Siamo lavoratori che chiedono giustizia. Siamo portatori di rivendicazioni. Ascoltate il rumore dei nostri passi
Siamo lavoratori che chiedono giustizia. Siamo portatori di
rivendicazioni. Ascoltate il rumore dei nostri passi
Consiglio per l’Organizzazione delle Proteste dei Lavoratori
Appaltati del Settore Petrolifero
9 giugno 2026
Siamo uniti contro i massacri del mese di Dey 1404, uniti contro la distruzione del lavoro e dei mezzi di sussistenza, uniti contro le politiche di guerra del governo e contro gli attacchi che, con il pretesto della guerra, vengono quotidianamente portati contro la vita di noi lavoratori e del popolo. Siamo inoltre uniti contro la repressione, il carcere e le esecuzioni.
1- Nel mese di Dey 1404 abbiamo alzato la voce contro la povertà e il caro vita. Voi, non avendo alcuna risposta, avete reagito con brutale violenza e uccisioni. Tuttavia avete visto che siamo tornati nelle strade con una forza ancora maggiore, rivendicando giustizia.
2- Avete interrotto Internet e, approfittando dell’oscuramento digitale, avete intensificato la repressione perché avete visto la nostra rabbia e ne avete avuto paura.
3-
Con le vostre politiche di guerra avete trascinato il nostro lavoro e la nostra
vita verso una distruzione ancora più profonda. Noi lavoratori del petrolio, in
particolare, siamo stati colpiti dalla perdita del lavoro per migliaia di
persone.
4-
Durante la guerra indesiderata che, a causa delle politiche belliche interne ed
esterne, è stata imposta a noi lavoratori e al popolo oppresso, avete
utilizzato i lavoratori come scudi umani nei progetti di sfruttamento
petrolifero.
5- Nonostante i pesanti bombardamenti contro gli impianti petroliferi, i dirigenti responsabili dei contratti, i direttori delle raffinerie e dei complessi petrolchimici, sotto la pressione dei Pasdaran e degli apparati di sicurezza, hanno obbligato i nostri colleghi a essere presenti in massa nei luoghi di lavoro durante il conflitto, mettendo a rischio le loro vite.
6-
Gli organi di sicurezza, nel tentativo di normalizzare la situazione e
nascondere i gravi danni provocati dalla guerra, hanno costretto i lavoratori
esternalizzati e quelli delle imprese appaltatrici a operare in condizioni
estremamente pericolose, tra fughe di gas tossici e rischio di esplosioni
dovute all’accumulo di sostanze infiammabili in condotte, serbatoi e torri
danneggiate nelle raffinerie di Pars Sud e nel polo petrolchimico di Mahshahr.
Un
esempio è quanto accaduto sabato 15 Farvardin (4/aperil/2026), quando centinaia
di nostri colleghi sono rimasti uccisi o feriti. Secondo le testimonianze dei
lavoratori esternalizzati, i corpi di quattro colleghi sono stati trasferiti ad
Ahvaz e successivamente restituiti alle loro famiglie in lutto.
Un
altro incidente si è verificato il 4 Khordad (25 maggio 2026)
durante la rimozione delle macerie presso il sesto impianto della Raffineria di Gas di Pars Sud. Sei lavoratori impiegati nelle operazioni sono rimasti feriti a causa di una violenta esplosione di gas residuo nelle condotte. Tre di loro, a causa della gravità delle ferite, sono stati trasferiti all’ospedale di Asaluyeh. Anche in quel caso il ritardo dei soccorsi e dei vigili del fuoco, nonché il ritardo nell’evacuazione dei lavoratori feriti dalla zona di crisi, ha aggravato ulteriormente la situazione.
7- Molti progetti in costruzione sono stati completamente sospesi a causa delle condizioni di guerra. Numerosi cantieri petroliferi sono rimasti incompleti e molti lavoratori sono stati licenziati. Con il pretesto della mancanza di fondi e della priorità data alla ricostruzione degli impianti danneggiati, avete lasciato maggiore libertà agli appaltatori di abusare del loro potere. L’industria petrolifera è precipitata nella crisi e la nostra vita è rimasta sospesa nell’incertezza. Le imprese appaltatrici, inoltre, spesso non rispondono ai lavoratori e in molti casi trattengono gli stipendi per mesi.
8-
Oltre alle perdite umane, migliaia di colleghi sono rimasti senza lavoro. In
molte località anche il pagamento dei salari è stato ritardato. Eppure, proprio
in questi momenti di estrema pericolosità e militarizzazione, i lavoratori del
settore petrolifero, compresi quelli del polo petrolchimico di Mahshahr, hanno
continuato a protestare. Ora cercate di far pagare ai lavoratori e al popolo il
costo della guerra e della repressione, mentre il saccheggio e la corruzione
continuano.
Vediamo
però come le proteste stiano prendendo forma e come le voci del dissenso si
stiano facendo sentire. Il 12 Khordad (2/giugno/2026), i lavoratori a contratto
e quelli delle imprese appaltatrici della Società dei Terminali e dei Depositi
Petrolchimici di Bandar Mahshahr si sono riuniti per la seconda volta, dopo la
manifestazione del 30 Ordibehesht (20/maggio/2026), davanti all’Ufficio del
Lavoro della Zona Economica Speciale di Bandar Mahshahr. Protestavano contro i
licenziamenti, le trattenute salariali, i ritardi nei pagamenti e le gravi
difficoltà economiche, rivendicando il diritto alla protesta e alla riunione e
chiedendo la fine delle minacce e delle pressioni degli apparati di sicurezza.
Sapevamo,
e anche voi sapevate, che questa situazione non sarebbe stata sostenibile a
lungo. Per questo siete stati costretti a riaprire almeno in parte l’accesso a
Internet. Ora aprite anche le orecchie. Noi lavoratori e noi cittadini non
siamo rimasti in silenzio e non resteremo in silenzio. Chiediamo giustizia.
Abbiamo delle rivendicazioni. Ascoltate il rumore dei nostri passi.
Ricordate
gli scioperi di migliaia di lavoratori. Ricordate le nostre grandi
manifestazioni nelle strade con slogan come: «Non vogliamo gli appaltatori» e
«Sussistenza e dignità sono nostri diritti fondamentali». Queste voci
rappresentano migliaia di lavoratori del settore petrolifero.
Insieme
ai lavoratori esternalizzati dichiariamo: torneremo alle proteste con ancora
maggiore forza.
Invitiamo
tutti i lavoratori di ogni settore dell’industria petrolifera ad ampliare le
mobilitazioni.
Consiglio
per l’Organizzazione delle Proteste dei Lavoratori Appaltati del Settore
Petrolifero
Khordad
1405 (tra 22 maggio e 21 giugno 2026)
Unità_contro_povertà_e_corruzione
Lavoratore_alza_la_voce_e_rivendica_i_tuoi_diritti
A cura di Ali Ghazinoori
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