TREAGEDIA O FARSA?
Coriandoli di elezioni parziali con l’aggiunta di una nazionale
di Tiziano Tussi
Da questa analisi escludo le elezioni in Russia, per ragioni che penso possano essere note. E poi la Russia non è Europa, quindi…. In Germania abbiamo avuto tre luoghi toccati da rinnovi amministrativi. In tutti e tre il partito della destra nazista, possiamo dire così, al di distinguo capziosi l’AfD, ha avuto grandi risultati.
Tranne che in capitale, a Berlino. Questo ci rende ancora una voltala differenza tra città e campagna, in senso lato. Così come ce la rende anche in Italia, in Francia, In Spagna. Pare che abitare in città, capitale, possa rendere l’analisi politica individuale più specifica meno rozza, rispetto ad altre persone che vivono in altri luoghi.
Almeno così è apparso in Germania. Anche in Svezia il risicato successo del centro sinistra, o come lo si vuole chiamare, è stato senz’altro trainato dal voto nelle città, rispetto a quello che proveniva da luoghi provinciali. Insomma, l’aria della città rende liberi. La città destino degli uomini, intitolava un vecchissimo libro di Wolf Schneider del 1961. Dovremmo dire che è così. Ma dovremmo anche dire che la memoria, la storia insegnano nulla agli uomini ingenerale.
Tragedie, uccisioni di massa, odo razziale verso altre popolazioni che praticano sovente altre religioni, non lasciano sul terreno nulla di utile, né di usabile. Pare che il passato non abbia incidenza sul presente e che sia quest’ultimo ad avere la meglio su ogni altra temporalità. Viene in soccorso il passaggio di George Orwell, 1984, sul tempo: “chi controlla il presente controlla il passato, ma chi controlla il passato controlla il futuro”. Quindi a questo punto dobbiamo prendere spunto dalla letteratura fantascientifica che ha capito quasi tutto sulla vita umana. Spesso in quel settore viene descritto chi vive in un presente totalizzante, con incursioni nel passato controllato e quindi con una capacità di controllare il futuro più o meno inventato in modo utile per calcoli vari. Insomma, non sono bastate all’Europa due guerre mondiali, tragiche nel 1900. Non sono bastate le uccisioni di massa di popolazioni che venivano pensate come pericolo totale per altre popolazioni più agguerrite. Si è creduto che facendo scomparire, sconfiggendo una dittatura o una situazione autoritaria si potesse vivere finalmente in modo civile.
A questo ha pensato Fukuyama con il suo La fine della storia (1992). A questo pensavano gli statunitensi che avevano scompaginato l’URSS. Senza controparte, noi, democratici, riusciremo a vivere meglio. Così non è. Noi democratici abbiamo a che fare sempre e comunque con un pensiero falsamente liberale e aperto. La chiusura a volte non sta nelle modalità in cui si esprimono i rapporti sociali più evidenti, masi nascondono nelle pieghe del potere. Qualsiasi esso sia. E le elezioni di queste ultime settimane hanno espresso questo enigma.
Situazioni intricate. Non basta uccidere il mostro stalinista per avere una vita felice nel giardino della democrazia. Guarda caso il mostro non era completamente mostro così come la democrazia non è completamente democratica. Occorrerebbe grande circospezione di studio per capirci un po’ meglio, un po’ di più. Il caos ha sempre contraddistinto il nostro vivere sulla terra.
Quello che sconvolge è la somiglianza dei fenomeni sociali.
Il nazismo lo si è visto all’opera solo 80 anni fa. Il comunismo burocratico solo circa quarant’anni fa. I due modelli di vita sociale sono stati sostituiti da una imitazione in peggio di entrambe. Le elezioni parziali in Europa lo stanno a dimostrare.
Vi sarebbe da capire fino in fondo cosa abbia voluto dire il fascismo, il nazismo e lo stalinismo, nella loro precisa collocazione temporale e storica. Forse uno studio più laico, meno fanatico, delle tre situazioni potrebbe fare risultare meglio la loro comprensione.
Ma lo studio costa fatica nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Nell’epoca dei social dove la commistione tra realtà e immaginazione e fantasia, si smarrisce nei loro rapporti.
Aspettiamo un eletto, Matrix, che ci salvi. Ma anche questo è ben poca cosa rispetto alla tremenda macchina del profitto ad ogni costo a livello mondiale. Una voglia di vincere, di essere vincenti, non importa come, ma importa l’esserlo. Avanti con la dimenticanza dello ieri, per l’esaltazione dell’oggi, del qui ed adesso. Come se questo scambio fosse alla lunga, ma anche nel medio periodo, conveniente, se non per pochi.
È nel passato che troviamo il sasso che siamo, scagliato nel futuro dalla fionda del presente.
Chissà quanti bambini ora si costruiscono le fionde per tirare i sassi, infondo se stessi, nel futuro?
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