Quando la militarizzazione va avanti spedita e non risparmia i luoghi della conoscenza
Quando la militarizzazione va avanti spedita e non
risparmia i luoghi della conoscenza
E. Gentili, F.
Giusti – Centro Studi Politico-Sindacale
Il mondo
dell’istruzione, del sapere e della ricerca, e non certo da ora, risulta sempre
più invischiato in progetti militari che ne influenzano percorsi, finalità e
funzioni sociali, le aziende del settore,
fin dalle scuole elementari e medie inferiori si inseriscono nella
programmazione didattica con corsi, conferenze, progetti di alternanza (per la
secondaria di II grado) o iniziative di altro genere, ogni pretesto è utile per
proporre la presenza di militari nelle aule con ruoli e funzioni molteplici. Meglio
di noi sa documentare questo percorso l’Osservatorio contro la Militarizzazione
delle scuole e delle università attraverso le sue innumerevoli attività[1]
E’ bene
leggersi la recente inchiesta della Campagna Boicottaggio, Disinvestimento e
Sanzioni, che ha preso in esame 125 istituti scolastici della Capitale,
documentando ben 19 casi di rapporti intrattenuti con Leonardo, ad esempio «tali
collaborazioni tendano a collocarsi in ambiti particolarmente rilevanti per la
progettazione curricolare e per i processi di orientamento degli studenti. Le
iniziative individuate riguardano infatti prevalentemente percorsi di
Formazione Scuola Lavoro (FSL, ex PCTO), attività legate alle discipline STEM,
progetti di innovazione tecnologica e azioni di avvicinamento al mondo del
lavoro».[2]
Non
mancano poi le collaborazioni con l’editoria scolastica: alcune settimane
orsono, per fare un solo esempio, commentavamo le due serie di trenta
video-lezioni dedicate a tutti gli ordini di scuola (dalla primaria alla scuola
secondaria di II grado) e tenute da attori, giornalisti ed esperti scientifici
di Leonardo, preparate e diffuse dall’azienda insieme al noto cartello
editoriale composto dalle case editrici del Gruppo Mondadori, Mondadori
Education, Rizzoli Education e D Scuola.[3]
È chiaro che «Attraverso
queste attività l’azienda si presenta come protagonista dell’innovazione, della
ricerca e dello sviluppo tecnologico. (…) Una classica operazione di social
washing volta a ridefinire la percezione pubblica del marchio».[4] Tuttavia
non va dimenticato che il ruolo a cui sta assurgendo nei confronti
dell’istruzione pubblica, assieme ad altre imprese di analoga tipologia, è
anche di tipo istituzionale. Leonardo infatti partecipa «al raggruppamento che
gestisce il Polo Strategico Nazionale, l’infrastruttura incaricata di ospitare
e gestire una parte rilevante dei dati e dei servizi digitali della Pubblica
Amministrazione»[5] e
all’interno della quale si trovano anche le banche dati relative al mondo
dell’istruzione. Pur senza avervi accesso diretto, l’azienda gestisce le
infrastrutture informatiche in cui queste ultime sono conservate e organizzate.
Per quanto
riguarda le collaborazioni col mondo dell’Università e della ricerca la
situazione non è migliore. Tramite un cofinanziamento della Regione e
dell’Università, il Tecnopolo di Ferrara (che comprende cinque laboratori per
la ricerca industriale e un Centro per l’Innovazione) sta ad esempio sviluppando
tutta una serie di prodotti dual-use, ossia utilizzabili sia in ambito
civile che militare: per dire, nelle ultime settimane si è concluso il progetto
ALERT, che ha permesso di sviluppare trattamenti superficiali e rivestimenti da
applicare su leghe metalliche per superare i limiti di fatica dei componenti
aeronautici e aerospaziali (come i droni). Se la vecchia Motor Valley emiliana
sta diventando territorio attenzionato per la riconversione bellica
dell’automotive[6] e si
presta come ambito strategico per i piani guerrafondai delle nostre classi
dirigenti, disponendo in loco non
solo di capacità produttiva ma anche di una forza-lavoro altamente qualificata
e specializzata, capace di fare ricerca di frontiera e usufruire di
infrastrutture e finanziamenti adeguati. Non per niente parliamo di una fitta
rete di ricercatori (sembrerebbe almeno 1.800) e di laboratori presenti in ogni
provincia della Emilia-Romagna.
Fino
ad oggi i progetti di ricerca con finalità militari incontravano delle
limitazioni nelle possibilità di finanziamento, per via di norme e regolamenti ad
hoc, ma l’allentamento dei vincoli per il Programma Horizon dell’Unione
Europea e le maggiori quantità di capitale mobilitate per la Difesa (si pensi
solo alla deroga al Patto di Stabilità per le spese militari, o ai fondi del
Programma Safe) lasciano presagire un proliferare sempre più serrato di
ricerche belliche negli Atenei. Se poi liquideranno la vecchia legge che
limitava in qualche misura la vendita di armi a paesi attenzionati per
violazione dei diritti umani, il cerchio si restringerà. Unica nota positiva: «nel
2025 la quota di finanziamenti europei assegnata a progetti di ricerca
congiunti con le università israeliane è calata del 35% rispetto al 2024».[7] Ma da
qui a dormire sugli allori corre grande differenza
[1] https://osservatorionomilscuola.com/
[2] G. Coeli
– BDS Roma, La scuola di Leonardo, 2026, p.
11.
[3] E. Gentili,
F. Giusti, Leonardo prosegue la penetrazione nella scuola pubblica
con Mondadori, Rizzoli e Deascuola, 2 Giugno 2026, https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/02/leonardo-mondadori-libri-testo/.
[4] Redazione
Kritica, Leonardo e l’industria militare dentro 19 scuole di Roma. Il
dossier di BDS, 23 Giugno 2026,
https://kritica.it/fonti-primarie/leonardo-e-lindustria-militare-dentro-19-scuole-di-roma-il-dossier-di-bds/.
[5] Ibidem.
[6] Cfr. E. Gentili,
F. Giusti, Droni militari Made in Italy: MGI Italia e gli affari di
guerra, 18 Giugno 2026, https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/18/droni-militari-made-italy-mgi-italia-affari-guerra/.
[7] A. Capocci,
Studio sui droni dell’ateneo di Tel Aviv. Lo ha finanziato l’Unione europea,
«il manifesto», 24 Giugno 2026,
https://ilmanifesto.it/studio-sui-droni-dellateneo-di-tel-aviv-lo-ha-finanziato-lunione-europea.
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