Cinema, biblioteche, sale letture e teatri chiusi: la cultura ?
Giornata di lotta dei lavoratori e delle lavoratrici cultura e spettacolo che hanno attraversato le piazze di mezza Italia con diverse manifestazioni che hanno raccolto le proteste di un settore in crisi profonda con migliaia di contratti precari a rischio di conferma.
Il settore cultura da sempre si basa sulla precarietà perchè la stragrande maggioranza della forza lavoro non ha un contratto a tempo indeterminato, non mancano le collaborazioni, le partite iva, i lavori occasionali, i contratti a chiamata e gli stagionali.
Si è diffuso da tempo il preconcetto che la cultura sia sinonimo di precarietà, eppure il binomio tra cultura e turismo dovrebbe indurre a superare certi luoghi comuni.
Nel corso degli ultimi anni i tagli al Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) e alle spese per le attività culturali sono state rilevanti, magari presto scopriremo che si tratta di riduzioni della spesa dettate dalla Ue.Anche i contributi degli Enti locali non sono aumentati nel corso degli anni, sovente la manutenzione dei teatri spetterebbe a questi ultimi ma viene rinviata anno dopo anno. Le direzioni dei teatri sono diventate terreno di conquista per le coalizioni politiche che governano Regioni e Comuni, i loro interventi spesso sono stati fin troppo invadenti a discapito di quel vecchio principio, sul quale formalmente tutti concordano, della autonomia della cultura.
La forza lavoro nel settore culturale è variegata e difficile da quantificare ma in gran parte vive, con salari da fame, esistenze precarie.
Ma i luoghi di cultura sono anche luoghi di contagio? Stando ai dati no, un rapporto Agis documenta un solo contagio da Luglio a Settembre.
Cosa pensa di fare il Governo? Non si sa , intanto chiude tutto e spera di trovare i soldi per gli ammortizzatori sociali senza prima accertarsi che tutti i soggetti siano realmente beneficiari di aiuti stante le attuali normative.
La giornata di Venerdi' è stata sicuramente un segnale importante per mettere insieme una forza lavoro da sempre divisa e frammentata, politicizzata ma anche un po' troppo individualista. I mesi di pandemia hanno invece messo insieme questa forza lavoro rivendicando aumento dei contributi statali e degli Enti locali, rivendicando l'inserimento di alcune attività nel novero della pubblica istruzione, chiedendo il Reddito di emergenza, la fine della precarietà lavorativa, l'effettivo riconoscimento giuridico delle diverse figure professionali, la creazione dell’Intermittenza come in Francia , la sospensione degli affitti e delle utenze per le piccole e medie realtà che presto saranno costrette a chiudere i battenti senza moratoria\sospensione dei pagamenti.
Non basta rivendicare ammortizzatori sociali che nei mesi scorsi sono arrivati con il contagocce escludendo parte dell'intero settore, serve un cambiamento di rotta radicale perchè la cultura non sia associata alla precarietà lavorativa ed esistenziale, per ricostruire una tipologia di lavoro tutelata, per restituire dignità e sostanza ai finanziamenti statali e degli Enti locali
a cura del sindacato di base cub di Pisa
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