La guerra fa felice gli speculatori: e il costo della vita è sempre meno sotto controllo
La guerra contro l'Iran ha costi elevati sulla nostra economia e si presta anche ad operazioni speculative in ambito finanziario con un rincaro dei prezzi insostenibile.
Ci sono tuttavia alcuni aspetti significativi dei quali tenere conto ossia la perdita di posti di lavoro in alcuni settori civili, un aumento, ma non tale da compensare la perdita dei posti di lavoro a favore del comparto militare, e l'aumento dei profitti azionari di alcuni titoli
I vantaggi per azionisti e speculatori stridono con l'aumento del costo della vita, basti pensare la crescita di quasi il 30 per cento, record degli utili delle principali aziende quotate a Wall Street
La Difesa è il settore che cresce, molti altri invece decrescono e perdono posti di lavoro. Europa aziende come Leonardo e Rheinmetall vedono un balzo degli utili e degli ordini, le principali aziende Usa delle armi invece aumentano meno ossia del 12,7%.
In Europa profitti record (+48,4%) per le aziende petrolifere ma costi invece in continuo aumento per imrpese e famiglie
Il prezzo del carburante per aerei è quasi raddoppiato.
Su Il Fatto Quotidiano di domenica, troviamo un passaggio eloquente che si commenta da solo
Nell’eurozona la Bce stima che la guerra costerà 0,3-0,4 punti di Pil per la dipendenza energetica. Negli Usa l’inflazione galoppante peserà sui beni di largo consumo. A pagare sono le famiglie, colpite dai rincari di bollette, pieno e paniere della spesa, e le aziende che consumano energia, i cui margini sono erosi da extracosti e interruzioni delle forniture. Mentre interi Paesi rischiano la fame per carenza di concimi chimici, signori della guerra e speculatori brindano.
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