Abbiamo chiuso le scuole per non chiudere gli occhi
Abbiamo chiuso le scuole per non chiudere gli occhi:
la rete di docenti di Pisa e Provincia al fianco del movimento contro la guerra e la repressione
Siamo docenti delle scuole della Provincia di Pisa. Con i nostri colleghi e colleghe, il 22 settembre e il 3 ottobre scorsi abbiamo scioperato e preso parte alle oceaniche manifestazioni in supporto alla Global Sumud Flotilla e contro il genocidio portato avanti dallo Stato di Israele. Abbiamo chiuso le scuole, interrompendo di fatto il servizio pubblico dell’offerta didattica ed educativa. Lo abbiamo fatto consapevoli che era necessario e urgente muovere l’attenzione pubblica in solidarietà con il popolo palestinese, contro la guerra, il riarmo e l’autoritarismo che dilaga ogni giorno di più anche nel mondo della formazione.
Abbiamo iniziato l’anno scolastico con un minuto di silenzio in ricordo di tutte le vittime del genocidio e, in particolare, dello scolasticidio: di tutti quegli studenti e studentesse che hanno visto bombardare i propri istituti e non possono più andare a scuola, o che sono vittime di apartheid nei territori occupati della Cisgiordania. Durante l’anno abbiamo partecipato con studenti e studentesse ad un seminario on line con la Relatrice Speciale dell’ONU per informare di quello che succede sulla sponda sud del Mediterraneo. Anche solo per questo, abbiamo scatenato l’ira funesta del Ministro Valditara, che ha fatto cadere sulle scuole la scure delle ispezioni, delle censure e delle sanzioni disciplinari.
Di fronte a un governo sordo alle richieste della piazza di dissociarsi dalle politiche di Israele, abbiamo provato anche con i nostri corpi e le nostre facce — molto spesso insieme ai nostri studenti — a bloccare strade, autostrade, aeroporti e ferrovie. Bloccare tutto per non fermare l’azione umanitaria portata avanti dalle navi della Flotilla. Su quelle imbarcazioni di speranza erano presenti anche dei docenti.
Ed è qui che emerge il ribaltamento totale del diritto e della giustizia. Da un lato abbiamo i veri crimini internazionali e i crimini contro l’umanità dello Stato di Israele: un genocidio in atto, il blocco militare e illegale in acque internazionali della Flotilla umanitaria, il sequestro e la tortura sistematica di civili — compresi i nostri colleghi, poi rimandati a casa dopo aver fatto firmare loro lettere di false dichiarazioni — nella sostanziale immobilità del nostro Governo.
Dall'altro lato, la Questura e la Procura di Pisa attivano la macchina repressiva notificando denunce per "interruzione di pubblico esercizio", occupazione e blocchi stradali. Si utilizzano i Decreti Sicurezza, che hanno preparato il terreno a questi provvedimenti, per colpire penalmente e amministrativamente pochi attivisti scelti a fronte delle migliaia di persone che erano in piazza. Esattamente come per il "caso Albanese", dove a fronte di centinaia di scuole e docenti coinvolti e migliaia di studenti interessati, sono stati colpiti solo alcuni singoli insegnanti per farne un esempio punitivo e instillare la paura.
Rifiutiamo questo codice strabico. Di fronte al genocidio, l'interruzione della routine e della circolazione delle armi a terra non è un reato da perseguire, ma un atto di legittima difesa dell'umanità e un dovere etico e costituzionale a cui non verremo meno.
Siamo solidali con quanti sono stati colpiti dalla conclusione delle indagini della Questura e dalle sanzioni pecuniarie. Ci uniamo al coro di voci di sdegno per questo ennesimo tentativo di limitare la libertà di espressione e di insegnamento. Rivendichiamo con forza le azioni di protesta radicale del “Blocchiamo tutto” in quanto necessarie ed urgenti, e lo facciamo a viso aperto: perché in quelle piazze, in quei blocchi, c’eravamo anche noi.
Auspichiamo che a partire da questa solidarietà si formino e si stringano nuove reti e nuove alleanze stabili tra il mondo della scuola, dell'università e della cittadinanza, per fare fronte comune e spezzare questo clima di repressione.
Pisa, 10 Giugno 2026
Rete di Docenti di Pisa e Provincia
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