ELEZIONI QUA E LÀ IN EUROPA
ELEZIONI QUA E LÀ IN EUROPA
di Tiziano Tussi
da Gramsci Oggi
Elezioni qua e là in Europa. Ne vediamo due: quelle in Sassonia - Anhalt e quelle in Svezia. Impatti diversi e grandezze diverse ma con risultati simili per alcuni esiti. In Sassonia hanno vinto largamente i neonazisti di Alternative for Deutschland in Svezia il partito corrispondente dei Democratici svedesi (molto poco democratici) hanno comunque preso una quantità non indifferente di voti, più del 17%.
Al di là delle differenze tra i due partiti nei programmi, il richiamo ad una concezione di destra radicale, estrema e di odore stantio la dice lunga. Anche se in Sassonia vi sono circa due milioni di abitanti ed in Svezia circa 10 milioni, c’è ben poco da studiare per i due partiti, così come ci indurrebbe a fare Dino Cofrancesco, Professore emerito di Storia delle Dottrine Politiche dell’Università degli Studi di Genova sul numero de Il Secolo XIX dell’8 settembre. Titolo: Niente etichette, questi partiti vanno studiati. Nello scritto si mettono assieme citazioni filosofiche galoppando nei secoli per dire che “i fatti sono testardi”.
E che quindi a nulla valgono le tiritere ideologiche poiché cercano di definire, interpretandola, una situazione fattuale, che è lì di fronte a noi. Così come il successo di AFD (Alternative für Deutschland) e dei Democratici svedesi che dovrebbero essere solo “studiati”.
Cosa poi voglia dire studiare se non interpretare un fatto, almeno nel senso razionale di quella affermazione. Basterebbe leggere il primo capitolo di un aureo libretto, Sei lezioni sulla storia di Edward H: Carr (Einaudi) per capire come i fatti storici escano da una analisi che di fattuale, incistata in radici inamovibili, ha ben poco. I fatti storici vengono definiti dagli storici che sono di diversa appartenenza culturale e politica, quindi non d’accordo fra loro. Gli altri sono “fatti del passato” che non incidono finché qualche storico non li faccia vivere trasformandoli in fatti storici.
Si capisce poco cercare di capire perché i nazisti in Germania hanno ora tanto successo. E che lo siano, nazisti, basterebbe sentire i loro discorsi nel parlamento nazionale, e per quanto riguarda la Germania, ciò avviene dopo l’apocalisse causato dai loro nonni nazisti. Naturalmente nessuno dei due partiti si esprime reclamando una propria anima nazista. Al pari di altri contesti, quali il nostro Paese, dove non viene sottolineata l’imprimatur fascista da alcuni gruppi o partiti.
Ed anche questo poco si capisce dopo i disastri del ventennio di Mussolini. Ma le risposte saltano agli occhi: ignoranza, pressapochismo ideologico, insulsaggini culturali, luoghi comuni su questioni che meriterebbero maggior impegno, povertà culturale e materiale, lavori sottopagati ad esempio, mode sociali che sembrano liberatorie e che invece sono ancora prigioni dello spirito di Tiziano Tussi e del corpo. Fermiamoci qui. Basterebbe leggere, stesso quotidiano, stesso giorno, una intervista a Carlo Fidanza, Fratelli d’Italia al parlamento europeo, per capire che queste sono le questioni significative. Fidanza anche lui ci dice che i partiti, almeno quello tedesco, andrebbero studiati. Che si rifiuta di pensare che il “45% dei tedeschi sia nazista” e che quindi quel partito, nazista, ha fra i suoi elettori anche sinceri democratici, liberali. Che i proletari votano quel partito perché “spaventati dalla globalizzazione” e che non si “riconoscono nei “dogmi green che fanno chiudere le fabbriche di automobili”.
Come se il modello Ilva di Taranto fosse in effetti una fabbrica di purificatori d’aria. Certo sono un pó radicali, l’AfD, ma anche loro si modereranno quando saranno al potere e passeranno per le fasi da cui è passato l’MSI, Alleanza nazionale, Fd’I, in Italia. Così anche nel resto dell’Europa, facendo leva su un ottimismo che non lascia scampo e che vede l’Italia con il governo Meloni capofila di fenomeni politici internazionali.
Insomma, moderare per vincere. Evidentemente Fidanza non si è minimamente accorto degli intendimenti politici di AfD verso la cultura democratica tedesca di ieri e di oggi. Sarebbe sufficiente fare attenzione ai tentativi fatti da quel partito per mettere a tacere ancora una volta istituzioni come il memoriale di Bernburg dove sono stati gasati in periodo nazista migliaia di zavorre (ballast) sociali: down, epilettici, ciechi, sordi, schizofrenici o depressi, oppure diversi (Tonia Mastrobuoni, in Sassonia-Anhalt l’Afd punta a far dimenticare il nazismo: “Basta con arte e memoria”, La Repubblica 2 settembre 2026). Marc Lazar, intervista su La Repubblica del 15 settembre dice alla fine della stessa, per quanto riguarda le zavorre: “…l’economia ha bisogno dell’immigrazione.
Però deve anche avere una politica ferma nel contrasto a quella illegale, e non deve chiudere gli occhi quando emergono legami tra criminalità e immigrati. Perché come è noto, sono soprattutto i ceti popolari a subirne le conseguenze.” Questo si chiama certezza della pena che dovrebbe funzionare per tutti, anche per i cittadini europei dei paesi europei. Quando si delinque occorre rimediare con coercizioni e cultura. Un altro round sono state le elezioni in Meclemburgo-Pomerania e a Berlino, in Germania.
Altre votazioni amministrative parziali. Il risultato è stato simile al precedente. L’AfD in grande spolvero e gli altri partiti arrancano. Nel Land, invero molto poco abitato, poco più di 1.600.000 abitanti, il primo partito è, come in altri luoghi, quello di estrema destra. Anche qui vi sarà probabilmente un tentativo per escluderlo dal governo della regione. Mentre in controtendenza è il risultato di 14 Ottobre 2026 Attualità: Elezioni qua e là in Europa - Tiziano Tussi Berlino. Primo partito la sinistra, Linhke, guidata da una rappresentante di origine turca, almeno di famiglia.
Questa differenza di risultati la dice lunga sulle diversità che ancora sussistono tra provincia e capitale. La città, specialmente quando grande, si posiziona più a sinistra della campagna. Ciò risulta storicamente riscontrabile, non è cambiato molto nel corso del tempo. Pare che l’aria di città – nel medioevo si diceva che “l’aria del Comune rende liberi” – faccia capire diversamente dal pensiero agricolo i rapporti tra gli umani, della nazione e/o stranieri. Il posizionamento nelle contese elettorali sviluppa risultati diversi a seconda della fondazione geografica.
Possiamo dire che c’è ancora speranza che non tutti gli uomini e le donne che votano vengano a perdersi nelle loro capacità logico-razionali. E che quindi la città riesca a guidare un paese in modo civile. Almeno questo. Ma come al solito il discorso invece di chiudersi si riapre. In ogni caso almeno arrivare sino a questo bivio sarebbe già qualcosa, senza passare per scorciatoie invocate ma mai messe in atto: blocchi navali, pena di morte e simili.


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