana a cavallo tra Ottocento e Novecento. Rockefeller, nel 1913, aveva un patrimonio di circa 900 milioni di dollari, corrispondenti al 2,5-3% del prodotto interno lordo degli Stati Uniti. Una percentuale simile a quella di Elon Musk oggi, se davvero la discesa in Borsa gli farà toccare quota 1.000 miliardi di dollari di patrimonio personale.

La ricchezza di Rockefeller era però fondata su beni reali con cash flow stabili (raffinerie, oleodotti, partecipazioni bancarie e ferroviarie). La ricchezza di Musk è in larga parte costituita di titoli azionari sopravvalutati ed esposti alla fine della follia collettiva attorno alle promesse dell’Intelligenza artificiale.

Non è un fenomeno del tutto nuovo: la prima Borsa del mondo aprì ad Amsterdam nel 1602 e ospitò il primo crack devastante nel febbraio 1637, dopo la fase più acuta della speculazione attorno ai bulbi pregiati di tulipano. Un singolo bulbo di Semper Augustus arrivò a essere quotato fino a 10.000 fiorini: l’equivalente del prezzo di una casa di lusso sui canali di Amsterdam.

Può darsi che Musk continui la sua “irresistibile” ascesa ma sarà bene ricordare che, nel dicembre 2022, era diventato la prima persona della storia a perdere 100 miliardi di dollari in un solo anno di attività.

 

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