Riforme per non morire, Cuba dà la svolta e apre al mercato

 

Riforme per non morire, Cuba dà la svolta e apre al mercato


È partita la rincorsa verso la maggior riforma economica mai attuata in questo secolo a Cuba, che dà maggior spazio agli investimenti privati, sia interni che esteri e che apre al mercato.

Il primo passo è stato l’esame del pacchetto di 176 riforme presentato la settimana scorsa dal presidente Miguel Díaz-Canel da parte del Plenum del Comitato centrale del Pcc, riunito mercoledì in sessione straordinaria. L’imprimatur è venuto direttamente da un messaggio inviato da Raúl Castro, il quale ha informato di essere stato consultato e di averlo approvato senza riserve. L’ex presidente ha esortato i dirigenti del Pcc a un dibattito aperto, nel quale erano benvenute le critiche se espresse in un ambito costruttivo. Ma ancor più che l’approvazione delle riforme, Castro ha esortato il partito a una loro rapida applicazione, in sintonia e con la partecipazione della popolazione cubana. Il messaggio – siglato da Raúl Castro – è stato mostrato ai membri del Comitato centrale che l’hanno accolto in piedi con un lungo applauso.

L’EX PRESIDENTE, sotto accusa da parte del Dipartimento di giustizia degli Usa, si trova sotto scorta in un luogo sconosciuto e ben protetto per impedire un blitz come quello attuato dalla Delta Force lo scorso 3 gennaio per catturare il presidente venezuelano Maduro.

Il primo ministro Manuel Marrero ha messo in chiaro che le riforme prevedono sia un’apertura agli investimenti privati diretti, sia una decentralizzazione del sistema produttivo come pure un cambio nel mercato delle valute: riforme che «non vanno contro i principi del socialism cubano». Anzi ne rappresentano uno sviluppo, seguendo la famosa indicazione di Fidel Castro che la Rivoluzione significa «cambiare tutto quello che deve essere cambiato».

I LAVORI DEL PLENUM si sono svolti sotto la presidenza di Díaz-Canel nel suo duplice ruolo di capo di Stato e primo segretario del Partito comunista. Il presidente ha convocato, come consiglieri per esaminare l’efficacia delle riforme, un gruppo di economisti «critici e non ufficialisti», ma non legati in alcun modo ai gruppi anticastristi radicali. Si tratta di economisti che in passato hanno svolto un ruolo di primo piano nelle istituzioni cubane, come Juan Triana Cordoví e Omar Overleni, ex professori universitari, e Julio Carranza (ex esperto Onu) che da tempo si battono per riforme all’interno del socialismo cubano.

Tra le misure approvate dal Plenum vi è la decisione di eliminare il tope, ovvero il prezzo massimo imposto dal governo per molti generi di prima necessità. Misura questa «necessaria» per aprire la porta agli investimenti stranieri nel settore privato cubano.

CON LA LEGGE 117/2026 anche all’esilio cubano viene permesso di investire nell’isola: si tratta di una svolta storica rispetto ai tempi – alla fine del secolo scorso- quando gli emigranti (soprattutto verso gli Usa) venivano insultati con il termine gusanos (vermi). Nel prossimo futuro, dunque, da reietti i cubano-americani si potranno trasformare in investitori. «Qui avete la vostra casa, la porta (dell’isola) è aperta» ha affermato il presidente Díaz-Canel nel suo intervento al Plenum straordinario del Partito comunista. Un invito senza precedenti alla diaspora cubana perché partecipi direttamente a far uscire Cuba dalla drammatica crisi.

La causa di tale svolta è semplice e l’ha descritta chiaramente il presidente Díaz- Canel, affermando che «non vi è sovranità con i piatti vuoti». Dunque il problema dell’agricoltura che non riesce ad alimentare le mense cubane è diventato un «problema di sicurezza nazionale che richiede misure straordinarie».

INFINE IL PRESIDENTE ha anche annunciato una misura di cui si parlava da tempo che prevede la mossa finale per eliminare l’egualitarismo in stile Fidel: la Canasta basica normada, ovvero l’insieme di prodotti a prezzi calmierati assicurati dalla libreta, cesserà di essere un bene universale (goduto anche dai residenti stranieri) e sarà riservata a pensionati, ammalati cronici, in sostanza alle «persone vulnerabili».

A sua volta, il premier Manuel Marrero, ha annunciato che il salario minimo sarà elevato a 3210 pesos cubani (Cup, nel mercato informale l’euro è già al di sopra dei 750 Cup).

SI TRATTA DI UN CORPO di riforme senza precedenti, per affrontare una situazione di crisi senza precedenti. Un compito certo non facile (e la fatica fisica dimostrata dal presidente nelle interviste e nei suoi interventi lo dimostrava). Negli anni precedenti non sono mancati in Cuba gli annunci di riforme seguiti poi da retromarce. Come ha affermato uno dei più stimati economisti, il professor Juan Triana Cordoví, le riforme prevedono anche la necessità di «ridisegnare il patto sociale che non ha più base per mantenersi»: dunque una volontà politica. Perché, conclude Triana, «fare cose nuove con mentalità vecchia non appare possibile».

La discussione finale e l’approvazione del pacchetto di riforme è stata riservata giovedì all’Assemblea nazionale del Poder Popular convocata in riunione straordinaria proprio per affrontare l’urgenza di una drammatica crisi indotta dallo strangolamento economico ed energetico voluti dal presidente Trump e dal Dipartimento di Stato degli Usa. La resistenza della popolazione è infatti arrivata al limite con apagones quotidiani resi inevitabili dalla mancanza di combustibile per produrre energia elettrica, e che si estendono ormai per quasi due giorni. La crisi energetica ha risvolti sia nell’aumento dell’inflazione sia nella carenza di acqua in vari quartieri della capitale. Una situazione che praticamente ogni notte viene rifiutata dalla popolazione con rumorosi cacerolazos. Particolarmente forte e generalizzata è stata giovedì la protesta a Santiago di Cuba.

IN CONCLUSIONE le misure approvate giovedì costituiscono la maggior riforma finanziaria, con l’approvazione di banche private, criptomonete e rimesse controllate da canali privati. L’intero settore privato sarà normato da nuove regole, che di fatto rendono possibile quanto prima era vietato. Il tutto, come ha affermato il premier, non significa la fine del socialismo cubano, anzi un suo rafforzamento per renderlo sostenibile e per migliorare la qualità della vita della popolazione.

Ora il problema urgente sarà, come ha chiesto Raúl Castro, mettere in pratica il corpo di misure approvate con la velocità, la profondità e il credito che esige la situazione cubana. Come afferma l’imprenditore cubano-americano Hugo Cancio, «La parola chiave è fiducia. Gli investimenti esteri arrivano quando vi sono le garanzie». L’altra grande incognita è se tali riforme saranno ritenute sufficienti da Trump per togliere o quantomeno allentare lo strangolamento economico e energetico dell’isola.

 

Roberto Livi, L’Avana

https://ilmanifesto.it/riforme-per-non-morire-cuba-da-la-svolta-e-apre-al-mercato

 

«È solamente fumo», sulle riforme di Cuba la doccia fredda Usa

 

«Segnali di fumo superficiali». Come si temeva la prima reazione del Dipartimento di Stato Usa al più grande pacchetto di riforme varato in Cuba è stata di scetticismo. «In ritardo, modeste e senza garanzia di cambiamenti sostanziali». La sentenza è di un alto funzionario.

Il presidente Trump ha aggiunto il suo solito carico: si tratta di una «tipica mossa» fraudolenta del vertice cubano. Gli Usa, cioè lo stesso The Donald, vogliono qualcosa di «molto più sostanziale» soprattutto a livello politico. Tradotto in chiaro: una resa. Dato che l’Avana non alza bandiera bianca, il tycoon ha ventilato «una possibile azione militare contro Cuba come quella attuata in Venezuela». Sembra un copione già scritto, seppur di una situazione assai pericolosa.

PERCHÉ IL GRANDE pacchetto di riforme varato giovedì è indice del successo della linea riformatrice del presidente Díaz-Canel, ma non che abbia il consenso convinto del grande corpo della burocrazia di partito, di governo e di Stato. Elementi che durante alcune decadi sono stati considerati come i pilastri dell’economia rivoluzionaria – come il monopolio del commercio estero e la centralizzazione delle forze produttive – sono stati smantellati. Di fronte a questa svolta due sono i pericoli: la pigra, ma onnipresente burocrazia cubana e la diffidenza degli investitori esteri che guardano a Washington prima di prendere decisioni. Se le sanzioni decise dall’amministrazione Trump – specie contro il potente gruppo industrial-militare Gaesa – continuano è difficile che vi sia una risposta significativa da parte del capitale internazionale. Da qui, il secchio di acqua gelata lanciata da Trump e dai suoi falchi costantemente in volo su Cuba.

LA VELOCITÀ e l’efficienza dell’applicazione delle riforme è altrettanto necessaria della loro profondità: l’aver atteso molto tempo impone infatti cambiamenti urgenti oltre che efficaci. Le proteste di strada nell’isola ormai sono ovunque e sono quotidiane, prodotte dalla disperazione dovuta a una vita quotidiana ormai insostenibile piuttosto che da un programma politico di opposizione o transizione. Questo fatto, però, le rende ancora più pericolose.

Gli apagones continuano, perché vi è una deficienza strutturale nel sistema di produzione: senza l’arrivo urgente di petrolio dall’estero la capacità di produzione arriva a malapena alla metà della potenza richiesta. Senza energia il trasporto è al collasso, come pure la già scarsa produzione di beni, dunque i prezzi salgono. Quelli del dollaro e dell’euro sono già stellari.

L’ORTODOSSIA CUBANA poi non demorde: il grande pericolo delle nuove riforme è che non si convertano in una strada verso il capitalismo. Il dubbio lo ha espresso – seppur sotto forma di incitamento a progredire nel socialismo – il presidente dell’Unione dei giornalisti, Ricardo Ronquillo. Altri esprimono le preoccupazioni dovute alla complessità della situazione in Cuba come alle evidenti minacce interventiste di Trump. Un dirigente della Banca centrale, Pedro Carbonell, ha ribadito che la mancanza di valuta, il deficit di Stato finanziato dall’emissione monetaria, l’inflazione assieme all’asfissia energetica hanno generato un panorama di grande instabilità. Specie nel mercato cambiario. Differente il parere di Ayuban Gutiérrez, vicepresidente dell’Associazione nazionale degli economisti, che ha insistito nella necessità di «inserirsi in maniera effettiva nel Sistema economico mondiale».

IN GENERALE il cubano de a pie conserva uno scetticismo dovuto a precedenti poco confortanti. Es elmismoperro con collar differente, più o meno «è la stessa minestra», mi dice un’amica. Ma la speranza di cambiamenti positivi rimane come un’ancora a cui aggrapparsi per sopravvivere. Finché dura. Lo sguardo preoccupato è comunque verso il Nord.

 

Roberto Livi, L’Avana

https://ilmanifesto.it/e-solamente-fumo-sulle-riforme-di-cuba-la-doccia-fredda-usa

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