Costruire ponti di fiducia, cooperazione e giustizia sociale

Cerco
qui di fare una recensione di otto articoli tra i più recenti di Laura
Tussi su FarodiRoma, recensione assortita di qualche commento più
personale.
Questi 8 articoli
costituiscono soltanto una piccola parte (circa un centesimo) degli
articoli di Laura Tussi pubblicati su FarodiRoma in questi ultimi anni
e, cio’ nonostante, investono già tutta una serie di realtà che
rappresentano le maggiori sfide che la nostra Umanità si trova a dover
affrontare.
Prima fra queste: il nucleare, nelle due versioni, ‘civile’ e militare, tra loro strettamente connesse. Qui l’autrice sottolinea il fatto che il nucleare è di ritorno, il che implica che l’insegnamento di tragedie spaventose come il bombardamento nucleare delle città di Hiroshima e Nagasaki da un lato e quelle delle catastrofi nucleari di Chernobyl e Fukushima dall’altro non viene affatto preso in conto dai leader politici attuali in Italia e nel mondo.
Ma
l’autrice non si limita a questa costatazione drammatica sul piano
tecnologico e militare: il suo approccio è molto più globale :
“La
battaglia contro le armi nucleari e quella contro il ritorno al
nucleare (civile) non possono essere separate da una più generale
critica del modello di sviluppo dominante. Di fronte alla crisi
climatica, alle guerre, alle crescenti disuguaglianze e alla
militarizzazione delle relazioni internazionali, occorre affermare con
forza che il futuro non appartiene all’atomo, ma alla pace, alle energie
rinnovabili, alla cooperazione tra i popoli e alla salvaguardia del
Creato.”
Ed ancora : “Ci si dimentica che la sicurezza autentica non si costruisce accumulando strumenti di morte sempre più sofisticati, ma edificando ponti di fiducia, cooperazione e giustizia sociale. Il vero disarmo deve quindi essere prima di tutto culturale e spirituale: un disarmo della mente che precede e rende possibile quello delle testate nucleari e delle armi convenzionali.”
Altri due articoli si focalizzano sul tema, essenziale e complesso, della “governance” :
Innanzitutto
la situazione di crisi delle Nazioni Unite, dove l’autrice esprime un
approccio che potremmo qualificare di “realistico”, in un mondo che si
sta orientando sempre più verso una configurazione multipolare :
“Le Nazioni Unite restano dunque indispensabili non perché siano perfette, ma perché costituiscono l’unico spazio universale in cui l’intera comunità internazionale può ancora confrontarsi. Difenderne il ruolo, contrastarne l’indebolimento e promuoverne il rinnovamento significa difendere la possibilità stessa di una convivenza pacifica tra i popoli.”
Inoltre
viene denunciata l’inadeguatezza della classe politica italiana ed
europea: “Il filo che unisce politiche sociali, ambiente e geopolitica
non è tecnico, ma culturale. È la progressiva difficoltà di una civiltà a
riconoscere ciò che la tiene insieme: la competenza, il limite, la
responsabilità, la trasmissione del sapere. È qui che il rischio diventa
strutturale: non la catastrofe improvvisa, ma la lenta perdita di
orientamento. E in questo vuoto, anche le scelte politiche più decisive —
dal welfare alla transizione ecologica, fino alla sicurezza
internazionale — tendono a diventare frammenti scollegati di una
strategia che non riesce più a pensare il futuro come progetto comune.”
E infine una sorta di conclusione che Laura esprime in prima persona :
Di fronte a una crisi che intreccia guerra, ambiente e disuguaglianze globali, non posso che ribadire una convinzione profonda: la nonviolenza non è una rinuncia, ma una scelta di lucidità estrema. Solo la ricostruzione dei legami spezzati, solo una cultura fondata sulla cura, sulla relazione e sulla responsabilità reciproca può impedire che la storia umana si chiuda in una forma di silenzio definitivo. In questa prospettiva, continuo a credere che l’Eros della vita — come forza di connessione e di resistenza alla distruzione — sia oggi l’unico orizzonte possibile per immaginare un futuro.
La mia conclusione è che Laura Tussi va molto ringraziata per questo suo sforzo instancabile e pedagogico nel provocare in ciascuno una presa di coscienza della gravità delle sfide che ci troviamo a dover affrontare e nel proporre delle ‘piste’ per delle strategie di resilienza e di costruzione di un futuro che sia veramente desiderabile per tutte e tutti.
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