Da dove nascono le disuguaglianze economiche e sociali? Ce lo spiega l'Ufficio parlamentare di Bilancio
Da dove nascono le disuguaglianze economiche e sociali? Ce lo spiega l'Ufficio parlamentare di Bilancio
Un recente paper redatto dall'Ufficio parlamentare di bilancio (Nota-1_2026.pdf) analizza le retribuzioni dei lavoratori dipendenti del settore privato italiani a partire dagli anni Novanta fino ai nostri giorni, è forte la preoccupazione di comprendere le cause e le origini delle disuguaglianze sociali ed economiche imperanti.
Come nel caso delle pensioni e delle riforme previdenziali, come avvenuto con il sistema di tassazione esistono ragioni profonde per analizzare l'andamento delle retribuzioni che al cospetto dei paesi Ue presentano dinamiche e performances assai modeste. Quello che abbiamo sempre sostenuto, accolti da una dozzinale ironia, è che per almeno un trentennio le buste paga siano andate indietro, soggette a feroce erosione del potere di acquisto ma in diminuzione o sostanzialmente ferme quando invece andavano crescendo in altri paesi.
Le cause sono molteplici a partire dal sistema di calcolo degli aumenti contrattuali, il famigerato codice Ipca mai corretto nel tempo come del resto il sistema previdenziale. Una riforma pare sia per sempre anche quando i risultati prodotti risultano assai discutibili. I governi degli ultimi anni sono stati costretti ad ammettere la debacle salariale e le misure di sostegno al reddito, ai salari sotto varie forme, prima tra tutte la detassazione dei premi e la riduzione del cuneo fiscale. Ma la coperta diventa troppo corta sottraendo risorse al welfare , alla lunga i salari avranno delle piccole boccate d'ossigeno ma nel frattempo il welfare andrà in crisi.
L'Upb si limita ad analizzare i salari ossia le retribuzioni dei dipendenti privati nel periodo 1990-2018. e agli anni compresi tra il 2019 e il 2026, appura il declino delle retribuzioni lorde reali nel settore privato: tra il 1990 e il 2026 la retribuzione media si riduce del 6,6 per cento. La contrazione interessa soprattutto la parte bassa della distribuzione, dove il decimo percentile registra una diminuzione del 40,8 per cento, mentre il novantesimo percentile evidenzia un incremento del 3,3 per cento.
Erosione salariale soprattutto per le fasce sociali meno abbienti il cui impoverimento, esteso alla classe media, inizia a preoccupare anche i governanti.
Aggiungiamo, noi, che le cause di questa erosione sono molteplici e non possono limitarsi alla impennata della inflazione tra il 2021 e il 2024, dovremmo mettere in campo l'economia di guerra e la insostenibilità delle attuali regole per garantire equità sociale e tenuta dei salari.
In 30 anni le retribuzioni lorde reali aumentano del 16,5 per cento nell’industria e nelle costruzioni, mentre diminuiscono del 20,9 per cento nei servizi, le sperequazioni si accentuano tra la forza lavoro a tempo parziale e a tempo pieno, le disuguaglianze sono in crescita continua.
Ma tra le principali cause dobbiamo annoverare il sistema di tassazione, la riforma dell'Iperf che si accanisce sui redditi medio bassi beneficiano invece quelli elevati.
Se l'Upb arriva a queste conclusioni non si comprende per quale ragioni sindacati e forze politiche non siano mai arrivati a simili conclusioni rivendendo l'impianto delle loro arrendevoli politiche.
I bonus Irpef , gli sgravi contributivi non sono dunque serviti a salvaguardare i salari medio bassi sui quali gravano tasse elevate, il sistema previdenziale non prevede meccanismi perequativi di sorta a conferma che una volta effettuate delle scelte i vari Governi non sono stati capaci di valutarne gli effetti, i benefici (e per chi) , i costi economici e sociali.
La riduzione a tre aliquote fiscali è stato un colossale errore alimentato anche dalle ideologie liberiste che si sono impossessate delle centrali sindacali.
Come noto in letteratura, la redistribuzione operata dall’imposta dipende dalla progressività (misurata dall’indice di Kakwani) e dal livello del prelievo (misurato dall’indice di pressione, funzione dell’aliquota media). A parità di progressività, un’imposta con aliquota media più elevata redistribuisce di più; a parità di aliquota media, un’imposta più progressiva è più redistributiva. Nell’effetto di ciascun fattore sulla variazione della capacità redistributiva si distinguono dunque due componenti, riferite rispettivamente alla progressività e all’aliquota media.
Sono comunque le riforme fiscali a determinare l'aumento della capacità redistributiva, quelle avvenute sono sono state alla altezza delle aspettative.
Un intervento normativo dovrebbe anche prevedere dei meccanismi di equità e non pensare che la progressività dell'Irpef sia la panacea di tutti i mali specie se le aliquote fiscale si riducono a tre.
Gli interventi destinati ai redditi più elevati hanno invece seguito una logica classista riducendo la progressività e la aliquota media, a fini distributivi non hanno prodotto alcun beneficio, la progressività è andata riducendosi nel tempo
Al resto ha pensato la precarizzazione del lavoro, la diffusione del tempo parziale e l'aumento dei lavoratori poveri con un basso reddito e una pensione futura da fame. Aumentando la platea dei lavoratori poveri e in assenza di meccanismi fiscali e sociali di riequilibrio la società prodotta non poteva che essere meno equa del passato.
Per sostenere poi gli strumenti fiscali a sostegno ai redditi più bassi servirebbero risorse aggiuntive derivanti dalla tassazione dei grandi redditi da capitale, al contrario la risposta è stata alla insegna della moderazione salariale e di politiche fiscali accomodanti con i ricchi
Non funzionano allora le attuali regole in materia di welfare, pensioni e salari, il modello sociale e redistributivo non funziona a tale scopo, il carico fiscale ricade sulle classi medie , la tassazione differente tra gli autonomi e i dipendenti o i pensionati ha contribuito ad alimentare confusione. Davanti alla stagnazione salariale e ala precarizzazione del lavoro la risposta non potrà essere quella del pagare meno tasse ma di comprendere chi deve pagare le tasse in maniera realmente progressiva, quali saranno i meccanismi sociali e fiscali improntati a un efficace modello redistributivo partendo magari dall’allargamento della base imponibile e da un efficace contrasto alla evasione fiscale. Il documento dell'Upb dimostra le che politiche fino ad oggi intraprese non hanno prodotto i risultati sperati alimentando invece le disuguaglianze
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