La scuola è di tutti

di Tiziano Tussi  

da Gramsci oggi



Articolo 34 della Costituzione italiana: La scuola è aperta a tutti. Bella dichiarazione non fosse altro per l’apoditticità del suo dire. Ma poi nello specifico vi sono molti ostacoli al riguardo. Il decreto-legge ora in ambasce per l’applicazione, dopo essere stato circa 5 giorni dal suo apparire sulla scena del Consiglio dei ministri per avere la firma del Capo dello stato e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che è il via, da quel momento, di 60 giorni per la sua approvazione.

Si parla del tetto del 30% per gli alunni stranieri e alloglotti. Insomma, chi proviene da altro paese e non parla italiano. Questa cifra viene sfrondata dagli stranieri che parlano italiano e da stranieri che hanno frequentato con profitto (!) le classi della scuola precedente il livello di iscrizione. Per la prima elementare il profitto non serve dato che il requisito riguarda i due anni precedenti della scuola materna. Per gli altri livelli invece si parla dei tre anni di frequenza con profitto. 

Questi studenti non rientrano nel trenta per cento da considerare per ogni classe. È logico che così facendo si riduce drasticamente il numero di classi da smembrare. Ancora: lo smembramento deve essere il meno tragico possibile per gli studenti, si devono indicare gli istituti vicini a quelli della classe che cambia composizione. Se non si potrà fare così e se anche le altre scuole vicine sono nella condizione di avere più del trenta per cento di studenti da distribuire, scatteranno le deroghe, tutto come prima, anche nel caso che arrivi uno studente straniero in corso d’anno, facendo scattare il numero magico, deroga. Mentre il sistema dovrebbe partire il prossimo anno scolastico. 

Si capisce come il tutto si configuri come copertina di un block notes in bianco, insomma senza senso nella sua applicazione, ma con intenzione che vanno ricercate in altro luogo. Altra perla: le lezioni di taliano obbligatorie per i genitori degli studenti interessati al decreto, per evitare che la loro lingua madre impatti sulla nostra. Parrebbe questo un segno di lungimiranza mentre si configura come un segno identitario da perseguire obbligatoriamente dato che essere bilingue è soltanto una ricchezza per chi lo è, e siccome non si specifica la lingua ecco che conoscere una lingua che non si insegna a scuola, hindi, cinese, russo o arabo, o svedese e italiano, sia solo un bene. Ma questo al nostro legislatore non è passato per la mente.

 Tali lezioni per i genitori, che sono gratuite nel caso vengano frequentate, sono un costo in più per lo stato. Si sono indicati nei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA) il luogo adatto. Chi non ci va paga una multa. Possibile pensare che, se costretti, questi genitori potrebbero andarci senza interesse alcuno, oppure per motivi di lavoro, badanti ad esempio, non sarebbero in grado di frequentarli? Altra perla: divieto di indossare, per le femmine si intende, il Burqa ed il Niqāb.

Ora, il burqa ricopre l’intero corpo della persona, usato in Afghanistan ad esempio, mente il niqāb lascia scoperti gli occhi ricoprendo il resto, usato in diverse zone islamiche. Forse sarebbe stato meglio che qualcuno avesse detto a Meloni che questi due capi di vestiario non sono presenti nelle nostre scuole, se non in casi che dire eccezionali è dire poco. Forse ce l’aveva, Meloni, con lo Hijab che copre la testa, il collo, con le orecchie, ma lascia libero il volto. Impedire ad una ragazza di mettersi, in pratica, un foulard in testa sarebbe stato troppo ridicolo e quindi è uscita così il resto della dichiarazione.

Vi sono questioni di ordine di potere di stato che andrebbero meglio seguite e non lasciate da parte continuando a puntare sull’evanescente. Faccio solo un caso: Gaza. Lo dico perché consiglio ad ogni persona di andare a vedere Naza, che significa “danni collaterali”, il film ora in programmazione nelle sale. Agghiacciante. Dovrebbe essere di monito alla nostra inconcludenza come governo. I ministri dovrebbero vergognarsi della loro accondiscendenza con l’attuale governo di Israele invece che dire scempiaggini a ruota libera per cercare di coprire le schifezze che ci comprendono, ci toccano in prima persona. Naturalmente il riferimento è esplicito, si riferisce al nostro, diciamo così, ministro degli esteri ealle continue esternazioni che di ministeriale e di politica estera hanno nulla.■

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