MANCO' LA FORTUNA MA NON IL VALORE? TRA RETORICA E IDEOLOGIA MANCA LA VERITA' STORICA

 

Mancò la fortuna, non il valore[1], è questo il motto con cui si ricorda la battaglia di El Alamein, sconfitta campale dell’esercito italiano e di quello tedesco da cui iniziò la loro disfatta in Africa. 


El Alamein si trova in Egitto, a metà degli anni cinquanta del secolo scorso venne costruito un Sacrario militare, con tanto di concessione per 99 anni, che ospita le spoglie di oltre 4600 caduti, de 5000 paracadutisti della Folgore spediti in battaglia si salvarono poche centinaia.  Parliamo di una battaglia del 1942, il sacrario che doveva essere una testimonianza contro la guerra (almeno nel clima politico e culturale post 1945) nel tempo è divenuto meta di viaggi nostalgici e di voli di stato pieni di politici. Cogliamo tra le righe un significato sinistro nell’epitaffio, uno sguardo nostalgico e revisionista alle avventure coloniali.

Per molti fu quella la battaglia fascistissima, la sconfitta cocente che si concluse con migliaia di morti e l’inizio della traversata inglese che libererà l’Africa dalle presenze degli eserciti fascisti e nazisti.

La celebrazione di El Alamein ha un significato politico ben preciso, a tal riguardo leggiamo cosa scrive una rivista on line

L’abnegazione, l’eroismo e la tenacia delle truppe italiane fu magnifico ma la propaganda post bellica italiana, tramite film e documentari menzogneri o, addirittura, macchiettistici, non rese mai giustizia ai nostri uomini che colà diedero quanto di più alto si possa, la vita, per la grandezza dell’Italia[2].

 

In questi giorni è in corso un autentico pellegrinaggio, un raduno con lancio di paracadutisti per omaggiare le vittime del 1942[3] che poi è occasione propizia per rafforzare l’adesione alle associazioni di reduci ed ex militari.

Da parte nostra il ricordo invece di una lettura storica e disincantata sulle avventure neo coloniali della seconda guerra mondiale a partire da quel  Italiani, brava gente? Un mito duro a morire (Neri Pozza, 2005) in cui l’autore, Angelo Del Boca, analizza il mito assolutorio di una paternalistica e benevola nazione coloniale smontando la retorica ufficiale sulle campagne di guerra del fascismo.

Mancò la fortuna ma indubbio fu il coraggio e l’eroismo di quei soldati, è questo il messaggio trasmesso dalla retorica di guerra dimenticando i soldati di leva mandati in battaglia in terre che non conoscevano, mal equipaggiati, con scarso addestramento, con armi già obsolete al cospetto di quelle inglesi, americane e tedesche. Non una parola spesa sull’inganno della guerra (consigliamo la lettura delle testimonianze dei contadini italiani inviati con l’inganno in Spagna a combattere conto la Repubblica e a fianco del Franchismo), sulle migliaia di morti, sulle conseguenze sociali e materiali della stessa, in molti commenti tratti da bollettini di ex paracadutisti trapela la rabbia verso una classe politica ignava che non avrebbe reso sufficiente onore a quei militari “caduti per la Patria”.  E quella rabbia per anni ha rappresentato il cemento di culture revisioniste, nostalgiche, dell’antipolitica e della ideologia di destra quando non hanno assunto altri connotati ad esempio la mera esaltazione di una presunta grandezza italica.

In queste narrazioni viene quasi sempre omesso un particolare rilevante: l’Italia combatteva a fianco del nazismo, aveva usato gas tossici e bombardamenti a tappeto contro la popolazione civile nelle terre al sole occupate in Africa. Di eroico troviamo ben poco nelle guerre coloniali, piuttosto intravediamo l’inganno ideologico e culturale con cui si sono mandati al fronte giovani ignari della guerra e di cui diventarono le vittime sacrificali. Scindere l’eroismo dal contesto storico, rinnovare fiducia e stima nel valore salvifico della battaglia militare sono retaggi di una cultura che nel tempo ha giustificato il fascismo, il colonialismo, le occupazioni militari e il grande inganno che trasforma i giovani in canne da cannone E oggi, con opportune rivisitazioni, questo presunto eroismo è funzionale al riarmo e ai processi di militarizzazione. Di questo, e non di altro, urge parlare contrastando amnesie, revisionismi storici e rimembranze acritiche e nostalgiche scisse dal contesto storico del tempo.



[1] epitaffio apposto il 1° luglio 1942 dai Bersaglieri del 7° Reggimento su un cippo di pietra nel deserto egiziano

[2] https://italiacoloniale.com/2019/09/12/sacrario-di-el-alamein-mi-sento-debitore-nei-confronti-di-coloro-che-qui-hanno-combattuto-e-perso-la-vita/

[3] https://www.congedatifolgore.com/it/el-alamein-ottobre-2026-lancio-con-due-c130h-militari-e-pellegrinaggio-sulle-postazioni-della-folgore/

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