La esponenziale e progressiva crescita delle spese militari

La esponenziale e progressiva crescita delle spese militari 



 
 Il Governo Meloni continua imperterrito ad accusare i burocrati di Bruxelles che, al contrario dei Governi, non devono rendere conto a nessuno delle proprie decisioni e forse per questo hanno perso il contatto con la realtà
Sono parole della Meloni nell'intervento alla Camera, soffermiamoci sul tema della difesa ove l'Esecutivo italiano ribadisce di avere rispettato gli impegni assunti in sede Nato "con il 2,8% del Pil investito in difesa e sicurezza". 
 
Se il dibattito è ancora in corso in merito alla possibilità di accedere ai prestiti europei del SAFE, è bene ricordare che il FMI parla esplicitamente di economie europee in crisi che, per sostenere le spese del riarmo, dovranno tagliare risorse al welfare e in particolare alla sanità e alla istruzione. Quando si è raschiato il fondo del barile si cerca riparo in tagli mascherandoli accuratamente per non trasmettere un messaggio alla cittadinanza: l'economia di guerra disinveste nel sociale, nelle pensioni e nelle dinamiche salariali, lo fa soprattutto quando i tassi di crescita dell'economia sono assai modesti, come ai nostri giorni, e nel frattempo sono state fatte fin troppe concessioni alle parti datoriali.
 
Le parole della Meloni ci dicono che l'Italia ha aumentato le spese militari, poi per i fanatici delle statistiche potremmo aprire un dibattitto se, e di quanto, sia stata superata la fatidica soglia del 2 per cento del PIL:.
 
Intanto il dato politico resta un altro ossia che il  Documento di Programmazione Finanziaria e di Bilancio (DPFB) dello scorso autunno parlava di aumento graduale della spesa per una cifra complessiva attorno ai 23 miliardi aggiuntivi in tre anni, in questo lasso di tempo sono stati approvati 78 programmi di riarmo riguardanti tutti i settori delle Forze Armate per una spesa di circa 37 miliardi di euro.
 

 
 

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