Più bistecche per tutti
A pochi giorni dall'evento, definiamolo tale, in Piazza dei Cavalieri, lette le giustificazioni addotte da associazioni e politici, vogliamo dire la nostra indicando anche qualche soluzione. La cultura non è in vendita, per essere un bene comune deve tutelare la sua forza lavoro assicurandole trattamenti dignitosi
da CUB CULTURA
Sia lungi da noi meravigliarci che la piazza del Vasari sia trasformata nella location per una sfida all'ultimo braciere dove decidere quali siano le bistecche più buone. Non desta meraviglia l'uso turistico delle piazze o il loro utilizzo per promuovere brand e prodotti commerciali come avviene da anni: la nostra visione della cultura non è elitaria o legata alle città vetrina ma, al contrario di altri, serbiamo memoria del recente passato.
Ricordiamo quando la prima Giunta Conti impediva ai giovani di stazionare in Piazza dei Cavalieri mandando i mezzi della Geofor a bagnare i gradini della Normale e della Chiesa perchè nessuno potesse sedersi, brandivano lo scudo del decoro e della "sacralità" di una piazza trasformata in bivacco.
A guardare le immagini di questi giorni, anche la movida più rumorosa e caotica non ha raggiunto livelli del genere. Finita nel dimenticatoio la grottesca campagna securitaria no movida, oggi la Giunta Conti abbraccia il populismo becero a fini commerciali. Tra le tante iniziative da tenere in quel luogo (solo pochi giorni fa la bella rassegna organizzata da Comune e Scuola Normale) le braciate sarebbero state le meno indicate.
Non siamo elitari, lo ripetiamo, ma certe piazze meritano di meglio, dovremmo guardare con interesse alla città andando ben oltre la mera esaltazione della Repubblica pisana, del Gioco del Ponte e delle battaglie medievali. Un assessorato, quello alla cultura, che dimentica secoli di storia pisana: per la Giunta Conti non esiste la Pisa rinascimentale, seicentesca, ottocentesca o novecentesca.
E nella foga medievalista qualche banchetto in Piazza dei Cavalieri è forse il minimo, specie se alle obiezioni (ragionate) si risponde con la massima che le piazze vanno vissute e attraversate. Vorremmo che lo stesso ragionamento fosse esteso a tutti i luoghi pubblici chiusi o aperti per poche ore al giorno, dalla Biblioteca Sms che la sera potrebbe diventare sede di dibattiti e concerti fino alle biblioteche universitarie il cui orario di fruibilità incontra sempre maggiori contrazioni.
Vorremmo, una volta tanto, che si prendesse atto di come questa città non stia valorizzando il suo patrimionio culturale, a partire dal riconoscimento di salari e contratti dignitosi alla forza lavoro che tiene aperti musei e mostre. E da qui urge ripartire per una discussione che rimetta al centro i lavoratori, le lavoratrici della cultura e i luoghi della cultura, da rendere fruibili a tutti nelle forme appropriate e non per becere feste dal sapore elettoralistico
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