L'Italia resta in procedura di infrazione: ma non eravamo in procinto di uscirne?

 


L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil nel 2025 continua ad essere superiore al 3 per cento e quindi le previsioni che davano l'Italia al di fuori della procedura UE per deficit eccessivo sono state smentite ancora una volta dalla realtà.

Un anno fa il Governo spiegava che il 3,1% di deficit rinviava solo di pochi mesi il ritorno dell'Italia tra i paesi virtuosi, previsione invece dimostratasi errata come apprendiamo da fonti ufficiali visto che siamo rimasti praticamente fermi, come del resto ferma è la nostra economia.

Eppure, solo per fare un esempio calzante, tornare virtuosi avrebbe consentito all'Italia margini di spesa più ampi, le spiegazioni possono essere allora molteplici, la notizia è passata quasi sotto silenzio e con essa l'obbligo di ridurre il deficit strutturale di mezzo punto l'anno oltre alla riduzione della spesa netta.

A pochi viene in mente che l'Italia sia sostanzialmente ferma, che la sua economia non cresca e gli artifizi per guadagnare consensi impegnano risorse pubbliche per obiettivi elettoralistici come la riduzione di tasse e di bolli. La prossima legge di Bilancio dovrebbe aggirarsi attorno a 25 miliardi di euro tra tagli e nuove entrate, il mancato abbattimento del 3 per cento paradossalmente potrebbe salvare l'Italia dall'aumentare repentinamente le spese per energia e difesa anche se i fatti confermano che l'aumento degli investimenti per la guerra cresce costantemente in linea con gli obiettivi Ue e Nato. E quindi? Segnali incoraggianti per la ripresa dell'economia non si intravedono all'orizzonte



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